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Sport - Calcio - Serie C - Dall'addio di Atanasov al rinnovo di De Giorgi, passando per la serie B sognata da Romano e il rapporto coi tifosi - Intervista ad Antonio Calabro in visita alla redazione di Tusciaweb

“La coppa Italia la sento mia, alla Viterbese faccio vedere la Juve di Conte”

di Samuele Sansonetti
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Antonio Calabro e Samuele Sansonetti

Antonio Calabro e Samuele Sansonetti

Antonio Calabro nella redazione di Tusciaweb

Antonio Calabro nella redazione di Tusciaweb

Carlo Galeotti e Antonio Calabro

Carlo Galeotti e Antonio Calabro

Antonio Calabro e Samuele Sansonetti

Antonio Calabro e Samuele Sansonetti

Sport - Calcio - Viterbese - Antonio Calabro

Antonio Calabro in panchina

Sport - Calcio - Viterbese - Antonio Calabro e parte dello staff

Antonio Calabro e parte dello staff

Sport - Calcio - Viterbese - Antonio Calabro

Antonio Calabro durante un allenamento

Viterbo – Il calcio è testa e piedi ma anche cuore.

Il calcio è cura spasmodica di ogni dettaglio ma anche passione. E non a caso uno dei modelli di riferimento di Antonio Calabro è la prima Juventus di Antonio Conte: una squadra che ha vinto lo scudetto con meno talento rispetto ad altre rose ma con molta più fame.

Melendugno e Lecce, rispettivi posti di origine dei due, sono separati da 18 chilometri ma oltre al Salento gli allenatori hanno in comune anche lo stesso modo di vedere il calcio. Una filosofia innovativa che il tecnico della Viterbese, più giovane di sette anni, conosce alla perfezione.

Antonio Calabro, a maggio 2012 la Juventus vince il primo scudetto dell’era Conte. Qualche mese più tardi lei inizia ad allenare sulla panchina del Gallipoli. Questa coincidenza ha inciso sulla formazione dei suoi primi principi di gioco?
“Sì. La Juve di Conte inizialmente si schierava col 4-2-4 ma giocando a quattro dietro doveva lasciare fuori uno tra Bonucci, Barzagli e Chiellini. Inoltre Pirlo non era proprio un centrocampista da centrocampo a due così come Marchisio e Vidal. Quando Conte capì che più del modulo erano importanti i giocatori passò alla difesa a tre, mantenendo l’aspetto schematico del 4-2-4 con gioco in ampiezza e sulle due punte. Mi impressionò il fatto che vinse lo scudetto con giocatori non top contro un Milan molto più forte. Ha ottenuto il massimo dallo schema e anch’io a Gallipoli iniziai così”.

Si ispira anche a qualche altro allenatore?
“Mi piace molto Gasperini per il tipo di modello di gioco. L’Atalanta di Gasperini, con i giovani, fa un gioco che mi piace molto. Non ha top player ma ha un gioco che è molto dispendioso a livello energetico. Per farlo devi avere calciatori funzionali”.

Una delle sue prerogative è la forma fisica perfetta della squadra.
“Il mio è un sistema di gioco dispendioso. Un sistema con cui si copre il campo in maniera equa è il 4-4-2 classico ma è un calcio che nonostante ai tempi di Sacchi fu innovativo non può più essere fatto. Il mio non è un calcio statico e per fare quello che voglio i due attaccanti si devono sacrificare, i due interni e gli esterni di centrocampo devono effettuare un chilometraggio altissimo ed ecco perché è troppo importante avere gente di gamba”.

Nei suoi allenamenti non mancano mai le lunghe sedute video.
“E’ vero. Le partite di Conte di quell’anno le conosco a memoria, ancora adesso le faccio vedere alle mie squadre. Alla Viterbese faccio vedere la Juve di Conte, non l’Inter di Conte. Lui vorrebbe fare quello che faceva alla Juve ma quella squadra era perfetta. Forse proprio perché non era fortissima”.

Tra gli obiettivi finali di una squadra c’è quello di arrivare pensare come l’allenatore. Quanto tempo si impiega a raggiungere una condizione del genere?
“Parlo per esperienza personale. Quando ho vinto a Gallipoli sono stato facilitato dal fatto che in quella squadra presi tutti giocatori che avevano giocato con me e che già mi conoscevano. Vincemmo al primo anno perché il momento di conoscenza fu tagliato. Nel secondo anno a Francavilla dopo dieci partite eravamo a dieci punti dalla prima. La squadra aveva un bisogno fisiologico di capire le esigenze dell’allenatore. Parlare non serve a nulla: hai bisogno del campo, degli allenamenti e delle partite”.

