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Tribunale - Aspiranti operatori socio sanitari - Al via il processo a Paolo De Angelis - E' imputato di tentata estorsione - Parti civili le vittime

Corsisti ricattati, a giudizio il presidente della Fondazione Omnia

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Viterbo – Aspiranti operatori sociosanitari ricattati, a giudizio il presidente della Fondazione Omnia. 

Al via ieri davanti al giudice Elisabetta Massini il processo a Paolo De Angelis.

Il 55enne, finito quattro anni fa per questa vicenda al centro di interrogazioni, sia in Comune che in Regione, è imputato di tentata estorsione. Parti civili le vittime, tre delle quali assistite dall’avvocato Dominga Martines. Una ventina le parti offese. 

Tra il 2014 e il 2015 hanno frequentato i corsi Oss organizzati dalla onlus in partenariato con la Asl di Viterbo e l’autorizzazione della Regione Lazio.

Mille ore, 550 di formazione teorica e 450 di tirocinio, per ottenere il prezioso attestato che permette di cercare impiego in ospedali, asl, residenze sanitarie assistite, case di riposo, case famiglia o comunità di recupero. Il tutto al costo di 2.500 euro, dilazionati in tre rate, una da 900 e due da 800 euro. 

Paolo De Angelis è stato rinviato a giudizio dal gup Francesco Rigato con la pesante accusa di tentata estorsione, in base alle indagini successive all’esposto presentato il 13 maggio 2015 dai partecipanti al Corso di formazione professionale per operatore sociosanitario che si è tenuto  dal marzo 2014 al marzo 2015, a Viterbo, presso la sede di via Cardarelli dei corsi di laurea delle professioni sanitarie. 

“Perché – si legge nel capo d’imputazione – nella sua qualità di presidente della Fondazione Omnia onlus, De Angelis poneva in essere atti idonei, diretti in modo non equivoco a costringere parte dei partecipanti al corso di formazione professionale per operatore socio-sanitario a corrispondere, nel periodo agosto-settembre 2014, la seconda rata del predetto corso pari a 800 euro ciascuno, minacciandoli che, in caso contrario, la Fondazione non avrebbe rilasciato loro ‘la certificazione di ammissibilità’ per partecipare all’esame finale“. 

E poi, ancora. “Successivamente, nell’aver permesso l’effettuazione degli esami finali ai predetti corsisti il 21 e 22 maggio 2015 e consegnando i relativi diplomi necessari la partecipazione a concorsi pubblici soltanto il 29 gennaio 2016 soltanto a seguito di versamento da parte dei predetti del saldo prezzo che costituiva ‘deposito fiduciario cauzionale’“.

Le indagini coordinate dalla procura della repubblica di Viterbo sono sfociate nel rinvio a giudizio da parte del giudice per le udienze preliminari Rigato. Il processo, dopo l’udienza di ieri riservata all’ammissione delle prove, entrerà nel vivo il prossimo 9 dicembre, quando saranno sentiti in aula i primi tre testimoni dell’accusa. 

Silvana Cortignani

 

 


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9 luglio, 2019

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