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Viterbo - L'Unione sindacati di polizia penitenziaria sul servizio della trasmissione "Popolo sovrano" e le dichiarazioni di Danilo Primi

“Il dirigente non intendeva affatto giustificare azioni contrarie alla legge”

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Popolo Sovrano - Il programma di Rai2 su Mammagialla - Danilo Primi

Popolo Sovrano – Il programma di Rai2 su Mammagialla – Danilo Primi

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – In relazione alle improvvide dichiarazioni rilasciate dal dirigente sindacale di questa federazione in servizio a Viterbo alla trasmissione “Popolo sovrano” andata in onda il 28 febbraio, atteso che durante l’intervista nella quale correttamente lo stesso dirigente in particolare ha ben evidenziato le criticità che affliggono la struttura penitenziaria in questione, segnalando espressamente le difficoltà determinate dalla grave carenza di personale, l’alta percentuale di detenuti problematici in assenza di apposita sezione per soggetti con problematiche psichiatriche cui si aggiunge la carenza di personale specializzato, sono state fornite dichiarazioni fuorvianti e decontestualizzate dal generale intervento fatto dal proprio sindacalista, con la presente si ritiene di dover intervenire per precisare che il senso delle parole usate dallo stesso è stato eccessivamente travisato.

A riguardo, premesso che il dirigente in questione tra i suoi colleghi di Viterbo è tra i più stimati appartenenti al corpo, essendo stato sempre protagonista di battaglie rivendicative in favore del personale ivi in servizio i quali lo hanno visto ottenere molti risultati positivi rispetto al benessere professionale e personale dei colleghi e che nelle proprie dichiarazioni ha sempre difeso tutti gli agenti ivi in servizio, fermo restando la fiducia espressa nei confronti della magistratura inquirente per le indagini relative a fatti, dallo stesso definiti spiacevoli e da evitare, quali l’estremo gesto di detenuti che il personale non riesce a salvare, ciò che rileva è che nelle sue parole, sicuramente egli non intendeva affatto giustificare azioni contrarie alla legge ne tanto meno contrarie all’ordinamento penitenziario che in materia di “uso della forza” tracciano espliciti e ineludibili limiti rispetto ai quali la risposta ad azioni violente deve essere sempre proporzionale all’offesa. Vieppiù che preme ricordare che gli agenti di polizia penitenziaria operano nelle sezioni detentive letteralmente “a mani nude” e che per quanto la loro azione di contrasto di azioni illegali poste in essere da detenuti facinorosi viene svolta solo limitatamente al ripristino dell’ordine e della sicurezza interna e mai gratuitamente e, si ribadisce, tanto meno al di fuori dalle regole e nel rispetto dei propri compiti istituzionali sanciti dalla Costituzione.

Come anche sottolineato dal sottosegretario Luigi Ferraresi intervenuto dopo la fuorviante intervista all’unico dirigente sindacale che ci ha messo la faccia per evidenziare che in quel carcere occorre attuare un piano straordinario di riequilibrio anche delle azioni a contrasto di chi vuole essere fuori dalle regole, le criticità penitenziarie sono dovute a molteplici fattori e perdurano da anni, non certo attribuibili a chi evita che implodi la sicurezza e la legalità negli stessi prendendosi ogni giorno aggressioni violente e ingiurie psicologiche di una efferatezza indescrivibile, nonostante ciò continuando ad essere un baluardo della certezza della pena con tutta l’umanità possibile.

E’ facile sparare a zero su chi ogni giorno nel silenzio assordante di chi ha la responsabilità di rendere umano il trattamento penitenziario, dimentica le vite che vengono salvate ricordandosi solo degli casi in cui è inevitabile che si verifichino tragedie come quella di un suicidio, più complicato trovare chi politicamente, istituzionalmente e legislativamente metta in atto azioni risolutive per stabilizzare il sistema penitenziario. Tanto per riportare nell’alveo della correttezza le dichiarazioni fatte dal proprio dirigente che, ne siamo certi, non voleva dire ciò che ha detto, ma solo testimoniare come tra agente e detenuto si crei anche un rapporto paternalistico in cui all’offerta di comprensione e di sostegno in assenza di personale specializzato, l’agente deve coniugarvi anche la fermezza nel rispetto delle norme comportamentali.

Uspp – Unione sindacati di polizia penitenziaria


 –  “Il carcere dei suicidi sospetti”


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2 marzo, 2019

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