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Tribunale - Prostituzione - Tra loro un 59enne di Corchiano, che avrebbe fatto da tassista - Inchiesta nata dalle confidenze di una 20enne messa su strada appena scesa dall'aereo

Gruppo di lucciole sulla Flaminia, alla sbarra quattro sfruttatori

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Massimiliano Siddi

Il pm Massimiliano Siddi, titolare dell’inchiesta

Viterbo – Reclutavano ragazze dell’est europeo in patria e poi le facevano prostituire in Italia non appena sbarcate dall’aereo in arrivo dalla Romania. Tra fine estate e l’autunno di dieci anni fa avrebbero potuto “contare” su una batteria di sei lucciole, da far prostituire sulla Flaminia a Civita Castellana oppure in un appartamento di Corchiano. 

In quattro sono finiti a processo per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei, che ieri ha rinviato l’udienza a dicembre disponendo ulteriori ricerche delle presunte vittime che dovrebbero testimoniare in aula, ma che finora sono risultate irrintracciabili. 

Alla sbarra un 59enne di Corchiano che faceva da “tassista” e tre romeni, un 36enne, un 30enne e una connazionale di 31 anni, nessuno dei quali presente in aula. Gli indagati iniziali erano otto.


Sei lucciole sfruttate in una casa di Corchiano e su una piazzola della Flaminia 

Gli investigatori giunsero all’individuazione di sei presunte vittime, tutte ragazze romene, all’epoca di età compresa tra i 18 e i 34 anni, oggi tra i 28 e i 44 anni.

Alle lucciole sarebbero stati indicati gli atteggiamenti da assumere per adescare i clienti. Trovate persone con cui consumare a pagamento rapporti sessuali. Forniti alloggi. Facendosi consegnare di persona, o tramite transazioni attraverso il circuito Western Union, parte del guadagno derivante dai rapporti sessuali a pagamento.

L’attività sarebbe stata esercitata nell’appartamento di Corchiano e in strada, tra il chilometro 50 e 51 della Flaminia a Civita Castellana, dove le prostitute sarebbero state accompagnate prevalentemente dall’italiano, dandogli protezione e sorveglianza, affiancandole per il controllo visivo su strada dall’imputata 31enne, all’epoca appena 21enne.

La media sarebbe stata di 150 euro a settimana fissi da versare alla banda per permettere, ad esempio a due prostitute di occupare la piazzola sulla Flaminia.


Tra le vittime una ventenne messa in strada appena sbarcata dall’aereo

L’indagine, chiusa nel 2015 dal sostituto procuratore Massimiliano Siddi che ha coordinato l’inchiesta, avrebbe preso spunto dalle confidenze di una lucciola d’origine romena, che per prima avrebbe raccontato agli investigatori di essere giunta in Italia appena ventenne e di essere stata immediatamente avviata alla prostituzione. 

In Italia sarebbe giunta in aereo il 10 settembre 2009 accompagnata da un connazionale suo coetaneo, oggi trentenne, accusato di essere l’intermediario di altri due indagati di nazionalità romena. La sera stessa dell’arrivo, il giovane, residente in provincia di Venezia, l’avrebbe portata a Arezzo, dove la ventenne sarebbe stata istruita sulle modalità con la quale si sarebbe dovuta prostituire. Il giorno successivo sarebbe stata condotta nel Viterbese, in un appartamento di Corchiano nella disponibilità dei due presunti complici del trentenne. La coppia l’avrebbe quindi immediatamente avviata alla prostituzione, sia dentro l’abitazione, sia sulla strada a Civita Castellana. 

L’inchiesta si sarebbe presto ampliata ad altri soggetti, risalendo a un presunto giro di prostitute dell’est europeo, prevalentemente provenienti dalla Romania, fatte entrare appositamente in Italia per alimentare il mercato del sesso a pagamento. 


A processo solo metà degli indagati originali

Nessuno dei componenti del terzetto originale è finito però sotto processo. Il gup Savina Poli, l’11 febbraio 2018, ha potuto rinviare a giudizio soltanto tre dei sette indagati romeni iniziali, oltre all’unico italiano difeso dall’avvocato Alberto Parroccini, in quanto due di loro, nel frattempo, si sono resi irreperibili, per cui la loro posizione è stata stralciata.

Il presunto intermediario, invece, è stato assolto con formula piena. “Lui è sempre stato e sta tuttora in Veneto, abbiamo dimostrato carte alla mano che non c’entra niente, quei giorni era regolarmente al lavoro come operaio a Venezia – spiega il difensore Walter Pella – si è limitato a dare alla connazionale, che voleva venire a lavorare in Italia, il numero di telefono di un conoscente romeno, poi lei ha fatto tutto da sola”.

Per la coppia di presunti complici, accusati da una sola vittima, il reato si è invece estinto per prescrizione, essendo i fatti di oltre sette anni e mezzo fa. Se fossero state coinvolte altre ragazze, allora il termine sarebbe stato di dieci anni.

Si torna in aula il 10 dicembre.

Silvana Cortignani


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10 aprile, 2019

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