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Soriano nel Cimino - A lanciare l'allarme è la cugina dello scrittore, Graziella Chiarcossi Cerami - Il problema sono i costi di manutenzione della struttura

La Torre di Pier Paolo Pasolini rischia di diventare una casa vacanze

di Daniele Camilli

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Soriano nel Cimino - Graziella Chiarcossi

Soriano nel Cimino – Graziella Chiarcossi

Soriano nel Cimino - Pier Paolo Pasolini nel giardino della Torre

Soriano nel Cimino – Pier Paolo Pasolini nel giardino della Torre

Soriano nel Cimino - Graziella Chiarcossi

Soriano nel Cimino – Graziella Chiarcossi

Soriano nel Cimino - La Torre di Pier Paolo Pasolini

Soriano nel Cimino – La Torre di Pier Paolo Pasolini

Soriano nel Cimino - La casa studio di Pier Paolo Pasolini

Soriano nel Cimino – La casa studio di Pier Paolo Pasolini

Soriano nel Cimino - La strada che porta alle cascate di Chia

Soriano nel Cimino – La strada che porta alle cascate di Chia

Soriano nel Cimino - La strada che porta alle cascate di Chia

Soriano nel Cimino – La strada che porta alle cascate di Chia

Soriano nel Cimino - Le cascate di Chia

Soriano nel Cimino – Le cascate di Chia

Soriano nel Cimino - La strada che porta alla Torre di Pasolini

Soriano nel Cimino – La strada che porta alla Torre di Pasolini

Soriano nel Cimino – “Tutto quello che ho proposto è andato a farsi benedire. Vorrei che la casa studio di Pier Paolo Pasolini diventasse un punto di riferimento culturale e fosse valorizzata dalle istituzioni. Prima di prendere decisioni drastiche, tipo vendere o farci una casa vacanze. Il problema è la manutenzione della struttura, la cosa più importante”. Salviamo la Torre di Chia. La Torre di Pier Paolo Pasolini.


Multimedia: La Torre di Pier Paolo PasoliniPier Paolo Pasolini nella casa studio di Chia – Video: La casa dove Pasolini visse i suoi ultimi anni


A lanciare l’allarme è Graziella Chiarcossi Cerami, cugina di Pasolini che nel comune di Soriano nel Cimino girò il film Il Vangelo secondo Matteo. Durante le riprese si innamorò del castello di Colle Casale e lo acquistò nel 1970, assieme alla Torre. Cinque anni prima di essere ucciso a Ostia, il 2 novembre 1975.

Oggi la casa rischia di essere venduta. A pochissimi chilometri di distanza Chia e le cascate. Qui la scena del Vangelo quando Gesù viene battezzato da Giovanni. Il borgo stesso qualche mese fa ha subito dei crolli. Ad aprile un muro dell’Ater, l’ente regionale case popolari, è crollato investendo e danneggiando alcune abitazioni. Una di esse è andata completamente distrutta.

All’ingresso della strada che porta alle cascate, ad accogliere le persone un cancello chiuso, monnezza e materassi buttati lì di lato chissà da quanto tempo. Non c’è nemmeno un cartello che indichi la strada per la Torre. L’unico, degno in qualche modo di questo nome, è un cartellone pubblicitario.

Graziella Chiarcossi, per lungo tempo docente di filologia romanza alla Sapienza, ha vissuto con Pasolini per tredici anni, dal suo arrivo a Roma nel 1962 fino alla morte, sposandone un allievo, Vincenzo Cerami, sceneggiatore della Vita è bella di Roberto Benigni e candidato all’Oscar nel 1999. Chiarcossi ha curato anche l’ultimo romanzo di Pasolini, Petrolio, scritto nella Torre di Chia, così come le Lettere luterane, e pubblicato postumo. È considerata infine l’esecutrice testamentaria dello scrittore. La sua famiglia è proprietaria del castello di Colle Casale aperto al pubblico nell’ambito di un’iniziativa delle rete delle dimore storiche promossa dalla Regione Lazio che ha dato la possibilità di visitare un centinaio di beni culturali in tutto il territorio regionale. Trentadue solo nella Tuscia.

“Il problema della casa studio – spiega Graziella Chiarcossi – sono i costi per la manutenzione dell’edificio. Ad esempio abbiamo problemi con l’università agraria che è padrona della strada. Ti accorgi poi che questa cosa è rotta, quest’altra non funziona. Insomma, c’è un problema di manutenzione. Gli steccati li ho fatti recentemente, per una questione di sicurezza. Mi sarebbe piaciuto anche poter organizzare degli eventi pubblici. Ma non è facile. Tutto quello che propongo va a farsi benedire. Anni fa avevo proposto pure l’apertura della Torre. Però mi hanno detto che siccome non c’è più niente di Pasolini, allora la cosa non è di interesse. Ma non è di certo colpa mia se hanno rubato tutto quello che c’era dentro”.

La signora Graziella è gentilissima. Accoglie le persone con grande affetto. Racconta la vita di Pasolini, mostra le foto e distribuisce alcune dispense sulla Torre. In giro per casa qualche foto del poeta e la vita di tutti i giorni. La cucina pronta per la colazione e il giardino con il bosco attorno. Ogni cosa è tenuta con cura. In ordine. Nel ricordo di uno dei più grandi intellettuali di sempre che qui ha vissuto e scritto le sue ultime opere. 

“Una persona riservata – così lo ha descritto la cugina – con molta pudicizia nei confronti delle persone. Veniva sempre qui alla Torre. Portava con se il lavoro. E mentre lui sistemava la casa, io e sua madre Susanna andavamo a Soriano perché lì si stava più freschi”.

Pasolini ha dato inoltre un contributo importante alla nascita dell’università degli studi della Tuscia. “Cerco sempre di avere contatti – dice Chircossi -. Volevo parlare con il rettore per vedere se si poteva continuare in qualche maniera il rapporto che Pier Paolo aveva con l’università. Ci teneva e voleva a fare delle cose con loro”.

Nel corso degli ultimi 40 anni, da quando lo scrittore è stato ucciso, la casa studio è stata utilizzata poco e niente. Se non come abitazione privata. “Ma anche i nipoti – confida la signora – si sono fatti grandi e a mala pena vengono per il fine settimana. Siamo riusciti ad organizzare qualche spettacolo con alcune associazioni del posto. Per un paio d’anni è stata infine affittata a uno sculture. Richard Lippold, uno dei grandi nomi della scultura astratta americana.

Ad un certo punto l’idea è stata pure quella di celebrare i matrimoni civili negli spazi del castello. “Lo avevo proposto al sindaco di Soriano Fabio Menicacci – ha concluso Graziella Chiarcossi -. Ma alla fine ha risposto picche. Mi ha fatto fare la richiesta e tutto quanto poi appena ho capito che la burocrazia mi avrebbe distrutto, ho chiuso tutto. Ma poteva essere una bella opportunità”.

Daniele Camilli


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2 novembre, 2018

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