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Tribunale - Viterbo - Un mese ciascuno ai 14 attivisti del movimento neofascista e ai cinque aspiranti inquilini delle case militari sulla Tuscanese - Parte offesa l’esercito italiano

Bandiere di Casapound in caserma per occupare 7 appartamenti, diciannove condanne

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La smerigliatrice sequestrata e le bandiere di CasaPound

La smerigliatrice sequestrata e le bandiere di CasaPound

La smerigliatrice sequestrata e le bandiere di CasaPound

La smerigliatrice sequestrata e le bandiere di CasaPound

La smerigliatrice sequestrata e le bandiere di CasaPound

La smerigliatrice sequestrata e le bandiere di CasaPound

Viterbo – (sil.co) – Striscioni di Casapound in caserma, sono stati tutti condannati i 5 aspiranti inquilini e i 14 attivisti di estrema destra, tra i quali l’ex candidato sindaco del movimento, Diego Gaglini, che nel 2013 furono denunciati a piede libero per avere occupato sette appartamenti delle palazzine adibite ad alloggi, nell’area demaniale di fronte all’ingresso del Centro dell’aviazione dell’esercito sulla Tuscanese.

Il processo si è chiuso ieri davanti al giudice Silvia Mattei che ha condannato tutti a un mese di reclusione, con sospensione della pena, e al pagamento di una multa di 103 euro. 

Parte offesa l’esercito italiano, che non si è costituito parte civile.

Più che un’occupazione, fu un’azione dimostrativa, nel senso che l’obiettivo era sollevare il problema dell’emergenza abitativa.

Gli alloggi vuoti oggetto della contestazione, invece, non avrebbero avuto inquilini a causa di problemi strutturali.

Gli imputati erano accusati di invasione arbitraria e deturpamento di edifici pubblici.

Si tratta per lo più di nomi già noti alle cronache, alcuni dei quali coinvolti nella vicenda del raid a sprangate ai tifosi sugli spalti dello stadio di Rignano Romano: 14 sono militanti di estrema destra, tra i quali alcuni giovanissimi, all’epoca poco più che ventenni; gli altri 5, invece, sono aspiranti inquilini di quegli alloggi dell’Aves sfitti da anni.

I fatti risalgono al 9 aprile 2013, quando i militanti sfondarono il portone di ingresso con una smerigliatrice, insieme a un gruppo di persone intenzionate a stabilirsi negli alloggi con le proprie famiglie. Ai cancelli le bandiere di Casapound, rimosse poco dopo dalla Digos, coordinata dalla dirigente Monia Morelli, intervenuta con il supporto dei carabinieri.


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13 aprile, 2019

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