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Tribunale - Quattro compaesani si sono costituiti parti civili - La sua specialità sarebbero state le volture delle utenze elettriche e telefoniche - Tra le vittime un carabiniere

Manda camionate di mobili agli odiati vicini, superstalker alla sbarra

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L'avvocato Luca Nisi

Il difensore Luca Nisi

Graffignano – Perseguita i compaesani, superstalker a processo.

A una delle vittime avrebbe fatto recapitare un carico di mobili che non aveva mai acquistato, giunti davanti a casa a bordo di un capiente camion di Mondo Convenienza. 

Sul banco degli imputati un giovane di Graffignano, residente nella frazione di Sipicciano, pluridenunciato dai suoi compaesani, difeso dall’avvocato Luca Nisi, a carico del quale si sono aperti più procedimenti. L’ultimo, ieri, davanti al giudice Silvia Mattei, per stalking, in cui si sono costituiti parte civile ben quattro vicini di casa, assistiti dall’avvocato Alfredo Trotta.

Contro l’imputato pende, in un altro procedimento, anche l’accusa di avere profanato le tombe dei cari estinti delle sue vittime al cimitero, colorandole con della vernice verde. 

Tra le parti civili anche un carabiniere che tra il 2012 e il 2016 ha sporto ben venti denunce per una sessantina di episodi.

Il movente, secondo il militare, è stata una sua testimonianza contro l’imputato, quando fu arrestato e processato per avere picchiato la madre, mandandola in ospedale.

“Abitiamo di fronte. L’ho visto crescere fin da bambino. Ebbene, due ore dopo che ero tornato dal tribunale di Montefiascone – ha detto l’uomo – mi sono cominciate ad arrivare telefonate, 150 da pomeriggio a sera, tutte mute, tranne una in cui lui, ho riconosciuto al 100 per cento la voce, mi diceva ‘hai voluto testimoniare, ora sono cazzi tuoi’. Mi ha spedito a casa il camion pieno di mobili di Mondo Convenienza, tre volte è venuto il furgone dei tecnici del telefono per farmi la linea nuova”.  

Il difensore Luca Nisi ha messo in discussione il riconoscimento della voce. 

La sua specialità sarebbero state le volture delle utenze telefoniche e della corrente elettrica.“Ha fatto oltre duecento volture elettriche e telefoniche a mio nome, è arrivato anche ad attivarmi servizi non richiesti sul cellulare dell’arma di servizio. Ormai i gestori mi telefonavano prima per sapere se ero stato io o altri. Abbiamo fatto i tabulati e sono state depositate le registrazioni delle telefonate fatte dal giovane alle compagnie per chiedere contratti a mio nome”, ha proseguito, raccontando un incubo. 

Peggio è andata a un anziano di Sipicciano, preso di mira quando la moglie oltretutto era allettata in casa con un male incurabile.

“Mi hanno staccato la corrente decine di volte, alla fine non sapevo più a chi rivolgermi, con mia moglie malata a casa senza elettricità, per cui immaginate cosa possa essere stato. Ogni volta che staccavano la luce, per chiarire, passavano giorni. Ogni volta il cibo nel frigorifero e nel congelatore finiva nel secchio”, ha raccontato il poveretto, secondo il quale il movente è stato il divieto al giovane di continuare ad accedere alla sua casa di campagna, perché a un certo punto della vita, dopo la morte del padre, a detta del testimone che lo conosceva da bambino, non si sarebbe più comportato bene. 

Il processo è stato rinviato al 21 giugno per la sentenza. 


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23 febbraio, 2019

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