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Viterbo - A chiederlo è stata Luisa Ciambella (Pd) che ieri ha presentato un ordine del giorno bocciato da maggioranza e opposizione in consiglio comunale

“La Talete va chiusa e la gestione del servizio idrico ridiscussa”

di Daniele Camilli
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Viterbo - Luisa Ciambella

Viterbo – Luisa Ciambella durante il consiglio straordinario si Talete

Viterbo - Andrea Micci

Viterbo – Andrea Micci

Viterbo - Giulio Marini

Viterbo – Giulio Marini

Viterbo - Lo schema con gli aumenti delle tariffe presentato da Luisa Ciambella (Pd)

Viterbo – Lo schema con gli aumenti delle tariffe presentato da Luisa Ciambella (Pd)

Viterbo - La minoranza in consiglio comunale

Viterbo – La minoranza in consiglio comunale

Viterbo - Consiglio comunale

Viterbo – Consiglio comunale

Viterbo –  “La Talete va chiusa e la forma di gestione del servizio idrico va ridiscussa”. Lo ha chiesto Luisa Ciambella (Pd) che ieri pomeriggio ha presentato un ordine del giorno ad hoc discusso nell’aula di Palazzo dei Priori dove si è svolto il consiglio comunale dedicato alla drammatica crisi della Talete. L’ordine del giorno è stato bocciato. Tutti contro. Maggioranza e opposizione. Tranne Ciambella che ha votato a favore. Rifiutandosi di ritirare il documento come le aveva proposto il consigliere Gianmaria Santucci (Fondazione) a fine seduta. “Per una questione di responsabilità”, ha risposto la consigliera del Pd.

“E’ ormai indispensabile – ha proseguito Ciambella – passare a una forma di gestione consortile e partecipata dalle comunità perché solo in questo modo si può dare il necessario sostegno, anche attraverso il ricorso alla fiscalità generale, a quelle realtà considerate più deboli, in quanto impossibilitato, perché poco popolata depurare e rendere potabili le acque. E questo non significa che la Talete deve fallire, ma è necessario sviluppare anche un percorso alternativo”.

Ciambella ha presentato inoltre uno schema degli aumenti delle tariffe per una famiglia di 4 persone. Secondo i calcoli della consigliera comunale del Pd, la bolletta dell’acqua è passata da 102,30 euro l’anno nel 2017 a 106,05 euro nel 2019. Tariffa che arriverà a 702 euro più Iva nel 2023.

Un lavoro, quello fatto dalla consigliera, rispettato da tutti tranne che dalla minoranza che lo ha accolto invece con toni sprezzanti. Tant’è vero che a un certo punto il consigliere della Lega, Andrea Micci, ha detto: “Voteremo contro l’ordine del giorno, perché non lo condividiamo. Ma assistere a certi toni da parte di alcuni consiglieri di minoranza non è bello. Bisogna avere rispetto delle persone, del ruolo che rivestono, del lavoro che hanno fatto. Bisogna avere rispetto per l’aula dove ci troviamo. E’ una questione di democrazia”.

Ciambella, nel documento discusso ieri, ha anche analizzato la situazione in atto da cui scaturirebbe che “oltre l’incremento tariffario dell’1,4% per l’anno 2019 – sta scritto nell’odg – per una percentuale complessiva del 52,6% dal 2018 al 2023, è previsto un ulteriore incremento per tutte le utenze a seguito dell’entrata in vigore di una nuova articolazione tariffaria: domestiche residenti, non residenti e altri usi. Questi incrementi variano da un minimo del 3,3% fino ad arrivare al 35%. Queste nuove articolazioni determinano un maggiore introito per Talete per il 2018 pari a 1,5 milioni di euro. Viene inoltre rimodulato il deposito cauzionale per tutte le utenze che non hanno la domiciliazione bancaria modificando la metodologia di calcolo che passa da base semestrale ad annuale. Ciò comporterà un flusso finanziario per Talete di circa 23 milioni di euro che verrà fatturato in 6 rate trimestrali. Viene infine incrementata anche la componente tariffaria a copertura del costo di morosità che passa dall’attuale 9% (su 36 mesi) al 14,98% (su 24 mesi). Tale costo di componente tariffaria andrà a gravare su tutti gli utenti che pagano regolarmente le bollette”.

“Siamo arrivati al capolinea – ha poi sottolineato Ciambella -. Oggi rischiamo di regalare ai privati un diritto pubblico. Il diritto all’acqua. Una volta svenduto, non vorrei che il finanziamento Arera di 40milioni di euro se lo godesse qualcun altro. Sulle spalle dei cittadini che nel frattempo vedranno aumentare le tariffe”.

Con l’ordine del giorno, Ciambella ha chiesto di “revocare il voto dato dal comune di Viterbo nella riunione dell’assemblea Ato del 30 dicembre 2019, perché non si possedevano tutti gli elementi per votare consapevolmente”. 

Con l’ordine del giorno Ciambella ha proposto inoltre di “impegnare il sindaco a vigilare su tutte le attività di controllo che l’Egea deve attuare, di attivare un tavolo di confronto con tutte le associazioni che si occupano di tutela dei consumatori e di costruire insieme agli altri sindaci più lungimiranti un modello di gestione nuovo che garantisca il servizio pubblico integrato, garantisca l’acqua alle nuove generazioni e proietti la nostra provincia in tema di servizio idrico a guardare al futuro”.

Contrari all’odg presentato da Ciambella la Lega e il movimento 5 Stelle. “Talete – ha commentato Andrea Micci (Lega) – è stata governata per anni dal centrosinistra. Serve un’assunzione di responsabilità. Laddove Talete non dovesse ottenere il finanziamento Arera chiederemo di tornare alle tariffe precedenti. La soluzione al problema è chiedere un Ato unico regionale. Dobbiamo anche tutelare i 140 dipendenti di Talete. Non possiamo azzerare tutto e creare un’altra cosa da capo”.

Per Massimo Erbetti (5 Stelle) “va applicata la legge regionale 5 del 2014 sulla gestione pubblica dell’acqua. Cosa che non è stata ai fatta”.

Dello stesso avviso Frontini (Viterbo 2020),”la situazione in cui ci troviamo oggi è figlia di un metodo di gestione. Una situazione che va presa per le corna affrontandola in modo coraggioso. È l’unico modo per affrontare il problema acqua, non solo il problema Talete, è spingere per l’applicazione della legge regionale”.

Per Barelli (Forza Civica) “va data una soluzione al problema che ad oggi nessuno ha proposto. Chi è qui dentro che si prende la responsabilità di far fallire Talete? Non sono più disponibile a partecipare a consigli comunali che non presentino soluzioni al problema”.

Martina Minchella (FdI) invoca infine la presenza in aula dei rappresentanti Talete. “Manca un interlocutore. Anche oggi. Come sempre. E l’interlocutore è la società Talete, l’unica che può dare risposte a quanto si chiede. Comunque sia, non possiamo comunque avallare aumenti tariffari se poi non portano a nulla”.

 

Daniele Camilli


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14 febbraio, 2020

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