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Tribunale - Orte - A processo per violenza sessuale un muratore quarantenne

Trascina una quindicenne in un cantiere e prova a violentarla…

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Viterbo - Il tribunale

Viterbo – Il tribunale

Orte – (sil.co.) – Trascina una quindicenne che stava tornando a casa da scuola in un cantiere e prova a violentarla, ma lei riesce a scappare.

Al via il processo per violenza sessuale a un muratore quarantenne di Orte difeso dall’avvocato Angelo Giuliani, sostituito ieri dal collega Giuliano Migliorati. I fatti risalgono al 13 maggio 2014.

La studentessa non si è più ripresa dallo shock. Ha perso due anni di scuola. Adesso che ha venti anni sta cercando di recuperare presso un istituto privato di Roma. Non vuole più uscire di casa da sola. Ed è tuttora in cura presso uno psichiatra.

Lo ha raccontato ieri la madre, una 38enne d’origine romena residente con la famiglia a Orte, la prima ad essere stata sentita dall’accusa durante la prima udienza del processo.

“Quel giorno mia figlia, sempre puntualissima, era in ritardo di una ventina di minuti. Ma non mi sono preoccupata, ho pensato che fosse in ritardo il bus da Civita Castellana. Quando è arrivata, è entrata con tutti i vestiti strappati e in lacrime, dicendo che era stato un operaio del cantiere vicino casa, che l’aveva trascinata dentro e aveva tentato di violentarla. Lei aveva 15 anni, ho pensato a un ragazzo. Mi diceva di un 18enne che le faceva la corte, ho pensato che fosse stato lui”, ha detto la donna al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone.

“Ho chiamato i carabinieri e mi sono precipitata al cantiere. Mi è morto un figlio, per me lei è tutto. Per cui ero fuori di me. Quando ho trovato sul posto soltanto un muratore, un uomo adulto, gli ho chiesto ‘dove sta, lo ammazzo’, mentre da dietro mia figlia mi urlava ‘è lui, mamma, è stato lui’. Lì per lì non capivo, poi ho perso ogni controllo. So solo che, se non fossero arrivati i carabinieri, non so cosa gli avrei fatto”, ha proseguito.

La versione della vittima, essendo minorenne all’epoca dei fatti, è stata cristallizzata nell’incidente probatorio, mentre la sua attendibilità è stata accertata attraverso una perizia.

“Mi aveva accennato, nei giorni precedenti, che l’uomo del cantiere quando passava si fermava, la fissava e poi la salutava. Voleva cambiare strada, ma io le dissi di non farlo, perché non aveva fatto niente di male”, ha poi spiegato la madre, in un crescendo di tensione. 

“Mentre la trascinava dentro per un braccio, le diceva ‘devi credermi, ogni volta che passi mi si addrizza, vieni che ti faccio vedere’. Le ha detto che sapeva che era una prostituta. A mia figlia, che a venti anni è ancora vergine. Poi le ha fatto vedere il pene in erezione e ha provato a farglielo toccare”, ha detto, confermando punto per punto la versione fornita quattro anni fa dalla figlia durante l’incidente probatorio. 

“All’epoca studiava a Civita Castellana e andava tutto bene, poi ha perso due anni, ora sta tentando di recuperare in una scuola privata di Roma ed è tuttora in cura da uno psichiatra, con farmaci molto forti”, ha concluso. 

Il processo riprenderà il 3 aprile e per quel giorno, salvo imprevisti, ci sarà anche la sentenza.

6 dicembre, 2018

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