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Bagnoregio - Spetta a loro l'eventuale risarcimento ai familiari della vittima - L'anziano sarebbe morto in seguito al pugno in faccia sferrato dal minore secondo l'accusa

Sedicenne arrestato per omicidio preterintenzionale, i danni li pagano i genitori

di Silvana Cortignani

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Il tribunale dei minori di Roma

Il tribunale dei minori di Roma

Bagnoregio – Sedicenne arrestato per il presunto omicidio preterintenzionale di un vicino durante una lite condominiale, i genitori potrebbero dover risarcire loro i danni ai familiari della vittima.

Sarebbe stato un pugno sferrato dal minore a provocare la gravissima emorragia cerebrale che ha ucciso l’anziano. Ebbene, i parenti, pur non potendosi costituire parte civile contro il minore al processo, in caso di condanna possono agire in sede civile contro il padre e la madre per i danni derivanti dalla perdita del congiunto.

E’ il caso del sedicenne di Bagnoregio arrestato e condotto presso una comunità in provincia di Frosinone, martedì 27 agosto, su richiesta della pm Maria Teresa Leacche della procura minorile di Roma in seguito alla morte, il 17 agosto, di Antonio D’Orazi, il 76enne deceduto a Belcolle dopo tre settimane di agonia, a causa di una gravissima emorragia cerebrale provocata, secondo l’accusa, da un pugno sferratogli dal ragazzo durante una lite condominiale avvenuta la sera del 25 luglio. 


Vittima uccisa da un pugno in faccia

La posizione del sedicenne, inizialmente indagato per lesioni e poi per omicidio preterintenzionale, si sarebbe ulteriormente aggravata in base alle prime risultanze dell’autopsia. In attesa della relazione definitiva del professore Filippo Milano, il medico legale che ha eseguito l’accertamento per la procura prendendosi due mesi di tempo per il deposito, sembrerebbe infatti essere già emerso un nesso causale tra il decesso e il colpo ricevuto. Da qui la decisione dell’arresto.

Il pugno, sferrato in piena faccia, avrebbe procurato all’anziano sia la frattura dello zigomo, sia la gravissima emorragia cerebrale che si è palesata all’arrivo in ospedale, contro la quale nulla hanno potuto fare, nonostante il tempestivo intervento chirurgico, i sanitari di Belcolle. Dopo 23 giorni tra la vita e la morte nel reparto di rianimazione, il 76enne si è spento nella tarda serata di sabato 17 agosto. 

Le vedova e gli altri familiari della vittima, assistiti dall’avvocato Franco Taurchini, hanno nominato perito di parte il dottor Antonio Maria Lanzetti.


Cosa dice la legge

Il fatto che le parti offese non possono costituirsi parte civile in un procedimento penale contro un minore, non esaurisce il diritto a chiedere un risarcimento dei danni. Possono infatti agire nei confronti dei genitori esercenti la potestà genitoriale i quali sono ampiamente tenuti, per legge, ad essere garanti del comportamento del minore anche dal punto di vista economico. 

L’articolo 2048 del codice civile stabilisce che i genitori sono responsabili del danno causato dal fatto illecito dei figli minori non emancipati che abitano con essi, a meno che non provino di non avere potuto impedire il fatto. Significa che, per i fatti illeciti commessi dai figli minori, i genitori possono essere citati in giudizio per risponderne sul piano civile; vale a dire che potranno essere chiamati a risarcire il danno subito dalla persona danneggiata, a meno che non dimostrino di non avere potuto impedire il fatto.

La Corte di Cassazione (sentenza n. 26.200 del 2011), ha precisato che i genitori possono evitare di risarcire personalmente il danno provocato dal figlio quando era minorenne: se dimostrano nel corso della causa di avere impartito al figlio una buona educazione e di avere esercitato su di lui una vigilanza adeguata, in conformità alle condizioni sociali, familiari, all’età al carattere e all’indole del minore. L’inadeguatezza dell’educazione impartita al figlio e della vigilanza esercitata su di lui potranno anche essere dedotte dal giudice, se non sussiste una prova contraria fornita dai genitori, anche dalle modalità con le quali il figlio ha commesso il fatto illecito. La persona danneggiata potrà citare in giudizio, oltre ai genitori, anche il figlio, se all’epoca dei fatti, nonostante fosse minorenne, era lo stesso capace di intendere e volere. Se la persona danneggiata non dovesse chiamare in causa il minore, lo potrebbero fare i genitori, se dovessero ritenere che spetti esclusivamente a lui rispondere del danno inflitto alla persona danneggiata.

Silvana Cortignani


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31 agosto, 2019

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