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Il giornale di mezzanotte - Foggia - L'ha fondata Aboubakar Soumahoro "attivista sindacale e sociale" che qualche settimana fa ha anche organizzato il primo sciopero nazionale dei lavoratori delle campagne

E’ nata la Lega dei braccianti agricoli…

di Daniele Camilli

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Foggia – E’ nata la Lega dei braccianti. E con essa la prima casa dei diritti e della dignità. Per il momento è solo un fantasma. Ma già s’aggira per l’Italia. Stazione di partenza, Foggia. Come il treno di Agapito Malteni, cantato nei ’70 da Rino Gaetano. 

Solo che questa volta chi ha messo di nuovo piede sulla locomotiva si chiama Aboubakar Soumahoro, “attivista sindacale e sociale”. Così si definisce sulla sua pagina Facebook. “Meglio fare un passo con il popolo – prosegue poi sulla stessa – che cento senza”. Soumahoro sta organizzando i braccianti del sud da diverso tempo e qualche settimana fa, insieme, hanno anche proclamato uno sciopero nazionale degli operai agricoli. Il primo del genere da molti anni a questa parte. 


Aboubakar Soumahoro

Il sindacalista Aboubakar Soumahoro


Undici agosto 2020. La data di nascita della Lega. Un nome che torna alle origini. Quelle appunto bracciantili. Una data che non è stata scelta a casa. E’ infatti quella di nascita di Giuseppe Di Vittorio, 11 agosto 1892. Cerignola, Puglia. E’ poi morto a Lecco, il 3 novembre 1957. Sindacalista e antifascista italiano. Bracciante figlio di braccianti che, come tanti altri braccianti, ha iniziato a lavorare a 10 anni. Un bambino che portava con sé un quaderno in cui annotava i termini che non conosceva ma sentiva dire agli altri, mettendo da parte i soldi per comprare un vocabolario. Per imparare a memoria tutte le parole che incontrava. E superare così una secolare condizione di analfabetismo che aveva contribuito a tenere schiacciati milioni di esseri umani oppressi dal latifondo e dalle grandi proprietà terriere. Una vita di lotta, quella di Di Vittorio. Prima contro la fame, poi i padroni. Dopodiché il fascismo, la guerra e la resistenza. Infine, l’assemblea costituente e la costruzione della repubblica e della confederazione generale dei lavoratori italiani.


Giuseppe Di Vittorio

Il sindacalista Giuseppe Di Vittorio


Aboubakar Soumahoro, fondando la Lega dei braccianti, esplicitamente il giorno della nascita di Giuseppe Di Vittorio, ne raccoglie l’eredità, piantandola di nuovo come un seme in tutte le campagne italiane dove il bracciantato agricolo è costituito oggi, per ben oltre la metà, di lavoratori migranti. In una democrazia dove nessuno dovrebbe essere straniero.


Braccianti agricoli - Foto di repertorio

Braccianti agricoli – Foto di repertorio


“Ripartiamo oggi con la Lega Braccianti – dice Soumahoro in un video postato su Facebook -. Nel fango della miseria, dello sfruttamento e dell’abbrutimento. Come hanno fatto i braccianti, ieri, con Giuseppe Di Vittorio. Da protagonisti”. Alle spalle di Soumahoro, un gruppo di braccianti con le mascherine in volto che scandisce “Lega dei braccianti, Lega dei braccianti, Lega dei braccianti”.

“Organizziamoci e coalizziamoci in Leghe – è l’appello di Soumahoro -. Per riprendersi la propria dignità, il diritto al lavoro, al salario, alla casa. Il diritto anche al permesso di soggiorno. Per un uguale lavoro e un uguale salario. Ripartiamo da qui. Sono passati anni, ma le condizioni di abbrutimento, di sfruttamento e di miseria sociale e lavorativa dei braccianti si sono sempre più aggravate”.


Aboubakar Soumahoro

Aboubakar Soumahoro


L’11 agosto i braccianti della Lega hanno inaugurato anche la prima casa dei diritti e della dignità. A Borgo Mezzanone, in provincia di Foggia. Uno dei più grandi insediamenti bracciantili in Italia. Anche la casa è dedicata a Di Vittorio. “Di Vittorio – aggiunge Aboubakar Soumahoro – è un punto di riferimento. Come lo è stato anni fa per chi lavorava nel fango della miseria”. 

Alle spalle di Soumahoro ci sono sempre i braccianti con le mascherine di prima, che alla fine del video scandiscono un altro slogan. “Uguale lavoro, uguale salario”. Sono in pochi. Una scintilla. Di fronte a loro, però, una prateria fatta di oppressione e sfruttamento. A 30 euro al giorno per 13 ore di lavoro. Come capita spesso di sentire. Dall’alba al calar del sole. A volte con un’ora sola di pausa. Come ai tempi del latifondo. Solo il tempo di mangiare, dormire e ricominciare a lavorare. A piegare la schiena sui campi. Per sopravvivere, in nome del profitto di pochi. 


Viterbo - Lavoratori in bicicletta a Castel d'Asso

Braccianti agricoli in bicicletta 


Nel Lazio, secondo alcuni dati sindacali risalenti a un paio di anni fa, i braccianti provenienti da paesi esteri, soprattutto Africa ed est Europa, rappresentavano più del 50% della forza lavoro impiegata sui campi. Stessa cosa in provincia di Viterbo. 


Aboubakar Soumahoro

Aboubakar Soumahoro


“La condizione in cui sono costretti a vivere i braccianti nelle campagne è disumana – scrive Soumahoro -. In questo periodo ancor di più. In tanti ci avete scritto per sapere come fare a dare una mano ai tanti invisibili. Abbiamo creato una raccolta fondi per aiutare chi vive in una condizione disumanizzante. Chi può doni, anche poco”. #primagliesseriumani

Daniele Camilli


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13 agosto, 2020

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