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Tuscania - Il giudice ha accolto la richiesta della procura e ha archiviato l'indagine per estorsione nei confronti dell'imprenditore Emanuele Marchionni

“Mi ha detto di essere della ‘ndrangheta e mi ha chiesto il pizzo”, ma per il gip non è vero

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Viterbo - Tribunale - Carabinieri

Viterbo – Tribunale – Carabinieri

Tuscania – “Mi ha detto di essere l’uomo della ‘ndrangheta a Tuscania e mi ha mostrato una cicatrice sul polso frutto di un giuramento di sangue quale affiliato. Mi ha detto che a Tuscania pagano tutti il pizzo a lui e che pretendeva 500 euro a settimana per la protezione del mio negozio”. È la denuncia sporta ai carabinieri da una commerciante, titolare di un’attività nella cittadina etrusca, nei confronti di Emanuele Marchionni, imprenditore 42enne di Tuscania. L’uomo, la sera del 27 luglio 2017, è stato arrestato per estorsione. Ma un anno e mezzo dopo il gip, accogliendo la richiesta del pubblico ministero, ha archiviato l’indagine. Sia per il giudice Savina Poli che per la pm Eliana Dolce, “le dichiarazioni della parte offesa sono contraddittorie”.

Il 22 luglio 2017 la commerciante denuncia ai carabinieri “di dover pagare – è scritto nel verbale -, per la protezione del suo negozio, a Emanuele Marchionni 500 euro settimanali in quanto si spacciava per un uomo della ‘ndrangheta a Tuscania e che tutti i negozi pagavano a lui il pizzo. Per avvalorare le sue dichiarazioni ha mostrato una cicatrice sul polso, riferendo che si trattava di un giuramento di sangue quale affiliato alla ‘ndrangheta. La donna non è mai riuscita a pagare la somma richiesta per problemi economici ma aveva versato, sempre in contanti e in diversi luoghi”, mille e 100 euro in cinque volte.

Due giorni dopo, il 24 luglio 2017, la denuncia è stata integrata. Ai carabinieri di Tuscania la commerciante avrebbe dichiarato che “Marchionni sarebbe arrivato al punto di dirle che, qualora non avesse pagato, sarebbe stato lui stesso a darle fuoco alla casa, al negozio o alla macchina e che avrebbe tolto l’apparecchio dentale al figlio di sei anni. Inoltre a fine giugno 2017, prima di aprire il negozio, Marchionni ha riferito alla donna che se voleva aprire aveva bisogno del permesso della ‘ndrangheta e doveva consegnargli 5mila euro. Ma se avesse fatto una scrittura privata dove si evinceva che lui prendeva il 10% degli incassi, le sarebbe costato solo 2mila 500 euro”.

L’imprenditore viene arrestato la sera del 27 luglio 2017 e portato nel carcere di Mammagialla. “Alle 20,15 – riepilogano i carabinieri nel verbale – si è presentato al parcheggio Cotral e, dopo aver conversato alcuni minuti con la donna, ha preso una busta ed è salito in macchina. Immediatamente è stato fermato ed è stata recuperata la busta con dentro 300 euro. Al momento del fermo Marchionni ha esibito un foglio a quadretti scritto a penna, tipo scrittura privata, dove era scritto che le rate finora pagate sarebbero per un prestito fatto. Il foglio, non firmato né da Marchionni né dalla donna, è stato sottoposto a sequestro unitamente al cellulare di Marchionni”.

L’imprenditore, arrestato in flagranza per estorsione, dopo 48 ore a Mammagialla è stato scarcerato dal gip. “Essendo le dichiarazioni della persona offesa contraddittorie e non riscontrate – spiega il giudice -, non si può fondare su di esse l’applicazione di alcuna misura cautelare”. La procura, che durante l’udienza di convalida dell’arresto aveva chiesto per Marchionni il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla commerciante, un anno e mezzo dopo ha chiesto l’archiviazione dell’indagine.

“L’indagato – scrive la pm Eliana Dolce – durante l’interrogatorio ha fornito una versione totalmente contraria a quella indicata dalla parte offesa, affermando di averle prestato 2mila 500 euro per aiutarla ad aprire il negozio di cui era titolare. L’indagato si era reso disponibile a ricevere piccole somme mano a mano che la donna ne avesse la disponibilità. Marchionni era poi venuto a conoscenza del fatto che la donna si era rivolta a una maga per risolvere i suoi problemi e proprio per questo aveva chiesto la restituzione della somma alla parte offesa dicendole di dover assolvere ai debiti prima di rivolgersi ai maghi. Da tale momento la donna ha cambiato atteggiamento, arrivando a negare l’esistenza del debito di 2mila 500 euro. A quel punto l’indagato si è rivolto a un legale chiedendo come tutelarsi e gli è stato consigliato di redigere un documento che contenesse l’ammontare della somma prestata e gli importi restituiti e di farlo sottoscrivere alla controparte. Il documento è quello rinvenuto nel corso dell’intervento effettuato dalla polizia giudiziaria operante”.

La pm ha così chiesto l’archiviazione dell’indagine. “Alla luce – spiega – delle dichiarazioni di Marchionni e della parte offesa, che appaiono contraddittorie”. L’archiviazione è poi stata accolta e disposta dal gip.


Articoli: Accusato di aver chiesto il pizzo, il giudice lo scarcera – Chiede il pizzo a una commerciante, arrestato


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18 giugno, 2019

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