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Comune - Clamoroso in consiglio - Giacomo Barelli (Viva Viterbo), "tra le alienazioni c'è anche l'ex chiesa della Pace" - Giallo sull'emendamento: Bianchini (FdI) afferma d'averne firmato uno con importi diversi

“Il comune vuole vendere la sede dei facchini di santa Rosa”

di Giuseppe Ferlicca
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Giacomo Barelli

Giacomo Barelli

Viterbo - L'ultimo giorno delle prove di portata

Viterbo – L’ultimo giorno delle prove di portata

Viterbo - Letizia Chiatti

Viterbo – Letizia Chiatti

Paolo Bianchini

Paolo Bianchini

Luigi Maria Buzzi

Luigi Maria Buzzi

Viterbo – “Il comune vuole vendere la sede dei facchini di santa Rosa”. Incredibile ma vero, in consiglio comunale. Se n’è accorto il consigliere Giacomo Barelli (Viva Viterbo) in fase di discussione degli emendamenti.

Scorrendo l’elenco dei beni che l’amministrazione vuole alienare, c’è anche un “magazzino” a piazza Luigi Concetti 4. Valore, 319mila euro.

Altro che magazzino. È l’ex chiesa della Pace. Lo conferma il dirigente Luigi Celestini.

Ad avere qualche dubbio è stata Letizia Chiatti (Viterbo 2020). Quella cifra, per un magazzino non era sostenibile. Quindi ha chiesto lumi, perché non si poteva trattare di un deposito. Fino a quando non è emersa la situazione per quello che era. 

“In quel luogo – continua Barelli – è stata fatta la storia della città, non vale 319mila euro. Per la città ha un valore immenso. Ripensiamoci. Su quattro milioni di alienazioni, se togliamo 300mila euro, cosa sono? Come vi è venuto in mente di vendere la chiesa?”. Saperlo.

È il luogo dove i facchini si riuniscono, dove ogni anno si svolgono le prove di portata. Da una vita Lì dentro c’è la storia di Viterbo, vivono le tradizioni. 

“Non possiamo venderla, non dobbiamo. Vi prego di riflettere, non ha senso. Come vi è venuto in mente – insiste Barelli – tornate indietro”.

Approssimazione allo stato puro, per Massimo Erbetti (M5s), che a questo punto consiglia di controllare ogni bene, uno per uno. Non si sa mai.

Se sono in grado di vendere la chiesa della Pace, chissà cos’altro sarebbero capaci di dare via. Stupito, Paolo Bianchini (FdI). “C’è scritto – spiega Banchini – magazzino. Se così è, propongo io di cassare.

Quando abbiamo parlato dei beni da alienare, c’era una voce pari a 19mila euro. Un magazzinetto”.

Ma c’è un giallo che salta fuori ed è  Bianchini a rivelarlo: “Io ho firmato un documento che riportava la cifra di 19mila euro. Adesso a penna è riportata la cifra 319mila. Io alle 9 ho firmato una cosa e adesso c’è scritta un’altra. Non so come il settore patrimonio gestisca queste cose”. 

Giacomo Barelli gli suggerisce di non dirlo a microfono. L’affermazione è grave, ma la frase è pronunciata e la frittata è fatta.

Il suo collega Luigi Maria Buzzi (FdI) lo incalza: “Non è che non può essere venduto perché lì ci fanno le prove i facchini, non sta né in cielo né in terra. Loro sono il nostro orgoglio, ma potrebbero esercitare degnamente il loro compito ovunque. Il problema è diverso. Quel bene è inserito in un contesto culturale di Viterbo e di per se è impensabile che sia venduto”.

Eppure sta lì. Tra i beni che il centrodestra vuole vendere. A sua insaputa.

Giuseppe Ferlicca


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11 aprile, 2019

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