Monterosi – La villa a Monterosi i Casamonica l’hanno “intestata a un nipote minorenne”. Ma per la questura di Roma quel “fabbricato ubicato in via degli Uccelletti 37 era di fatto riconducibile ad Anna Di Silvio e a Giuseppe Casamonica (classe 1950)”. Dei due, moglie e marito, solo lui è stato arrestato, insieme ad altre diciannove persone, dai poliziotti della Capitale al termine dell’operazione “Noi proteggiamo Roma”.
La villa di Monterosi è stata sequestrata insieme ad altri beni per un valore complessivo di circa 10 milioni di euro. A cui vanno aggiunti altri 20 milioni di euro di beni da confiscare. “L’inchiesta – spiegano gli agenti – ha comprovato la rilevante disponibilità di denaro degli appartenenti al clan Casamonica, quale provento delle attività illecite, attesa la pressoché inesistenza di redditi ufficiali”. I soldi sarebbero poi stati investiti nell’acquisto di auto, di vestiti e di accessori di lusso o usando dei prestanome.
“I proventi delle attività illecite – affermano gli inquirenti -, oltre a essere destinati al sostentamento delle famiglie dei detenuti e per il pagamento delle spese legali, sono stati investiti occultando i reali titolari dei beni intestandoli a dei prestanome”. Ma, secondo la polizia, sarebbero stati i Casamonica “a gestire di fatto le attività e gli immobili, acquisendo i relativi introiti utilizzati per il sostentamento della vita dell’associazione”.
L’inchiesta, inoltre, “ha consentito di individuare – ricostruiscono gli agenti – l’esistenza a Roma di due clan facenti capo a Giuseppe e a Ferruccio Casamonica”, le cui “attività illecite sono rimaste quasi del tutto immutate nell’ultimo ventennio”. Gli investigatori evidenziano che “i due nuclei familiari, strettamente legati da vincoli di parentela, hanno operato in diversi quartieri della Capitale: Romanina, Anagnina e Tuscolano. Nonché verso i comuni limitrofi di Grottaferrata, Frascati, Albano, Monte Compatri e San Cesareo, radicandosi sul territorio nel corso di oltre vent’anni e riuscendo a ostentare una capacità di intimidazione effettiva”.
Più di ottanta le vittime: oltre trenta avrebbero subito usura ed estorsioni, mentre cinquanta l’esercizio abusivo del credito. Durante le indagini i poliziotti si sono scontrati anche contro il muro dell’omertà. “Molte persone offese – evidenziano – hanno manifestamente negato il loro ruolo di vittime, non offrendo alcuna collaborazione e non riconoscendo l’autorità dello stato”. La ricostruzione degli inquirenti: “Le persone offese, una volta ricevuto un prestito dai Casamonica, non riescono più a sottrarsi alle richieste di denaro, stabilendo di fatto ‘un legame a vita’ con i creditori”. Secondo gli agenti “l’aumento degli interessi in caso di omesso pagamento delle rate nonché le gravi minacce e intimidazioni dirette al recupero forzoso del credito”, sarebbero servite a “impedire la restituzione del capitale e a tenere gli usurati in uno stato di totale soggezione e asservimento”.
“Le modalità di recupero dei crediti – continua la polizia – sono caratterizzate da più fasi di pressione crescente, sino a sfociare in violenze morali e fisiche nei confronti delle vittime e quindi in estorsioni”. Ma il gruppo “a volte non ha neanche la necessità di far ricorso a minacce esplicite per ottenere la consegna di quanto indebitamente preteso”. Questo non è però il caso di quanto emerso in una conversazione intercettata tra Ferruccio Casamonica e un uomo che non saldava il suo debito. “Senti – avrebbe detto l’arrestato -, mo scenno… Lo sai dove te butto io a te? Mo te darei ‘na bastonata in testa, te spaccherei la testa. Le mascelle te romperebbi io”.
I nomi o i soprannomi delle vittime, con accanto il capitale da restituire e in alcuni casi il numero di telefono, sarebbero stati appuntati anche sulle buste da lettera o sulle agendine. Ma durante la “perquisizione di un terreno a Ciampino confiscato nel 2017 a Giudo Casamonica”, gli investigatori avrebbero trovato “sottoterra un involucro avvolto dal nastro isolante che custodiva assegni bancari, chiaramente lasciati dalle vittime a garanzia del prestito, e alcune liste dei nomi degli usurati, con l’indicazione del giorno in cui effettuare il pagamento degli interessi, dell’importo della rata mensile e dell’ammontare del denaro prestato”.
Grazie alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, tra cui uno della famiglia Casamonica, gli agenti hanno potuto tracciare la “struttura del clan” e capirne le dinamiche interne. Gli inquirenti definiscono quello dei Casamonica “un sistema complesso costituito da più nuclei familiari dediti ad attività criminali. Pur essendo autonomi, sono sempre pronti a unirsi qualora ci sia la necessità di far fronte a pericoli o minacce provenienti dall’esterno, in quanto legati da un comune senso di appartenenza”. Un “senso di appartenenza a un’associazione di stampo mafioso equiparabile alle consorterie ‘tradizionali’: camorra o ‘ndrangheta”. Le “dichiarazioni – concludono gli investigatori – hanno attestato l’esistenza di un sodalizio criminoso caratterizzato, nel suo operare, da modalità evidentemente mafiose”.
Sempre in un’intercettazione, Guido Casamonica, figlio di Ferruccio, avrebbe detto che le inchieste su di loro sarebbero servite per permettere alle “organizzazioni forti” di mettere le mani su Roma, nei confronti della quale i Casamonica avrebbero svolto il ruolo di proteggerla: “Devono far entrare organizzazioni forti a Roma, ecco perché ce vonno distrugge a noi. La camorra e la ‘ndrangheta… I napoletani vonno entra’, la camorra vo entra’ a Roma e i calabresi vonno entra’ a Roma. Je da fastidio perché noi proteggemo Roma”.
Gli arrestati
in carcere
Guerrino, detto Pelé, Casamonica, classe 1970
Giuseppe Casamonica, classe 1950,
Sonia Casamonica, classe 1980
Ferruccio Casamonica, classe 1950
Gelsomina, detta Silvana, Di Silvio, classe 1955
Christian Casamonica, classe 1984
Raffaele Casamonica, classe 1972
Daniele Pace, classe 1991
Carolina Candit, classe 1982
Griselda Filippi, classe 1989
Piero Iannini, classe 1951
Danilo Menunno, classe 1977
Manolo D’Aguanno, classe 1991
Angelo Bruni, classe 1988
Alessandro Presutti, classe 1973
ai domiciliari
Giuseppe Bruni, classe 1982
Dora Casamonica, classe 1976
Luciano Paiella, classe 1949
Alessandro Panitteri, classe 1955
Vanessa Manzo, classe 1979
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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