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Convenzione carcere-tribunale - Illustrati altri progetti di lavori di pubblica utilità a favore del territorio - A Mammagialla, intanto, i reclusi producono germogli, olio d'oliva e miele

Dopo il palagiustizia, detenuti giardinieri anche alla basilica di Santa Rosa…

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Tribunale - Il rinfresco offerto dal carcere per la convenzione con Mammagialla

Tribunale – Il rinfresco coi prodotti del carcere

Tribunale - La preparazione del rinfresco coi prodotti del carcere

Tribunale – La preparazione del rinfresco coi prodotti del carcere

Tribunale - Il rinfresco offerto dal carcere per la firma della convenzione dei detenuti giardinieri

Tribunale – Gli ingredienti del rinfresco sono prodotti a Mammagialla

Tribunale - Il rinfresco offerto dal carcere per la firma della convenzione dei detenuti giardinieri

Tribunale – Tante tartine coi germogli della serra del carcere di Viterbo

Tribunale - Il rinfresco offerto dal carcere per la firma della convenzione dei detenuti giardinieri

Tribunale – Le tartine viste da vicino

Il direttore del carcere Pierpaolo D'Andria

Tribunale – Il direttore del carcere Pierpaolo D’Andria

Tribunale - La dg Asl, Daniela Donetti e la presidente Maria Rosaria Covelli (a destra)

Tribunale – La dg Asl, Daniela Donetti e la presidente Maria Rosaria Covelli (a destra)

Tribunale - Magistrati

Tribunale – Magistrati viterbesi alla presentazione della convenzione

Siglata in tribunale la convenzione con il carcere di Mammagialla

L’aula di corte d’assise gremita di pubblico

Viterbo – (sil.co.) – Senape gialla e trifoglio rosso. Sono i germogli crudi  che hanno fatto da inediti ingredienti al rinfresco offerto ieri in tribunale grazie agli otto detenuti che lavorano nella serra riscaldata interna al carcere di Mammagialla, per festeggiare la firma della convenzione che vedrà due reclusi all’opera come volontari nella cura dei giardini del palazzo di giustizia. 

Una data storica il 25 marzo 2019, giorno della presentazione della convenzione per lo svolgimento di attività di volontariato da parte di detenuti della casa circondariale di Viterbo al palazzo di giustizia. 

In primavera le produzioni  della struttura vivaistica, cui stanno per aggiungersi altri due reclusi, saranno presenti con uno stand a San Pellegrino in fiore e in estate a Caffeina, mentre a dicembre è previsto un mercatino di Natale. È in corso di pubblicazione, inoltre, un vademecum sull’utilizzo dei germogli crudi. Sono i primi frutti del progetto “Semi Liberi”, presentato ad aprile dell’anno scorso dall’amministrazione carceraria con l’associazione Orto (Organizzazione recupero territorio e ortofrutticole) presieduta da Marco Di Fulvio.

Sempre a Mammagialla, quattro detenuti (ai quali se ne stanno per aggiungere altri due) coltivano 200 piante di olivo, per le quali vengono effettuati in carcere corsi di potatura. L’anno scorso sono stati prodotti 300 litri di olio extravergine, venduto al personale della casa circondariale. Da ben dodici anni, invece, si produce dell’ottimo miele. 

Nel frattempo due detenuti saranno impiegati gratuitamente come giardinieri nella manutenzione delle aree verdi del palagiustizia. Si tratta di due detenuti di media sicurezza, il cui rischio evasione è azzerato, anche se saranno sottoposti a vigilanza. Alla formazione e alle attrezzature ci ha pensato Confagricoltura Viterbo e Rieti.

“Abbiamo mandato i nostri collaboratori con cui formiamo i dipendenti in carcere, dove hanno tenuto un apposito corso di otto ore per quindici detenuti, i primi due dei quali sono stai poi selezionati una volta acquisito il ‘patentino’. Tutti hanno seguito un corso di formazione e addestramento per l’utilizzo di motosega e decespugliatore, attrezzature che provvederemo sempre noi a comprare”, ha spiegato il presidente Giuseppe Ferdinando Chiarini.

Le prestazioni lavorative sono su base volontaria e gratuita. Si tratta di lavori di pubblica utilità.

