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Tribunale - Parla l'insegnante che accusa di concussione il carabiniere che lo ha salvato da uno strozzino

“Disse che, se non gli davo i soldi, l’usuraio che mi minacciava sarebbe uscito dal carcere”

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La pm Eliana Dolce

La pm Eliana Dolce

L'avvocato Remigio Sicilia

Il difensore Remigio Sicilia

Viterbo – (sil.co.) – E’ ripreso ieri il processo per concussione all’ex comandante della stazione dei carabinieri di Vejano, Santo Antonio Catanzariti, presente in aula al fianco del suo avvocato.

Il militare, che nell’estate 2015 aveva ricevuto un encomio solenne per avere salvato la vita di una persona, a settembre 2016 è stato denunciato da un insegnante di Canale Monterano, B.B., che aveva invece salvato pochi mesi prima da un usuraio, un pregiudicato di Manziana, W.M., fermato il 13 ottobre 2015 mentre si faceva consegnare 300 euro in contanti dalla vittima.

“Se non paghi, sequestro tuo figlio e gli taglio un orecchio”, avrebbe minacciato lo strozzino, che quando fu fermato viaggiava a bordo di una Jaguar di grossa cilindrata con in tasca la pistola ad aria compressa senza tappo rosso che avrebbe usato per spaventare l’insegnante.

Dopo l’arresto B.B. avrebbe continuato a ricevere minacce dal suo aguzzino: “I miei amici Casamonica te la faranno pagare anche se sono in carcere”.

Lo ha raccontato ieri in aula la presunta parte offesa, interrogato dal pubblico ministero Eliana Dolce e dal difensore Remigio Sicilia, spiegando cosa gli avrebbe fatto l’imputato.

“Io di lui mi fidavo ciecamente, mi aveva appena salvato la vita”, ha esordito parlando del suo rapporto con l’allora comandante della stazione di Vejano. 


“Mi disse che se non gli davo i soldi l’usuraio sarebbe uscito dal carcere”

“Dopo l’arresto, tra fine 2015 e il 12 gennaio 2016, il maresciallo mi chiamò dicendomi che aveva rintracciato tre dei quattro assegni che avevo fatto a W.M., ma che non erano stati trovati a casa sua perché li aveva girati ad altre persone. Mi disse che dovevo dargli i soldi per coprirli, così li portava al pm di Civitavecchia, altrimenti il difensore dell’usuraio avrebbe potuto trovare dei cavilli per farlo scarcerare. Io ero terrorizzato per cui gli ho dato circa 900 euro in contanti che, a detta sua, mi avrebbe restituito”, ha raccontato.

“Un altro assegno, uno dei due che erano stati protestati, lo ha segnalato a me un barista di Canale Monterano. Siamo andati a prenderlo insieme a dicembre e la sera del 12 gennaio gli ho portato i soldi in caserma. Lui non c’era, ma un militare mi disse che i carabinieri non possono prendere denaro da nessuno. Mi sono insospettito”, ha proseguito.

“Il maresciallo da quel giorno non si è più fatto trovare, così quando l’estate successiva incontrai per caso al mare un suo collega, gli chiesi come dovevo fare per farmi ridare i soldi. A settembre mi hanno chiamato in caserma a Ronciglione e l’ho denunciato”, ha detto.


“Perché non si è rivolto al suo avvocato di fiducia?”

Il difensore Sicilia, oltre a contestare alcune discrasie relative a date e importi, ha chiesto alla presunta vittima perché avesse aspettato di incontrare per caso un carabiniere al mare invece di rivolgersi subito al suo avvocato di fiducia, all’epoca una legale di Manziana, cambiata subito dopo.

“Glielo dissi, ma dopo avere dato i soldi al maresciallo. Lei mi disse che non dovevo dargli soldi”, la risposta. Stupito che a quel punto B.B. non avesse chiesto alla legale come recuperarli, Sicilia ha chiesto di citare la collega per sentire la sua versione, ma il collegio ha rigettato la richiesta. 

Si torna in aula il prossimo 23 settembre per sentire l’imputato e la sentenza. 


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20 febbraio, 2020

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