Foggia – (sil.co.) – Uccise un carabiniere e ne ferì un altro, il militare sopravvissuto si è costituito parte civile con l’avvocato viterbese Simone Negro in vista del processo che si aprirà il prossimo 2 marzo davanti alla corte d’assise del tribunale di Foggia. L’imputato è stato rinviato a giudizio il 30 gennaio.
“In caso di condanna, siamo pronti a chiedere un risarcimento non inferiore a 300mila euro per tutti i danni subiti e subendi e una provvisionale immediatamente esecutiva non inferiore ai 150mila euro”, anticipa l’avvocato Negro.
I fatti risalgono al 13 aprile dell’anno scorso, quando il pregiudicato 66enne Giuseppe Papantuono sparò al maresciallo 47enne Vincenzo Di Gennaro uccidendolo sul colpo e al commilitone 28enne Pasquale Casertano ferendolo gravemente, entrambi in servizio alla stazione di Cagnano Varano. L’uomo, in carcere da dieci mesi e rinviato a giudizio il 30 gennaio con l’accusa di omicidio e tentato omicidio, sparò con la sua pistola ai due militari durante un ordinario controllo.
In ospedale, Casertano ricevette la visita del comandante generale dell’arma dei carabinieri Giovanni Nistri e del presidente del consiglio Giuseppe Conte.
Nel corso dell’udienza preliminare, celebrata davanti al gup Michela Valente, si sono costituiti parte civile i familiari del maresciallo Di Gennaro (il padre, la sorella e la fidanzata), l’appuntato Pasquale Casertano, il comune di San Severo, l’Associazione nazionale sottufficiali, l’arma dei carabinieri e il ministero della difesa. Papantuono, che ha chiesto di essere interrogato, ha detto di non ricordare bene quanto accaduto quella mattina “perché era sotto l’effetto di alcool e sostanze stupefacenti ed ha ribadito di non aver mai avuto motivi di rancore né nei confronti del maresciallo Di Gennaro, né nei confronti di Casertano”.
L’imputato è difeso dall’avvocato Angelo di Pumpo, i familiari della vittima da Michele Minischetti, l’appuntato Casertano da Simone Negro.
Casertano, che ha rischiato di morire, è rientrato in servizio lo scorso mese di novembre, dopo sette mesi. Dall’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo il militare, originario di Caserta, è stato dimesso dopo un mese e cinque giorni di ricovero presso l’unità di chirurgia addominale.
“Dopo una lunga e complessa operazione per asportare il proiettile conficcato vicino all’aorta e in seguito al processo di recupero, Pasquale ha indossato di nuovo quella divisa, simbolo di ciò in cui non ha mai smesso di credere – ricorda l’avvocato Negro – neppure quando ha visto cadere davanti ai suoi occhi un proprio collega e amico e neppure quando è rimasto gravemente ferito dai colpi esplosi dal pregiudicato Giuseppe Papantuono”.
Erano passate da poco le 10 di mattina del 13 aprile scorso quando la gazzella con a bordo Di Gennaro e Casertano, impegnata in un controllo stradale a pochi passi dalla piazza centrale di Cagnano Varano, affiancò l’auto di Papantuono invitandolo a fermarsi. I due militari, però, non riuscirono a fermare l’uomo che, di tutta risposta, aprì il fuoco a distanza piuttosto ravvicinata.
I proiettili ruppero i vetri dell’auto dei carabinieri e raggiunsero il maresciallo d47enne Di Gennaro. Inutile il tentativo del conducente di sottrarsi alla pioggia di fuoco. Inutile fu anche la corsa in ospedale. A rimanere ferito anche il collega seduto al suo fianco, Pasquale Casertano, 28enne, che riportò ferite al braccio e al fianco.
– Ferito nella sparatoria in cui morì il collega, giovane carabiniere torna al lavoro
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