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Tribunale - E' imputato di danneggiamento aggravato di albero fruttifero - L'agronoma della parte civile: "La pianta è stata irrorata col glifosato, un diserbante che non perdona"

Si secca la siepe, accusato di “avvelenamento” il vicino di casa

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L'avvocato Giuseppe La Bella

L’avvocato di parte civile Giuseppe La Bella

Bassano Romano – Si secca la siepe, accusato di “avvelenamento” il vicino di casa alla sbarra per danneggiamento aggravato di albero fruttifero.

Un inedito processo è entrato nel vivo ieri davanti al giudice Giacomo Autizi. Sul banco degli imputati un uomo di Bassano Romano, difeso dall’avvocato Valerio Panichelli, accusato di avere fatto seccare col diserbante la siepe della vicina, parte civile con l’avvocato Giuseppe la Bella. 

I fatti risalgono a novembre 2014, quando la presunta vittima si è rivolta a un’agronoma per capire perché la sua siepe di laurus cerasus si stesse seccando.

Tra i testimoni la professionista incaricata della perizia, la dottoressa Sandra Arcangeli: “Abbiamo mandato il campione di fogliame prelevato al laboratorio analisi, che ha constatato la presenza di un diserbante, il glifosato, all’epoca di libera vendita. Si tratta di un diserbante chimico sistemico usato per le erbacce, che viene irrorato sulle foglie e agisce sul tessuto della pianta, per cui la signora è stata costretta a tagliare la siepe, perché non si poteva fare niente per salvarla”.

La siepe, parzialmente affacciata sulla pubblica via, avrebbe segnato il confine tra la proprietà della parte civile e la proprietà dell’imputato, il quale si sarebbe lamentato che era troppo alta col giardiniere che un paio di anni prima la stava potando.

Il giardiniere, sentito come testimone, non ha però confermato, ricordando solo di essere stato anche lui interpellato dalla presunta vittima: “Dissi che l’essicazione della pianta sicuramente non dipendeva dalla potatura, ma doveva dipendere da altro”.

Di sicuro l’imputato aveva disponibilità di glifosato. “Ne comprava un litro ogni anno a marzo per il terreno del padre”, ha detto la negoziante che glielo ha venduto anche nel 2014. “In primavera, non in autunno, quando la siepe si è seccata”, ha fatto notare il difensore Panichelli.

Secondo il legale, inoltre, il laurus cerasus non è un albero da frutto, per cui cadendo tale aggravante viene meno anche il reato, nel frattempo depenalizzato nella sua forma semplice. “Ma la siepe aveva comunque una precisa destinazione, quella di segnare il confine tra le proprietà, per cui il reato è correttamente contestato nella sua forma aggravata”, ha ribattuto l’avvocato di parte civile La Bella. 

Al termine dell’udienza, il processo è stato rinviato al prossimo 8 ottobre per sentire l’imputato e tre testi della difesa. 


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14 febbraio, 2020

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