--
    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Tribunale - L'imputato è accusato di tentato furto e danneggiamento aggravato dall'interesse storico - Il monumento è stato realizzato nel 1915 al posto dell'originale - E' stato restaurato, ma l'area è interdetta da anni

Distrusse la fontana sulla terrazza dell’Ospedale Grande, a processo dopo sette anni

Condividi la notizia:

Ospedale grande degli infermi - Al centro del tondo giallo la fontana

Ospedale grande degli infermi – Al centro del tondo giallo la fontana

Ospedale grande degli infermi - La mazzetta col manico sporco di sangue

Ospedale grande degli infermi – La mazzetta col manico sporco di sangue

L'avvocato Stefania Sensini

L’avvocato Stefania Sensini

Viterbo – (sil.co.) – Distrusse la fontana sulla terrazza dell’Ospedale Grande, a processo dopo sette anni.

Si tratta di un quarantenne viterbese, all’epoca con problemi di tossicodipendenza, nel frattempo superati, imputato davanti al giudice Giacomo Autizi di tentato furto e danneggiamento aggravato dall’interesse storico del monumento, che è stato costruito nel 1915 al posto dell’originale di cui si è persa traccia.

Nel tardo pomeriggio del 9 luglio 2012, un lunedì di piena estate, verso le 18,45, avrebbe tentato di scardinare, armato di mazzetta e scalpello, l’antico fontanile in peperino nella piazzetta dove una volta si trovava il bar dell’ospedale, in cima alla scala che da via Sant’Antonio porta alla vecchia camera mortuaria.

Secondo l’accusa per rubarne le decorazioni. Non secondo il difensore Stefania Sensini, se non altro per le gravi condizioni di disagio in cui l’uomo versava all’epoca. “L’area dell’ospedale grande degli infermi era stata interdetta e giaceva nel più completo degrado, il mio assistito in pratica ci viveva, ci mangiava, ci dormiva. Niente altro. Lui c’era sempre, trascorreva lì giorno e notte”, sottolinea.

L’imputato fu fermato da una pattuglia della volante dopo l’allarme lanciato da un cittadino. “Quando siamo giunti sul posto c’era solo lui. La vasca della fontana di peperino era distrutta e per terra c’erano uno scalpello e una mazzetta, quest’ultima col manico intriso di sangue. L’uomo aveva delle ferite nelle gambe ed era sporco di polvere e calcinacci”, ha spiegato ieri in aula uno degli agenti intervenuti, non sapendo se sia stato possibile estrapolare le immagini della videosorveglianza. “Alla municipale ci dissero che sarebbe stato possibile la mattina dopo, ma non so come sia andata”, ha concluso il teste.

Del valore storico del monumento ha invece parlato l’ispettore onorario del Mibac Felice Orlandini della questura di Viterbo, che si occupò del caso. “Furono fatti diversi sopralluoghi e interessata la Soprintendenza, due architetti dissero che era un bene tutelato e nell’archivio di stato furono trovate foto risalenti a decine di anni fa”, ha spiegato. 

Il processo riprenderà il 3 ottobre. 


La storia del fontanile dell’Ospedale grande degli infermi

La fontana distrutta il9 luglio 2012 è stata poi restaurata dalla Asl nella primavera del 2014, con il nulla osta della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici del Lazio, anche se a tutt’oggi l’area non è accessibile al pubblico. 

L’unica notizia certa è che è stata costruita verso il 1915 in sostituzione di quella originaria, di cui non resta più traccia sul luogo. Si presume che la realizzazione della fontana e della piazzetta sia stata eseguita contemporaneamente con l’accesso monumentale con rampa da via di Sant’Antonio per l’accesso alla ex-camera mortuaria dell’ospedale civile costruito nel 1571.

Posta in una nicchia con fondo concavo con cornice in massello di peperino bocciardato la vasca e realizzata da una coppa ovale baccellata sostenuta da colonnina arricchita di capitello ionico.

Sul fondo, sopra la coppa, è posto un rilievo raffigurante due leoni ai lati di una palma a cui si appoggiano con una zampa, mentre con le altre due tengono un globo crociato con la scritta F.A.V.L. in ricordo della leggendaria origine di Viterbo dai castelli di una tetrapoli etrusca(Fanum, Arbanum, Vetulonia, Longula).

Le teste dei leoni sono frontali. Nelle fauci sono collocati i cannelli dell’acqua. Le code sono serpeggianti. Sulla testata ci sono due leoni in rilievo affrontati con il cannello che getta acqua in bocca, con una zampa tengono la palma e con altre due la sfera col motto F.A.V.L. 


Condividi la notizia:
14 giugno, 2019

    • Articoli recenti

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR