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Corte d'assise d'appello - E' stato condannato anche in secondo grado nonostante la vittima sia deceduta successivamente

Muore d’infarto dopo lite al bar, confermati 6 anni e 8 mesi per omicidio all’aggressore

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L'avvocato Luigi Mancini

L’avvocato Luigi Mancini

Ischia di Castro – (sil.co.) – Sessantenne morto d’infarto dopo un’aggressione al bar, confermata anche in appello la condanna a 6 anni e otto mesi del quarantenne nigeriano Joel Ilawe accusato di omicidio preterintenzionale nonostante l’uomo sia deceduto successivamente, mentre stava andando in caserma in auto a sporgere querela.

La tragedia risale al 6  novembre 2017 quando, in un bar di Ischia di Castro, la vittima, il 65enne Benedetto Giovannoni, sarebbe stata spintonata e schiaffeggiata dal nigeriano, mentre con il figlio e il fratello stava difendendo la barista del paese, una parente, dopo che l’imputato che, in stato di ubriachezza, aveva seminato il parapiglia nel locale.

Secondo l’accusa, il 65enne sarebbe deceduto a causa dello stress psico-fisico dovuto all’aggressione.  

In base all’autopsia della dottoressa Mariarosaria Aromatario ci sarebbe infatti un nesso causale tra lo schiaffo con cui l’extracomunitario avrebbe colpito Giovannoni che difendeva la barista dall’aggressione dell’avventore nigeriano e l’infarto che lo ha ucciso poco dopo, mentre si recava in auto presso la caserma dei carabinieri per sporgere querela.

Il difensore Luigi Mancini, pronto a ricorrere in cassazione, insiste sulla “inquietante coincidenza” della morte del fratello della vittima, anche lui per un infarto fulminante, anche lui accasciandosi in auto mentre si trovava nelle campagne di Ischia di Castro. 

“La Aromatario – ha ribadito il legale durante la discussione di ieri – in realtà non ha affermato il nesso causale tra il presunto schiaffo e il successivo infarto, ma si è limitata a parlare di ‘correlazione plausibile’ tra l’arresto cardiaco e lo stato di agitazione della vittima, che avrebbe potuto essere scatenato anche da una banale discussione, visto che l’autopsia ha accertato segni di precedenti ischemie miocardiche, ma nessuna traccia di eventi traumatici”. 

Joel Ilawe, con precedenti per rapina e resistenza con lesioni a pubblico ufficiale, avrebbe dato prima uno schiaffo alla vittima, poi avrebbe tentato di picchiarlo con un bastone, mentre erano ancora dentro al bar, quindi lo avrebbe colpito di nuovo all’esterno del locale. Afferrandolo per il collo, avrebbe prodotto l’alterazione del ritmo cardiaco che, essendo il 65enne cardiopatico, sarebbe stato il fattore scatenante dello stress psicofisico causa dell’evento morte.

Nonostante la conferma anche in secondo grado della condanna, il quarantenne non andrà in carcere fino a quando la pena non sarà diventata definitiva. Nel frattempo il difensore, convinto che non si sia trattato di omicidio preterintenzionale, ha preannunciato ricorso in cassazione., quindi i tempi si allungheranno, in ogni caso, fino al terzo grado di giudizio. 

 


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20 settembre, 2019

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