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Tribunale - Omicidio stradale - In aula la testimonianza di uno dei carabinieri intervenuti subito dopo lo schianto

“Nessuno dei passeggeri indossava la cintura di sicurezza”

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Sutri – (sil.co.) – Ubriaco alla guida si schianta contro le mura perimetrali della città di Sutri. L’impatto della vettura con la parete è così violento che si sfonda il vetro del parabrezza, scagliato lontano dalla vettura. E con la rottura del parabrezza viene scagliato fuori dall’abitacolo anche il passeggero seduto al fianco del conducente, la cui testa aveva mandato in frantumi il vetro, trovato già in fin di vita dai soccorritori. Vicino a lui, in ginocchio e in lacrime, l’amico che era alla guida. Ubriaco. 

Tre quarti d’ora dopo l’incidente, avvenuto verso le due e mezza della notte tra il primo e il 2 giugno 2016, il conducente aveva un tasso alcolemico di 1,84. I carabinieri della compagnia di Ronciglione, coordinati dal maresciallo Giuseppe Donato, lo hanno arrestato in flagrante per omicidio stradale. Il processo è entrato nel vivo ieri davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei proprio con la testimonianza del militare. 

Sul banco degli imputati un 32enne di Castel Sant’Elia che il 2 giugno 2016 ha addrizzato una curva, mentre era alla guida di una Opel Zafira, schiantandosi contro il muro di contenimento. Vittima un 41enne, mentre è rimasta ferita una  37enne, per cui l’uomo deve rispondere anche di lesioni.

Il tragico impatto è avvenuto mentre erano diretti sulla strada di Fonte Vivola, verso le due di notte, lungo la via Cassia in direzione Sutri centro. I tre, tutti d’origine romena, si sarebbero recati a Sutri per cercare l’ingresso a un parco tematico dove portare i bambini la domenica successiva.

Una scena drammatica quella apparsa ai soccorritori. L’auto era completamente distrutta e l’imputato, in evidente stato di ubriachezza, sorreggeva l’amico esanime, palesemente in fin di vita, che sbattendo la testa aveva mandato in frantumi il parabrezza. I sanitari del 118 sono accorsi con un’ambulanza, ma nonostante i disperati tentativi di rianimarlo è deceduto in pochi minuti a causa delle gravissime lesioni riportate alla testa quando è stato sbalzato a terra, volando fuori dell’abitacolo. 

“Nessuna delle tre persone che erano a bordo della vettura indossava le cinture di sicurezza”, ha spiegato il maresciallo Donato al pm Michele Adragna, sottolineando come tutti i passeggeri abbiano riportato lesioni e come gli airbag fossero scoppiati. 

L’autovettura fu sottoposta a sequestro mentre l’arrestato, dopo le formalità di rito, venne tradotto presso la propria abitazione in regime degli arresti domiciliari, a disposizione del pm Stefano D’Arma che pochi giorni dopo l’incidente ha ottenuto il via libera del gip al decreto di giudizio immediato.

L’imputato, che in base ala nuova normativa rischia una condanna a partire da un minimo di otto anni, al processo è difeso dall’avvocato Luigi Mancini. “Nessun dubbio sulla dinamica e nessun dubbio che il corpo sia stato sbalzato fuori dell’abitacolo”, ha spiegato Donato al difensore che gli chiedeva se fosse certo che il corpo del ferito non fosse stato estratto dalla vettura. 

Nonostante fosse completamente ubriaco, l’imputato era disperato: “Quando siamo arrivati noi, dopo una decina di minuti, era in ginocchio vicino all’amico, piangeva e si autoaccusava, dicendogli ‘mi dispiace, è stata colpa mia’. Si era reso conto di quello che era successo”, ha concluso il maresciallo. 

Il processo riprenderà il 2 luglio. 


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5 dicembre, 2018

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