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Il giornale di mezzanotte - Fabrica di Roma - I volti dei ristoratori che resistono, immortalati dal fotografo Luca Storri

Ritratti a distanza per raccontare l’emergenza

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Luca Storri

Luca Storri

Il ritratto di Luca Vissani

Il ritratto di Luca Vissani

Il ritratto di Lucio Pompili

Il ritratto di Lucio Pompili

Fabrica di Roma – Ritratti a distanza. Non c’è motivo di fermare la fotografia proprio quando può esprimere di più. 

Luca Storri ha chiuso il suo studio a Fabrica di Roma temporaneamente, causa lockdown – dal 18 riaprirà – ma di scattare non ha mai smesso. Il Coronavirus è diventata l’occasione per lanciare il progetto “Ospitalità negata: ristoratori al tempo del Covid-19”. 

“Ho pensato che il momento che stiamo vivendo andasse documentato – dice – e ho scelto la modalità che conosco meglio e che amo di più”.

Storri, 34 anni, nato a Soriano nel Cimino, lavora dal 2017 a Fabrica di Roma, ma la fotografia lo porta un po’ ovunque. Con “Ospitalità negata” è corretto dire che sta letteralmente girando l’Italia, pur senza muoversi da casa. Come? Scattando da remoto. A prova di distanziamento sociale. 

“Volevo immortalare i volti di baristi, ristoratori e di tutto un settore che ha risentito profondamente di questa crisi senza precedenti – racconta Storri -. L’idea è venuta dalla mobilitazione nazionale partita dal Viterbese con Paolo Bianchini. Volevo raccontare la protesta attraverso i volti di chi, temporaneamente, causa restrizioni anti-Covid, ha dovuto fermare la sua attività. La storia di questo momento attraverso le storie di queste persone, fissate nei ritratti. Adesioni sono arrivate via social un po’ da tutta Italia, anche da cuochi e ristoratori di fama”.

Come Lucio Pompili, chef stellato dello storico Symposium di Cartoceto, provincia di Pesaro e Urbino. O Luca Vissani, figlio del vulcanico chef Gianfranco, manager del ristorante affacciato sul lago di Corbara, a Baschi (Terni), che porta il cognome di famiglia. Storri ha contattato anche Antonino Cannavacciuolo ed è in attesa di risposta. Per ora hanno posato ristoratori da Roma, Agrigento, Udine, Salerno. Tra i viterbesi, ha aderito Paolo Bianchini. 

Come funziona lo scatto da remoto? “In pratica è una videochiamata che si conclude con una fotografia – spiega Storri -, ma con tutti i crismi della realizzazione di un ritratto. La tecnica è la stessa. C’è una cura della composizione della foto, cioè di quale sfondo scegliere e di come posizionare il soggetto, e c’è il lavoro successivo allo scatto, con la post-produzione. Sono io, in questo, a fare da guida, proprio come fossimo in uno studio fotografico. Con la differenza che, in mancanza del treppiedi, chiedo a un parente di chi è in posa un po’ di collaborazione per tenere il telefono e inquadrare il soggetto. Ma soprattutto, questo non sarebbe possibile senza la tecnologia, specie FaceTime, con la funzione Live Photo, e Google Duo, che permettono di fare videochiamate di alta qualità e, quindi, di scattare con lo smartphone”. 

Più sofisticato di un selfie e di uno screenshot; meno preciso, come risoluzione, di un’immagine captata da una macchina fotografica reflex. 

Il progetto, del resto, nasce per una fruizione diversa rispetto alla fotografia tradizionale, da vedere e toccare, stampata in formati di grandi dimensioni. Sono immagini più adatte a circolare sui social che non da “intrappolare” in cornice. Il che non significa rinunciare alla ricercatezza, tutt’altro. Storri sogna di proporre il progetto a concorsi di fotografia nazionale e internazionale e non esclude una futura mostra di questi volti tutti in bianco e nero, per farli risaltare.

La sfida è afferrare l’ineffabile: estrarre il massimo della qualità possibile dallo scatto con un cellulare. Per raccontare con una narrativa nuova, a base di Internet, social e videochat. Gli stessi strumenti che, in tempo di Covid, ci hanno salvati dall’isolamento. 


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22 maggio, 2020

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