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Tribunale - Quattordici le vittime che si sono costituite parti civili - Sfilano davanti al giudice i primi nove testimoni dell'accusa

Corso fantasma per operatori sociosanitari, finta dottoressa alla sbarra

di Silvana Cortignani
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Viterbo - Il tribunale

Viterbo – Il tribunale

Viterbo – Corso fantasma per operatori sociosanitari, finta dottoressa alla sbarra. Quattordici le vittime che si sono costituite parti civili. Hanno perso in media circa 2500 euro a testa nella speranza di un posto di lavoro alla Asl. Il falso medico, in realtà, è una parrucchiera. 

Davanti al giudice Giovanni Pintimalli con l’accusa di truffa aggravata una 43enne, all’epoca residente a Montefiascone, che tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015, spacciandosi per un medico del servizio di igiene pubblica della Asl di Viterbo, vantando influenze all’interno dell’azienda sanitaria, è riuscita a scucire dalle vittime somme attorno ai 2500 euro ciascuno per un inesistente corso che avrebbe dovuto garantire loro l’ingresso lampo nel mondo del lavoro in ambito sanitario.

Quattordici le vittime che si sono costituite parte civile con l’avvocato Angelo Di Silvio, più altre che compaiono nel processo come semplici parti offese. Ieri il giudice ha ascoltato i primi nove testimoni dell’accusa, tutti caduti nella trappola della finta dottoressa. L’imputata, attualmente titolare di un salone di bellezza fuori provincia, in aula non c’era.

I testi hanno raccontato di come la mattina del 15 gennaio 2015, alle 7,30, si siano trovati alla Cittadella della salute, per l’inizio di un corso per Operatori socio sanitari (Oss) per il quale, a quanto era stato loro detto, avrebbero potuto, alla fine, vedersi trasformare il contratto sottoscritto in un rapporto a tempo indeterminato.

Invece niente. Volatilizzata la dottoressa, con cui avevano appuntamento, hanno scoperto in breve che né al quarto piano, né altrove erano in programma corsi e che la carta intestata della Asl era simile ma farlocca. Alcuni degli aspiranti corsisti, infuriati, aspettarono l’imputata sotto casa, dove assieme al compagno la donna, forse per prendere tempo, avrebbe negato l’evidenza, insistendo nel dire che il corso si sarebbe fatto. 

La finta dottoressa, nel promettere posti di lavoro sicuri alla Asl, si sarebbe presentata con tanto di camice e di targhetta. A una delle aspiranti corsiste, afflitta da una sciatalgia, avrebbe perfino fatto un’iniezione. Con sé avrebbe avuto la tipica borsa di pelle rigida coi manici da medico, dotata di stetoscopio, sfigmomanometro e colma di medicinali. 

“Ci penso io a farvi lavorare”, avrebbe detto l’imputata agganciando persone disoccupate. In otto, invece, si sarebbero licenziati in prospettiva di una sistemazione migliore, lasciando anche posti a tempo indeterminato. “Lavoravo lontano da casa e lei mi ha detto che facendo quel corso mi sarei potuta riavvicinare, che il lavoro sarebbe stato a Viterbo”, ha detto una delle vittime. 

Il processo riprenderà il 20 marzo con gli ultimi due testimoni dell’accusa.

Silvana Cortignani


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25 gennaio, 2019

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