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La fontana di piazza delle Erbe deturpata - Le strane teorie amministrative dell'assessora allo Sviluppo economico Alessia Mancini

Facciamo un po’ come cazzo ci pare, la città fuori controllo

di Carlo Galeotti
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Alessia Mancini

Alessia Mancini

Viterbo - Smantellamento dell'addobbo natalizio sulla fontana di piazza delle Erbe

Viterbo – Smantellamento dell’addobbo natalizio sulla fontana di piazza delle Erbe

Viterbo - La fontana di piazza delle Erbe deturpata

Viterbo – La fontana di piazza delle Erbe deturpata

Viterbo - La fontana di piazza delle Erbe deturpata

Viterbo – La fontana di piazza delle Erbe deturpata

Viterbo - La fontana di piazza delle Erbe deturpata

Viterbo – La fontana di piazza delle Erbe deturpata

Viterbo - Danneggiata la fontana a piazza delle Erbe

Viterbo – Danneggiata la fontana a piazza delle Erbe

Viterbo – Siamo all’incredibile. La città è fuori controllo e l’assessora allo Sviluppo economico, Alessia Mancini, ci spiega che ognuno può fare quel che cazzo vuole. 

Non è uno scherzo. Lo dichiara pari pari su Facebook. Con una serie di scambi di post con cittadini viterbesi indignati e con l’assessora al centro storico Laura Allegrini, che rimane, diciamo, stupefatta per le affermazioni dell’assessora Mancini. Il tutto dopo che la fontana di piazza delle Erbe, arricchita dai leoni in marmo di Pio Fedi, era stata ingabbiata in una sorta di luminaria natalizia che strusciava con le sue parti metalliche sulla base del monumento. 

Un pastrocchio.

Ma che dice l’assessora Mancini, responsabile del settore sviluppo, a un cittadino, tentando di dare una spiegazione?

“Le luminarie sono scelte e pagate da commercianti. Non dal comune, nessuno di noi ha vagliato i progetti. Ripeto i commercianti hanno scelto e pagato le luminarie, il comune li sostiene ma non sceglie per loro o con loro”. Questo svelava l’assessora Mancini.

Il comune non vaglia e si limita a dare soldi per far danni, come è successo in questo caso.

E alla giustamente indignata Laura Allegrini, l’assessora spiega pontificando dall’altezza della sua grande esperienza amministrativa: “Nessun progetto deve arrivare all’attenzione di nessuno. Le luminarie sono scelte e pagate dai commercianti perché sono di supporto a loro, da sempre, cioè non necessitano di autorizzazione da parte del comune”.

Insomma: se uno tira fuori i soldi fa ciò che cavolo vuole. Non ci son santi. È questa la dottrina amministrativa illustrata dall’assessora Mancini.

Da quel che dice l’assessora Mancini, ognuno può fare ciò che vuole. Non ci sono permessi da rilasciare. Non ci sono parametri da rispettare. Non ci sono controlli preventivi su ciò che viene fatto perché “le luminarie sono scelte e pagate dai commercianti perché sono di supporto a loro”.

Pazzesco. Se è così, è pazzesco. In pratica un gruppo di cittadini si può alzare la mattina e mettere le luminarie che so all’altezza di due metri, con fari accecanti, raffiguranti qualunque cosa. Un cittadino viterbese ha ipotizzato che si potevano mettere anche grandi falli. E l’amministrazione sarebbe intervenuta, forse, post hoc.

Abbiamo molti dubbi su ciò che dice l’assessora. Ma se l’assessora avesse ragione,  vuol dire che veramente ognuno può fare come cazzo gli pare. Senza che l’amministrazione possa fare nulla. Una follia.

Se questo fosse lo stato dell’arte è chiaro che il comune deve darsi un regolamento e dare delle regole per poter impiantare delle luminarie o qualsiasi altro ornamento. Altrimenti è chiaro che siamo del gatto. La verità però non può essere questa.

Tutto questo deve valere per qualsiasi illuminazione venga istallata.

Un minimo di buon senso dovrebbe poi far capire, persino all’assessora Mancini, che nessuno può deturpare un monumento. Nessuno può invadere lo spazio fisico, architettonico, artistico di un monumento. Tanto più se quel monumento è realizzato da un gigante come Pio Fedi, che vede le sue opere nella più importante, culturalmente e artisticamente, piazza del mondo. Piazza della Signoria. Sotto la loggia dei Lanzi. Per capirci il Ratto di Polissena si trova quasi faccia a faccia al David di Michelangelo. Per qualche anno con la statua autentica di quel dio sofferente dell’arte, che è stato Michelangelo. Foss’anche la copia, cambia poco. Ma lì stava il David. Simbolo di libertà, forza, potenza, bellezza. Simbolo universale dell’umanissimo italiano e quindi dell’umanesimo in toto.

Come è possibile che siamo governati con tanta approssimazione? Con tanta superficialità.

Un grazie a chi ha difeso senza tentennamenti un bene comune. Un bene che una volta perduto non si può recuperare.

Un bene comune che dovrebbe essere tutelato dalla sovrintendenza. Sovrintendenza che quando serve non interviene mai. E dorme sogni tranquilli, mentre il centro storico viene infangato.

Ultima cosa. Ma non esiste un regolamento dell’ornato che va rispettato? Non c’è una commissione per l’ornato che deve essere interpellata per ogni foglia che si muove nel centro storico che è tutto sotto tutela?

A noi risulta di sì. Altro che “nessun progetto deve arrivare all’attenzione di nessuno”.

Qualcuno dal comune vuole dare le spiegazioni del grave caso?

Carlo Galeotti


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28 novembre, 2019

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