Viterbo – (sil.co.) – Picchia la moglie e le provoca tre aborti, è ripreso ieri il processo per maltrattamenti in famiglia e “interruzione di gravidanza” a un uomo originario dell’est europeo.
“Mi ha confidato che i denti glieli aveva rotti il marito e che anche le ferite che le avevo visto addosso gliele aveva provocate lui con le sue percosse”, ha detto davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei un’amica della vittima, che si sarebbe aperta con lei solo dopo avere trovato il coraggio di sporgere denuncia.
Tra i testimoni anche il maresciallo Mario Formisano, del nucleo investigativo dei carabinieri di Viterbo. Il militare ha dato conto che durante la perquisizione domiciliare a casa dell’imputato hanno trovato, come lei aveva detto, tutto il materiale atto alle videoriprese, videocamere e quant’altro.
La vittima, che solo a novembre 2018, dopo sette anni di infermo, ha trovato il coraggio di denunciare il marito, si è costituita parte civile per sé e per la figlioletta, cui è stata negata la gioia di avere dei fratelli o delle sorelle. Il padre è stato rinviato a giudizio lo scorso 23 dicembre anche per aborto colposo dal gup Savina Poli, su richiesta della pm Chiara Capezzuto.
L’imputato è difeso dall’avvocato Giuliano Migliorati, mentre l’ex moglie è assistita dall’avvocato Marco Valerio Mazzatosta.
Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, il rapporto tra l’imputato e la moglie sarebbe stato caratterizzato da una escalation di violenza a partire dal 2011, per cui l’uomo – colpito dalla misura cautelare dell’allontanamento già prima della richiesta di rinvio a giudizio – sarà processato non solo per maltrattamenti in famiglia, ma anche per interruzione colposa di gravidanza o aborto colposo, una fattispecie rara nei tribunali, prevista all’articolo 593 ter del codice penale per “chiunque cagiona l’interruzione della gravidanza senza il consenso della donna”.
Il processo è stato rinviato al 19 gennaio per sentire i testi della difesa ed eventuale discussione.
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