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Tribunale - Imputato l'ex comandante della stazione dei carabinieri di Vejano - Ha ricevuto un encomio solenne per avere salvato la vita a un disabile

Maresciallo-eroe accusato di concussione da una presunta vittima di usura

di Silvana Cortignani

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Michele Adragna

Michele Adragna

L'avvocato Remigio Sicilia

L’avvocato Remigio Sicilia

Viterbo – Maresciallo-eroe dei carabinieri a processo per concussione. E’ stato denunciato da un insegnante, B.B., presunta vittima di un caso di usura sul quale il militare aveva indagato pochi mesi prima.

Ieri la prima udienza davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone. L’imputato è difeso dall’avvocato Remigio Sicilia, pubblico ministero Michele Adragna. 

E’ l’ex comandante della stazione di Vejano, Santo Antonio Catanzariti, cui pochi mesi prima era stato tributato un encomio solenne per avere salvato la vita di una persona.

Il maresciallo è stato denunciato nell’estate del 2016 dalla presunta parte offesa. Per l’appunto la presunta vittima di un prestito usuraio finito in estorsione. Una vicenda sfociata nell’arresto di un pregiudicato di Manziana, W.M., fermato il 13 ottobre 2015 mentre si faceva consegnare 300 euro in contanti. 

In cambio di un prestito di 10mila uro, l’insegnante avrebbe dovuto rilasciare più assegni per un ammontare complessivo di 38mila euro e, col trascorrere del tempo, versare la somma contante di 7mila euro quali interessi per il ritardo nella copertura dei titoli.

Il maresciallo si sarebbe fatto dare 900 euro dalla parte offesa per coprire alcuni assegni a sua firma, circolati in seguito alla presunta estorsione da parte dello strozzino, che gli avrebbe fatto firmare 5 assegni da 5mila euro ciascuno e uno da 13mila euro circa a garanzia del debito. 

“Se non paghi, sequestro tuo figlio e gli taglio un orecchio”, avrebbe minacciato lo strozzino, che quando fu fermato viaggiava a bordo di una Jaguar di grossa cilindrata con in tasca la pistola ad aria compressa senza tappo rosso che avrebbe usato per spaventare l’insegnante. 

Del caso, poi sfociato nell’arresto del 13 ottobre 2015 per estorsione e usura, si sono occupate le stazioni dei carabinieri di Vejano e di Oriolo Romano. Il processo a carico del pregiudicato di Manziana, in corso a Civitavecchia, non si è ancora concluso.


– Minaccia insegnante con la pistola, arrestato usuraio


“Fui fermato al mare dalla presunta vittima…”

Il processo si è aperto con la testimonianza del comandante della stazione di Oriolo Romano, il maresciallo Alessandro Bitti.

“L’estate successiva all’operazione del 13 ottobre 2015, mentre ero al mare con la famiglia, sulla spiaggia mi fermò la presunta parte offesa, che avevo conosciuto l’autunno precedente, per riferirmi un fatto specifico, avvenuto mesi prima, che riguardava un appuntato della mia stazione. Il primo agosto 2016 chiesi all’appuntato di scrivere un’annotazione e ci fu un riscontro, dopo di che le indagini passarono al Norm della compagnia competente”, ha riferito il militare.


“Aveva una busta con dei soldi in mano, mi disse che erano per l’imputato”

E’ stato sentito quindi l’appuntato scelto Luigi Puca, all’epoca in servizio a Oriolo Romano.

“Tra gennaio e febbraio, mentre uscivo dalla stazione per andare a cena, mi inchiodò davanti una macchina, dalla quale è sceso un tipo che cercava con urgenza i miei superiori. Mi disse che nella busta che aveva in mano c’erano dei soldi e che doveva consegnare quel plico al comandante della stazione vicina, ma che non riusciva a trovarlo”, ha spiegato.

“Io mi sono rifiutato categoricamente di maneggiare la busta coi soldi, ma ho chiamato il centralino, riuscendo a metterli in contatto. Non so cosa si siano detti e non so chi fosse, perché non l’ho generalizzato e non l’ho mai più visto”, ha proseguito, negando di sapere chi fosse, ovvero, secondo l’accusa, la presunta parte offesa.


“Si sono incontrati tre volte, a Manziana e Canale Monterano”

Ultimo teste un brigadiere di Oriolo Romano, Filippo Drago, che nell’autunno del 2015 sarebbe stato due volte a Manziana e una a Canale Monterano con l’ex comandante di Vejano, il quale, nelle tre occasioni, si sarebbe incontrato con la parte offesa, l’insegnante che lo accusa di concussione.

“A Canale Monterano si videro al bar davanti alla chiesa, per quanto ne so per controllare alcuni assegni sequestrati su delega della procura di Civitavecchia. Io ero fuori, ma uscendo il comandante fece una telefonata dicendo all’interlocutore ‘dottoressa, per quegli assegni è tutto a posto'”, ha raccontato il brigadiere, che secondo la difesa non aveva però rivelato quest’ultimo particolare durante le indagini.

“A Manziana – ha proseguito – siamo andati due volte. La prima hanno parlato della compravendita di una vecchia Citroen Dyane, di cui non si sarebbe trovata la carte di circolazione. La seconda si sono visti, al bar dei Platani, credo per lo stesso motivo. Ricordo che era sotto Natale del 2015, perché ci siamo fermati tornando da Roma, dove avevamo consegnato alcuni inviti per il presepe vivente del paese”, ha concluso. 


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“Ha salvato la vita a un giovane che altrimenti sarebbe morto”

Il difensore Remigio Sicilia, nel corso dell’udienza, ha sottolineato come all’imputato sia un eroe dell’arma. “Il primo agosto 2015 gli è stato tributato un encomio solenne a seguito di un intervento effettuato il precedente 6 marzo, quando ha salvato la vita a un giovane che altrimenti sarebbe morto, che avrebbe dovuto preludere a una medaglia al valor civile”. 

Appreso che la mancanza di energia elettrica, causata da un violento temporale, stava provocando problemi a un respiratore artificiale che manteneva in vita un giovane disabile, il maresciallo, unitamente ad altri militari, non aveva esitato a intervenire, riuscendo a reperire un gruppo elettrogeno poco prima del termine dell’autonomia dell’apparecchiatura, salvando così la vita al giovane. 

L’encomio gli fu attribuito nel corso di una cerimonia in prefettura dal comandante generale dell’arma dei carabinieri, generale Tullio Del Sette, assieme ai colleghi Alessandro Bitti e Filippo Drago, sentiti ieri come testimoni, e Gino Osimani della centrale operativa di Ronciglione.

Il processo per concussione riprenderà il prossimo 19 febbraio. 

Silvana Cortignani


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18 luglio, 2019

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