Calabro è un perfezionista?
“Non posso proporre alla squadra serietà, professionalità, intensità, abnegazione e sacrificio se io per primo non rispetto questi principi. A me risulta facile e capisco che per gli altri non è semplice entrare nella mia mentalità. Se le persone non mi conoscono a fondo rischio di sembrare presuntuoso ma quando gli altri iniziano a percepire che io ci credo veramente assorbono la mia passione e si amalgamano. Quando questo accade, inizia a formarsi una squadra vera”.

L’interno di squilibrio è una sua invenzione dei primi anni a Gallipoli e la sta portando avanti anche a Viterbo. E’ un’alternativa tattica che la convince?
“Qualche giorno fa ero a colloquio con lo staff. Mentre si parlava dissi che non mi prendo tanti meriti perché nel calcio cambia tutto rapidamente. Detto questo nessuno, dalla serie A alla Terza categoria, si può appropriare di un’invenzione mia (ride, ndr). Lo iniziai a fare in Eccellenza. Un giocatore tipo Vandeputte, che è un attaccante esterno, giocando da esterno riceve la palla con l’avversario alle spalle e deve cercare di superarlo trovando maggiore difficoltà. Ci sono giocatori che devono giocare con la faccia rivolta verso la porta: i movimenti sono gli stessi ma se guardano la porta diventano molto più pericolosi. La base dell’idea è questa”.

Le partite più belle di questa stagione?
“Quella di domenica contro il Catania è stata una delle più belle perché è stata una vittoria. Se quella del 12 gennaio col Bari fosse stata una vittoria sarebbe stata ancora più bella. Abbiamo pareggiato con un gol subito al 94′ e solo per quello non è stata una partita perfetta. Purtroppo nel calcio ci si fa coinvolgere troppo dal risultato ma secondo me la bellezza di una partita è quando una squadra è in difficoltà come col Bari e tira fuori una prestazione di orgoglio”.

Durante la gara col Catania, sullo 0-0, i tifosi in tribuna beccavano i calciatori dopo gli errori. Lei si è girato e ha chiesto al pubblico di incitarli. E’ stato un gesto d’istinto?
“E’ la mia mentalità. Un’azienda deve essere come una famiglia di cui il pubblico fa parte. Io tengo molto ai tifosi e tengo molto al fatto che i miei giocatori siano stimolati. Poi un litigio ci può stare ma l’importante è il rispetto. Così si crea un progetto vero”.

Oggi alla Viterbese c’è un progetto vero?
“Quando sono tornato del progetto c’era poco e niente. I calciatori andavano indietro invece che avanti e la squadra si basava solamente su Tounkara e Volpe. Il presidente non voleva questo e ho faticato molto per riportarlo alla luce”.

Con Villa, Traficante e Abate formate un’ottima squadra. Nella preparazione degli schemi vi dividete i compiti in base ai ruoli che ricoprivate da calciatori?
“No. Pensi che io, nonostante sia un ex difensore, sono molto più bravo a preparare la fase offensiva. Per fare un esempio: un difensore molte cose non le ha imparate ma le aveva dentro di sé come dote naturale. E se una persona ha una dote naturale è difficile insegnarla. Al difensore posso insegnare la linea d’anticipo e la postura del corpo ma durante la partita ci sono cose che vanno oltre la tattica. Io ho studiato moltissimo la fase offensiva e sono più preparato in quello”.

Prima dei cinque risultati utili consecutivi sono arrivate cinque sconfitte di fila. C’è qualcosa che cambierebbe di quel periodo?
“L’unica cosa che cambierei sono le due partite in casa contro Cavese e Avellino. La squadra non stava bene fisicamente e mi sarei dovuto accontentare anche di un pareggio. Con la Cavese, sullo 0-0, ho tolto un giocatore difensivo per mettere Molinaro ma la squadra non era ancora pronta per reagire in maniera positiva”.

L’anno scorso abitava a Grotte di Castro, quest’anno a Viterbo. Come si trova ora che la può vivere quotidianamente?
“E’ bellissima. Mi piace molto il centro storico e mi piace la Tuscia in generale. Quando vengono le mie figlie e mia moglie cerchiamo di vedere più posti possibile. L’anno scorso sono arrivato in un momento stranissimo: giocavamo ogni tre giorni, eravamo sempre in giro e non sono riuscito a capire bene la bellezza di questo territorio”.

Nonostante questa lontananza il rapporto con i tifosi era positivo e lo è tuttora.
“E’ vero. Ho sentito da subito il calore del pubblico, grazie anche ai risultati e al prestigioso trofeo che è stato vinto a maggio. Inizialmente il pubblico mi ha accolto in maniera prevenuta pensando ‘Tanto Camilli cambia sempre allenatore e non si risolve niente’. Per fortuna dopo si è ricreduto. La cosa più bella sono i tifosi che vengono in trasferta. Se non faccio risultato fuori casa mi dispiace per la classifica ma soprattutto per quei ragazzi che hanno fatto i chilometri per venire a vederci”.

