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Cronaca - Dopo le sue dichiarazioni, Uspp sollecita il consigliere regionale Capriccioli a programmare visite negli istituti penitenziari del Lazio

“Basta sospetti contro i poliziotti penitenziari”

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Viterbo - Il carcere di Mammagialla

Viterbo – Il carcere di Mammagialla

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Non possiamo come Unione sindacati polizia penitenziaria (Uspp) non esprimere alcune considerazioni a tutela del personale di polizia penitenziaria di Viterbo in relazione alle dichiarazioni pubbliche del consigliere regionale Alessandro Capriccioli, che gettano ombre, a nostro avviso immotivate sull’istituto di Viterbo e sul personale del corpo determinando un clima di sospetto sulla correttezza e il rispetto delle regole di chi opera al “Mammagialla”.

Sollecitiamo pertanto il consigliere regionale a programmare visite negli istituti penitenziari del Lazio, come da egli stesso ipotizzato, con la speranza che si soffermi a comprendere quale delicato compito assolve il corpo di polizia penitenziaria e di come il personale che lo rappresenta, spesso e volentieri è lasciato solo nell’attività di gestione dei reparti detentivi a contatto con un’utenza variegata e a continuo rischio della propria incolumità fisica.

E’ giusto infatti ricordare che più degli altri operatori che gravitano all’interno del “pianeta carcere” il poliziotto penitenziario è quello maggiormente a contatto con i ristretti e con le loro problematiche rappresentando il primo e molto spesso unico tramite tra i detenuti e lo Stato che rappresenta.

Questo porta molto spesso il poliziotto penitenziario a essere oggetto di aggressioni e vessazioni spesso operate da soggetti problematici di difficile gestione e refrattari al rispetto delle regole che, si ricorda, sono il primo strumento per l’opera di reinserimento prevista dal Legislatore.

Forse il consigliere regionale non ricorda oppure non sa che solo in questo anno il personale di polizia penitenziaria di Viterbo è stato oggetto di ben quattro aggressioni.

Non ci si può quindi non domandare il perché il consigliere regionale in questione che si rammenta rappresenta tutto il popolo della regione Lazio e quindi anche i poliziotti penitenziari che ivi operano, non abbia ritenuto opportuno sentire anche coloro che lo Stato lo servono.

Siamo sicuramente pronti a confrontarci con chi ritiene ci siano “veli da squarciare”, portando quale contributo tanto le nostre considerazioni quanto la nostra esperienza di appartenenti al corpo di polizia penitenziaria indipendentemente dal colore politico dell’interlocutore. Chiediamo però rispetto per una gloriosa istituzione dello Stato e dei loro appartenenti.

Basta sospetti contro chi è chiamato a svolgere un duro e delicato compito, i cui risvolti hanno effetti negativi sul vissuto ponendo il personale della Polizia Penitenziaria tra coloro più esposti al rischio suicidiario.

Abbiamo già pagato mediaticamente il caso Cucchi senza avere alcuna colpa e per il quale siamo ancora in attesa delle dovute scuse.

L’Uspp dice basta alla politica del sospetto e all’enfatizzazione mediatica di chiacchiere la cui fondatezza (per fortuna) è al vaglio della competente autorità giudiziaria in cui abbiamo sempre riposto la massima fiducia (al contrario dei teorizzatori del complotto e del depistaggio) che danneggia migliaia di poliziotti penitenziari, eroi silenziosi e umili rappresentati dello Stato, che ogni giorno si sacrificano anche per salvare decine di detenuti dai suicidi che tentano di mettere in atto.

Daniele Nicastri
Segreteria regionale Uspp Lazio


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23 ottobre, 2019

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