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Tribunale - L'anziano, ex dipendente di un’azienda di trasporti, è accusato di violenza sessuale aggravata - La vittima a 15 anni ha tentato il suicidio

Abusa per cinque anni della figlia della badante, ottantenne alla sbarra

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Un'aula del Palazzo di Giustizia viterbese

Un’aula del tribunale

Viterbo – E’ entrato nel vivo il processo all’ottantenne accusato di pedofilia da una quindicenne che, dopo avere tentato il suicidio, ha raccontato gli abusi cui l’anziano l’avrebbe costretta da quando aveva 10 anni.  

Contatti orali e in un’occasione avrebbe tentato di andare oltre. Per spaventarla avrebbe minacciato la bambina: “Se lo dici a qualcuno, prima di picchio e poi ti faccio a pezzettini”.

E lei avrebbe taciuto con tutti per cinque anni. Nel frattempo ne sono passati dieci dalle prime sopraffazioni e il presunto orco, difeso dall’avvocato Giuliano Migliorati, è chiamato a rispondere dell’accusa di violenza sessuale aggravata davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone.

L’imputato è un pensionato viterbese, ex dipendente di un’azienda di trasporti, che aveva una settantina d’anni tra settembre 2008 e febbraio 2009, quando avrebbe messo le mani addosso alla bambina, figlia di una badante romena che, per problemi di lavoro, l’aveva affidata per un periodo a una connazionale, convivente del pensionato.

La vittima, oggi ventenne, ha riferito anche in aula degli abusi denunciati solo nel 2013, quando, ormai adolescente, tentò di togliersi la vita, in seguito a una telefonata del presunto aguzzino, mentre si trovava in Romania. L’uomo le avrebbe preannunciato che si sarebbero rivisti a Natale e che avrebbero potuto rifare “quelle cose”. Davanti ai giudici la giovane, che si è costituita parte civile al processo, ha confermato punto per punto gli espliciti approcci sessuali che avrebbe subito da parte dell’anziano. 

Mercoledì scorso è stato sentito, per l’accusa, uno dei poliziotti che hanno svolto le indagini. Il caso fu preso a cuore dal personale del nucleo anti-abusi della questura e subito segnalato ai servizi sociali del comune. L’adolescente fu affidata a una casa-famiglia e fu nominato suo tutore l’allora sindaco Leonardo Michelini, il cui nome è stato inserito nella lista dei potenziali testimoni. 

 


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8 dicembre, 2018

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