Lei è originario del Salento. C’è qualcosa che le manca dei suoi posti?
“Noi siamo molto legati alla nostra terra. Abbiamo il mare e quello mi manca. Mi manca farmi una passeggiata il lunedì dopo le partite, sedermi e pensare. Mi rilassa e mi tranquillizza. Se una persona non ha bisogno di lavorare il Salento è il posto ideale per vivere perché ci sono sei mesi di caldo e d’inverno non fa freddissimo”.

Parlando invece di mercato, la partenza di Atanasov se l’aspettava?
“Aveva voglia di ambire a qualcosa di diverso. Con Giga c’era un rapporto molto forte. Quando arrivai l’anno scorso frequentava molto la panchina visto che giocavano Rinaldi e Sini. Dal mio arrivo è stato il titolare inamovibile e molte volte per farlo giocare ho messo in panchina Sini, Rinaldi o Coda. Tutto questo non perché mi stava simpatico ma perché lo reputavo e lo reputo un giocatore forte. La vita poi ti porta a fare delle scelte e soltanto col tempo saprai se sono state giuste o sbagliate. Noi abbiamo perso un punto di riferimento e su questo è stato molto bravo De Giorgi”.

Appunto. Spesso De Giorgi non salta agli onori di cronaca ma in questa squadra è un leader.
“Sì. E’ un leader che dà l’esempio e posso dire che a livello di prestazioni, rispetto all’anno scorso, sta facendo molto meglio. Sarà il cambio di ruolo ma rende molto meglio anche a livello di personalità. E’ stato chiamato a dettare le linee guida ai giovani e si sta comportando benissimo, tanto che ho proposto alla società di rinnovare il suo contratto ricevendo un parere positivo”.

Crede che sarà possibile trattenere i giovani in prestito come Volpe, Errico, Besea e Simonelli?
“Non conosco i rapporti col Frosinone ma so che sono ottimi. Bisogna comunque vedere le esigenze dei calciatori e dei procuratori. Io gli do un consiglio: se si trovano bene e reputano l’ambiente ideale per farli crescere, meglio un altro anno in serie C che una stagione in serie B senza giocare”.

La coppa Italia la sente un po’ sua?
“Certo che la sento mia. Soprattutto perché fu affrontata con una formazione che per dieci undicesimi avrei fatto anch’io e con le sostituzioni che magari avrei fatto anch’io. La sento mia perché la Viterbese l’ho portata in finale io. Siamo passati con Ternana, Teramo, Pisa e Trapani e c’ero sempre io in panchina. La sento mia totalmente. Mi dispiace soltanto non averla potuta alzare e non avere la medaglia”.

Il presidente Romano parla spesso di serie B. Pensa che in futuro la Viterbese potrà pensare a un traguardo del genere?
“Il presidente è un ingegnere che è partito da zero. Ha sempre parlato come se dovesse arrivare ad avere un’azienda come quella che ha adesso. La strategia di leadership di un capo può anche prevedere di dire una cosa difficilissima da raggiungere in modo che tutti i componenti dell’azienda possano lavorare per ottenerla. Se io mi alzo la mattina pensando ad arrivare in serie A lavoro in un modo, se penso solo a vincere la prossima partita lavoro in un altro. A livello mediatico il presidente ci sa fare, magari passa per pazzo ma dice una frase che comporta una conseguenza a chi gli sta intorno”.

Samuele Sansonetti


Articoli: Antonio Calabro in visita a Tusciaweb


Serie C – girone C
24esima giornata
domenica 2 febbraio

Paganese – Cavese (sabato)
Bisceglie – Avellino
Catania – Monopoli
Casertana – Picerno
Teramo – Rende
Potenza – Rieti
Ternana – S. Leonzio
Vibonese – Reggina
Bari – V. Francavilla
Catanzaro – Viterbese


Serie C – girone C
classifica

SquadraPTGVPSGFGSDR
Reggina53231652461729
Bari47231382411724
Ternana47231454342014
Monopoli44231427301812
Potenza44231355261511
Catanzaro3523105831265
Teramo342397724240
Catania33239683334-1
Viterbese322395931274
Cavese31238782131-10
V. Francavilla302379729290
Paganese292378831283
Vibonese28236107392910
Casertana2823610729290
Avellino282384112734-7
Picerno242366112429-5
Bisceglie172338121833-15
Rende152336141641-25
S. Leonzio122326152042-22
Rieti112344152451-27

Serie C – girone C
i marcatori della Viterbese

8 gol: Michele VolpeMamadou Tounkara
2 gol: Andrea Errico, Daniel Bezziccheri, Zhivko Atanasov, Salvatore Molinaro, Nicholas Bensaja
1 gol: Stefano Antezza, Mario Pacilli (1 rigore), Davide Sibilia, Marco Simonelli, Mattia Zanoli


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1 febbraio, 2020

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