Viterbo – L’ultimo messaggio WhatsApp se lo sono scambiato la mattina del 14 febbraio 2017, il giorno di San Valentino e della drammatica morte di Laura Chirica.
Lei è la 17enne di Orvieto precipitata da un palazzo di Roma e deceduta senza mai riprendersi la mattina dopo al policlinico Umberto I. Una tragedia archiviata come suicidio. Non per la madre Ana, secondo cui la figlia è stata uccisa. Del caso si è occupato più volte “Chi l’ha visto?”.
Lui è il presunto pusher, l’operaio 25enne di Civitella d’Agliano arrestato pochi giorni dopo per spaccio, il 27 febbraio di due anni fa, dai carabinieri di Montefiascone e San Lorenzo Nuovo. Le sue iniziali sono L.B..
Secondo l’accusa avrebbe ceduto alla minorenne hashish per 750 euro. Lei avrebbe spacciato per lui. Per questo il giovane è sotto processo davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone del tribunale di Viterbo. Ieri sono stati sentiti i primi testimoni.
L’ultimo messaggio la mattina del suicidio
Lo scambio di messaggi tra Laura e il 25enne di Civitella D’Agliano va dal 19 dicembre 2016 al 14 febbraio 2017. L’ultimo la mattina di quello che secondo gli inquirenti è stato un suicidio. Sulla chat la 17enne compare con lo pseudonimo di “Scemotta”. Lui è semplicemente “Leo”. Ma quella chat, passata nel corso delle indagini sulla morte della 17enne dai carabinieri di Montefiascone alla polizia di Orvieto e poi al commissariato romano di Porta Pia, almeno per il momento non fa parte del fascicolo del processo. E il difensore dell’imputato, Marco Valerio Mazzatosta, ha chiesto e ottenuto che gli operatori delle forze dell’ordine sentiti ieri come testi, un carabiniere di Montefiascone e un poliziotto di Orvieto, non deponessero sul contenuto dei messaggi.
Spunta una testimone chiave dei rapporti della coppia
Ma c’è dell’altro. La pm Chiara Capezzuto, infatti, ha fatto notare come alla base del procedimento, oltre ai messaggi WhatsApp, ci sia una deposizione ben più incriminante, rilasciata al tribunale per i minorenni di Perugia da un’amica della vittima, indicata alla polizia di Orvieto come testimone dei rapporti della coppia dalla sorella di Laura, Dana Chirica, nei giorni immediatamente successivi alla tragedia. La giovane sarà sentita alla prossima udienza del processo, il 6 maggio. La sorella successivamente, se sarà necessario. Il pubblico ministero, inoltre, ha ottenuto il sequestro del cellulare, tuttora tra i corpi di reato, in vista di una eventuale nuova perizia sui contenuti, trattandosi di accertamenti ripetibili.
Benzinaio e spacciatore sulla Umbro-Casentinese
Il 25enne, nel frattempo, è sotto processo per spaccio anche davanti al giudice Silvia Mattei per lo stesso arresto, dal quale sono scaturiti due diversi procedimenti. Circostanza definita “singolare” dal difensore Mazzatosta, che non si spiega il doppio processo. Il 27 febbraio di tre anni fa, il giovane fu bloccato in flagranza presso l’area di servizio sulla Umbro-Casentinese dove avrebbe fatto contemporaneamente il benzinaio e lo spacciatore. Addosso gli trovarono 4 dosi di hashish per un totale di 10 grammi. Nella sua abitazione, all’interno di un marsupio consegnato ai militari dallo stesso indagato, altri 150 grammi di hashish, divisi in tre panetti più il materiale per il confezionamento della droga.
“Scemotta” nella chat sul telefonino dell’imputato
“Inoltre abbiamo rinvenuto un foglietto manoscritto con nomi di persone e cifre relative alla cessione di stupefacenti, più delle chat WhatsApp sul cellulare sequestrato aventi per oggetto la cessione di droga. Dal telefono sono state estrapolate 19 immagini dell’imputato e altre persone alle prese con lo stupefacente e 15 chat. Una chat era con la 17enne suicida, la quale compariva col nome di ‘Scemotta’. A quel punto, abbiamo contattato la polizia di Orvieto che stava indagando sul caso”, ha spiegato un luogotenente della compagnia di Montefiascone, ricostruendo le prime fasi dell’inchiesta, sfociata per il giovane nel processo per cessione di droga alla minore davanti al collegio.
“Ombre sul suicidio, sia per l’età che per il contesto”
Delle ombre sulla morte di Laura Chirica ha parlato l’ispettore del commissariato di polizia di Orvieto. “Il 17 febbraio 2017 ci arrivò una nota del commissariato di Porta Pia in cui si diceva che la 17enne era deceduta per precipitazione, ma che c’erano delle ombre sul gesto, sia per la minore età della vittima, sia per il contesto”, ha spiegato. “Tramite le telecamere della stazione, siamo risaliti al viaggio in treno da Orvieto a Roma. Poi abbiamo sentito la madre e la sorella, scoprendo la frequentazione con ‘Leo’ e acquisendo dalla sorella di Laura una chat (con la minore poi sentita a Perugia, ndr) in cui c’erano riferimenti a ‘Leo'”, ha detto ancora il testimone.
Lo schianto dal settimo piano di un palazzo in zona Bologna
Il giorno di San Valentino di tre anni fa Laura Chirica aveva preso dalla stazione di Orvieto un treno diretto a Roma Tiburtina. Poco dopo è precipitata dal settimo piano di un palazzo di via Agrigento, in zona Bologna. Un piano dove, secondo il portiere, ci sarebbe stato un appartamento affittato a delle studentesse. La 17enne sarebbe stata un corriere della droga, utilizzata come tramite dello spaccio di hashish.
Per la famiglia la 17enne è stata uccisa
La morte di Laura Chirica, di origini moldave, residente con la madre a Montecchio, studentessa dell’istituto alberghiero di Orvieto, col sogno di diventare chef, è stata archiviata come suicidio nonostante l’opposizione della famiglia. Il caso è tra quelli trattati dalla trasmissione televisiva “Chi lìha visto?”, cui la madre si è rivolta nella speranza di trovare dei testimoni in grado di fare luce sulla tragica scomparsa della figlia che per la donna sarebbe stata uccisa. Le forze dell’ordine hanno classificato il caso come suicidio, ma secondo la famiglia ci sarebbero tuttora i presupposti per indagare anche sulla pista dell’omicidio.
Silvana Cortignani
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