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Tribunale - Viterbo - Imputati anche la madre e il padre di uno dei due giovani - Anche i genitori avrebbero preso parte alla colluttazione

Vengono alle mani per un lampadario, studenti a processo

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Viterbo – Lite tra coinquilini finisce in colluttazione.

A processo un ragazzo che avrebbe aggredito un altro giovane con il quale nel 2014 condivideva, per motivi di studio, un appartamento a Viterbo. Imputati, insieme al giovane, anche la madre e il padre per aver preso parte alle lite, avvenuta nel cortile condominiale di un palazzo in zona Murialdo.

Tutti e tre gli imputati devono rispondere di lesioni. Il coinquilino aggredito non si è costituito parte civile, ma è solo parte offesa.

In aula ieri sono stati ascoltati vari testimoni tra cui una ragazza che all’epoca dei fatti ha vissuto per qualche tempo nell’appartamento del Murialdo, appartamento di proprietà degli imputati. Al termine delle testimonianze il giudice Gaetano Mautone ha rinviato il processo al 17 maggio per ascoltare gli imputati e per la discussione. 

Il fatto risale al novembre 2014 quando nel cortile condominiale di un palazzo inizia una lite tra due ragazzi che finisce per coinvolgere anche i genitori di uno dei due. Alla base del litigio la rivendicazione da parte di uno dei due giovani, quello che è parte offesa, di un lampadario. Un oggetto che il ragazzo non poteva facilmente recuperare in casa perché, per via di precedenti dissidi con l’imputato, aveva già restituito le chiavi dell’appartamento. La lite però dopo qualche minuto sarebbe sfociata in una colluttazione. 

A raccontare i fatti in aula è stata una ragazza che ha condiviso per qualche tempo l’appartamento con i due litiganti. “Tra i due c’è stata una discussione movimentata, iniziata nel cortile condominiale e continuata poi in strada – ha detto in aula la teste -. Litigavano per un lampadario, la vittima voleva riprendere l’oggetto dall’appartamento perché diceva che gli apparteneva. Stavano urlando. Oltre a noi, c’era mia madre e il padre e la madre dell’imputato”.

Dalle urla si sarebbe poi passati alle mani. “Ho visto l’imputato e il padre correre verso l’altro ragazzo – ha detto la ragazza -. Io mi sono messa in mezzo per fermarli, ma mia madre mi ha allontanato. Ho visto la vittima mettersi le mani in faccia. Insomma sono venuti alla mani, ma non vedevo bene perché erano di spalle”.

Ascoltato anche un abitante del palazzo che avrebbe visto un ragazzo cercare di entrare con la forza all’interno dell’androne e un’altra persona, il padre dell’imputato, intento a bloccargli il passaggio. Stando alla testimonianza, nel tentativo di aprire la porta il ragazzo avrebbe fatto cadere a terra una donna. Il teste non ha saputo riconoscere chi fosse la donna, ma per la difesa la donna a terra sarebbe stata la madre dell’imputato.

Sentiti anche altri due testimoni che, lavorando in un’attività vicino al luogo della colluttazione, hanno visto la lite e sono intervenuti per calmare la situazione. “Si azzuffavano fuori il palazzo. All’inizio ho sentito le urla – ha riferito il primo testimone in aula -. C’è stata una rissa ed è intervenuto pure il padre dell’imputato. Si sono azzuffati in tre. Ho visto il ragazzo, che è parte offesa, sanguinare dal volto”.

L’altro teste, anche lui dipendente dell’attività al Murialdo, ha confermato la rissa fuori il palazzo, aggiungendo che: “La mia sensazione è che a prenderle fosse stata la parte offesa e mi sembra che il ragazzo aggredito perdesse sangue dal naso”.

Anche un altro ragazzo è stato ascoltato in aula. Il giovane ha riferito di un episodio in cui si trovava nell’appartamento del Murialdo per festeggiare il proprio compleanno: “L’imputato sapeva che era il mio compleanno e mi ha invitato a salire a casa per fare un brindisi. Stavamo in cucina e a un certo punto vediamo passare la parte offesa che ci chiede cosa stessimo facendo. Venendo a conoscenza del mio compleanno, la parte offesa si è avvicinata per darmi un bacetto sulla guancia e mi ha fatto gli auguri. E’ a quel punto che ho sentito, e lo so anche per esperienza lavorativa visto che faccio l’infermiere, l’odore inconfondibile. Credo che avesse fumato qualcosa e poi all’orecchio aveva anche una sigaretta rollata. A quel punto la parte offesa ci ha detto se ci volessimo fumare una cannetta insieme. Tutti noi abbiamo rifiutato. Dopo quell’incontro non l’ho più rivisto”. 

Un racconto che farebbe capire come i dissidi tra i due litiganti avrebbero alla base altro rispetto al lampadario. 

Il giudice, al termine delle testimonianze, ha rinviato il processo al 17 maggio per ascoltare gli imputati e per la discussione. 

Maurizia Marcoaldi


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5 marzo, 2019

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