“Proprio a causa della mancata remunerazione, che ai detenuti serve spesso per sostenere la famiglia, l’anno scorso il progetto ha subito una empasse. Poi abbiamo trovato una formula mista, lavoro esterno remunerato e lavori di pubblica utilità. Ed è solo l’inizio”, ha spiegato ieri in tribunale il direttore della casa circondariale Pierpaolo D’Andria.

“Tra gli altri, c’è un progetto con suor Francesca Pizzaia, la madre superiora delle alcantarine della basilica di Santa Rosa, che hanno bisogno di un aiuto per curare il verde del monastero”, ha tenuto a sottolineare, ricordando anche altri progetti con il contributo del volontariato e del territorio, dal piano di prevenzione delle condotte suicidarie con la Asl al progetto “Cambiare dentro” presentato l’8 marzo e rivolto agli stalker, alla riabiltazione dei sex offenders al sostegno della genitorialità in carcere con la Ludoteca delle farfalle.


– Giardini del palagiustizia, ci pensano i detenuti


Il discorso della presidente del tribunale Maria Rosaria Covelli

C’è una trama costituzionale che riguarda la libertà personale, diritto inviolabile e pietra angolare dell’ordinamento e, all’interno di questo principio, dettando una serie di specifiche garanzie, la situazione di coloro che si trovano in condizione di limitazione giustificata della libertà personale: mi riferisco agli artt. 13, 24, 27 della nostra Costituzione.

In particolare, l’art. 27 della Costituzione è finalizzato a recuperare alla comunità sociale colui che ha violato il patto sociale, e a prevenire comportamenti di ripetizione del reato.

II Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria proprio con l’obiettivo di dare attuazione alle prescrizioni costituzionali, trasfuse nell’ordinamento penitenziario, è da tempo impegnato nella promozione e organizzazione dell’attività lavorativa da parte dei detenuti anche in collaborazione con soggetti pubblici e privati.

Il lavoro, d’altronde, svolge un ruolo cruciale nel percorso riabilitativo e di reinserimento sociale, esprime le attitudini della persona, stimola all’impegno quotidiano del fisico e della mente e sensibilizza al valore della legalità e al rispetto degli altri.

II “respiro della speranza” di cui ha parlato papa Francesco nel “Giubileo dei carcerati” del 2016 non può mai essere soffocato. Chi sbaglia violando la legge ha diritto ad un percorso di ravvedimento. “La speranza è tensione verso il futuro per trasformare la vita”. trasformare la vita”

Tutto ciò va collegato a un altro fondamentale valore, di rilievo costituzionale che con questa convenzione abbiamo pure inteso perseguire, quello della solidarietà. L’art. 2 della nostra Costituzione riconosce e garantisce i diritti fondamentali e inviolabili della persona, ma altresì “richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. 

Vorrei sottolineare quella che è una particolarità della convenzione. Essa costituisce una delle poche attuazioni dell’art. 20 ter del’ordinamento penitenziario che appunto prescrive che i detenuti possono chiedere di essere ammessi a prestare la propria attività a titolo volontario e gratuito nell’ambito di progetti di pubblica utilità tenendo conto anche delle specifiche professionalità e attitudini lavorative – da parte di un ufficio giudiziario.

L’attività lavorativa di volontariato e gratuita che appunto si fonda sulla volontarietà, sull’acquisizione di professionalità, sulla temporaneità ed è inserita in un più ampio percorso volto al reinserimento, avrà – nella specie – ad oggetto la cura, la manutenzione, il decoro delle aree esterne del palazzo di giustizia e ognuno dei firmatari ha fatto e farà la sua parte.

Un particolare ringraziamento al direttore D’Andria che ha immediatamente dato impulso all’iniziativa, al presidente di Confagricoltura Chiarini che ha fatto organizzare i necessari corsi di formazione per l’acquisizione di professionalità da parte dei detenuti e in prescrizioni sulla salute e sulla sicurezza e che ha donato le attrezzature per svolgere l’attività, al rettore Ruggieri che con i suoi docenti collaborerà per progetti di attuazione della sistemazione delle aree e del verde e al presidente del consiglio dell’ordine degli avvocati, all’epoca l’avvocato Luigi Sini e ora l’avvocato Marco Prosperoni che tanto si sono i munira i “giardinieri” della necessaria copertura assicurativa. 

Spero che questa sperimentazione sia solo l’inizio di altri condivisi progetti a tanto finalizzati. 

Maria Rosaria Covelli

 


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26 marzo, 2019

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