--
Caffeina-Stagione-Teatrale-580x60
    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

L'opinione del sociologo - Una riflessione inevitabile sulla questione di Tuscania

Depennare il nome di Gesù da una filastrocca è un atto di evidente ignoranza

di Francesco Mattioli

Francesco Mattioli

Francesco Mattioli

Tuscania – Rubricherei a mero atto di superficialità aver depennato da una filastrocca natalizia il nome di Gesù da parte di una maestra di Tuscania.

Superficialità e anche ingenuità, perché se poi nella filastrocca recitata all’appressarsi del Natale si citano la stella cometa, una giovane mamma, il bue e l’asinello, difficile pensare ad altro che al Bambin Gesù. Non è che l’immagine si possa, che so, estendere e applicare automaticamente ad una mamma intenta a proteggere il proprio neonato su un gommone di migranti sotto il cielo stellato d’Italia. A dei ragazzini di quinta elementare, per quanto oggi siano più disincantati di un tempo, la metafora andrebbe ampiamente spiegata e comunque potrebbe includere tranquillamente il caso di Gesù, anch’egli migrante in fasce tra Betlemme e l’Egitto…

Non conosco le motivazioni della scelta della maestra, per cui tento solo una riflessione di carattere generale su un episodio che puntualmente si ripete anche altrove, con più esplicite motivazioni ideologiche e con azioni ancor più vulneranti per i simboli cristiani del Natale.

Intanto, va precisato che la festività del Natale fa parte della nostra cultura occidentale e non è più di natura pagana. E’ vero che far nascere Gesù a dicembre (più probabile che sia accaduto in primavera) rievoca le celebrazioni della rinascita del sole, facilitando così il passaggio culturale dal paganesimo alla cristianità. Ma Albero o non Albero l’equazione fra Natale e Nascita di Gesù è ormai un fatto compiuto ed è semmai un certo ritualismo consumistico (tra panettoni, luci, renne e babbi natale in tuta rossa) ad attenuare la dimensione religiosa della festa.

Così, nulla vieta di celebrare il Natale come un festa laica magari targata Disney, ma di qui a cancellarne il referente cristiano ce ne corre. Specie se si cancella in modo così ingenuo, tanto da lasciare abbondanti tracce del presepe evangelico…

I motivi di questa abbozzata damnatio memoriae di Gesù, a volte estesa alla rappresentazione del presepe anche in forma recitata nei locali delle scuole, sono in genere due, per lo più in combutta fra loro.

Il primo, che la scuola è laica e non deve ammettere celebrazioni confessionali. Il secondo, per il rispetto delle convinzioni altrui, specie in termini di culture e religioni differenti.

In tal caso, occorre fare qualche precisazione.

La nostra cultura si è formata nel tempo, affonda le sue radici nel pensiero classico ed ellenistico e nell’etica giudaico-cristiana, due fondamenta senza le quali paradossalmente non si sarebbero affermati neppure i valori laici e persino laicisti dell’illuminismo, del liberalismo e del socialismo. Lo sosteneva (anche) Benedetto Croce, che era un laico. La dichiarazione dei diritti inalienabili dell’uomo, del 1948, si ispira ai valori dell’occidente, che sono in buona misura i valori della cultura europea e sono il riferimento etico che tutela oggi meglio di chiunque altro la dignità degli individui.

Alla dichiarazione non hanno aderito alcuni paesi totalitari dell’estremo Oriente e, soprattutto, numerosi paesi dove vige una religione di stato musulmana, tutti raccolti in una dichiarazione di Bangkok in cui si legge che per gli interessi dello stato può essere giusto sopprimere la libertà individuale. In tutta questa faccenda non riveste un ruolo secondario la figura di Gesù di Nazaret, che si consideri di natura divina o mero personaggio storico. Nel suo pensiero si ravvisa una cultura delle tolleranza, della responsabilità individuale, dell’amore per il prossimo che, a prescindere da come le chiese l’hanno applicata storicamente, oggi vale la nostra civiltà e più in generale la civiltà dell’uomo moderno del XXI secolo.

Depennare il nome di Gesù da una filastrocca può quindi essere un atto di ingenuo ideologismo, come credo nel caso in questione, ma anche di grave massimalismo e, soprattutto, un atto di evidente ignoranza.

Ignoranza della vera sostanza della cultura occidentale, letta in una riduttiva prospettiva confessionale e colonialista e combattuta in una angusta ed estremista visione anticlericale e anticapitalista.

Ignoranza della storia, della storia della cultura e delle dinamiche dei processi sociali, che procedono secondo meccanismi complessi e non a colpi di forbici o di bianchetto (non ci riescono neppure le dittature).

Ignoranza di qualsivoglia metodologia pedagogica perché non insegna la reciproca tolleranza ma la contrattazione strumentale della convivenza e lo sfregio delle identità collettive, svilendo il politicamente corretto a pratiche di dogmatismo di parte.

E, beninteso, ignoranza persino delle vere aspettative della maggior parte di coloro che portano qui da noi le loro culture migranti.

Buon Natale.

Francesco Mattioli

14 dicembre, 2018

    • Articoli recenti

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR