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Viterbo - Intervista alla segreteria regionale del sindacato della scuola - Oggi la riapertura degli istituti nel capoluogo e in altri comuni della Tuscia dopo 10 giorni di rinvio rispetto al previsto

Silvia Somigli (Uil): “Gli italiani sono in debito con tutti i docenti…”

di Daniele Camilli

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Viterbo –  “Per quanto riguarda i docenti, va detto chiaramente che ancora una volta la società italiana deve essere debitrice nei loro confronti. Perché hanno dimostrato di saper garantire conoscenza e cultura, sapendole veicolare attraverso l’apprendimento”. Oggi aprono le scuole a Viterbo e altri comuni della Tuscia. L’inizio di un nuovo anno che la segretaria regionale della Uil scuola di Viterbo Silvia Somigli ha definito “molto difficile, complesso e impegnativo”.

Segretaria Somigli, le scuole della Tuscia sono pronte per il nuovo anno scolastico?
“Le scuole hanno dato ottima prova del loro valore, con i dirigenti scolastici che sono stati garanti di una scuola pubblica che ricomincia dopo un momento molto importante per la società italiana che non è ancora terminato. Ed è quello dell’emergenza Covid. Siamo fortemente preoccupati per lo stato dell’arte di una pandemia che ci vede coinvolti su tutto il territorio nazionale. Dire che le scuole sono pronte è dire poco. Perché nonostante tutte le limitazioni, gli istituti stanno cercando, e stanno riuscendo, anche con il supporto degli enti locali e della provincia, a gestire la situazione. Lo stesso provveditorato ha dimostrato di lavorare con tutto il mondo della scuola in maniera efficace, dando una spinta importante per implementare tutto l’organico che manca”. 


La segretaria della Uil scuola-Rua Silvia Somigli

La segretaria della Uil scuola-Rua Silvia Somigli


In tutto questo che ruolo ha avuto il personale della scuola?
“Un ruolo importantissimo e decisivo. In questi mesi il personale non docente ha contribuito moltissimo al funzionamento della scuola. Il personale amministrativo è stato eccellente con performance di tutto rispetto. Per quanto riguarda i docenti, va detto chiaramente che ancora una volta la società italiana deve essere debitrice nei loro confronti. Perché hanno dimostrato di saper garantire conoscenza e cultura, sapendole veicolare attraverso l’apprendimento. Tutte le famiglie hanno fatto entrare i docenti nelle loro case con le lezioni on line. Nelle case delle persone, tirando fuori dai ragazzi tutto un background che di solito gli studenti non portando a scuola. E questo è un valore che la scuola e la società italiana devono poter e sapere rivendicare. In questi mesi la scuola pubblica, laica e statale è in grado di garantire la società”.


Vetralla - Il primo giorno di scuola all'Istituto superiore Pietro Canonica

Viterbo – Inizia il nuovo anno scolastico


Il sindaco Giovanni Arena ha fatto bene a rinviare ad oggi l’apertura delle scuole di Viterbo?
“Il sindaco ha dovuto garantire a tutte le scuole di Viterbo di potersi organizzare nel migliore dei modi. Fermo restando l’ottima collaborazione da parte della provincia e del provveditorato. Non è semplice attrezzare la scuola per fronteggiare una pandemia. E non tutti gli istituti erano pronti per iniziare l’anno il 14 settembre. Oggi credo sia tutto pronto. Spetterà ora ai dirigenti scolastici, laddove si dovesse verificare qualche problema, saperlo fronteggiare nel migliore dei modi possibili”.


Vetralla - Una classe dell'Istituto superiore Pietro Canonica

Viterbo – Inizia il nuovo anno scolastico


Nella lettera spedita al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, i dirigenti scolastici hanno sottolineato uno stato allarmante degli istituti della Tuscia alla vigilia della loro riapertura. Scuole che, per come sono state descritte dai dirigenti scolastici, fino al 14 settembre non erano nelle condizioni di rispettare la normativa anti Covid. Due domande. La prima, come mai in sei mesi di emergenza a settembre alcune scuole della Tuscia erano ancora impreparate ad aprire i cancelli? La seconda. Questi giorni in più concessi dall’ordinanza del sindaco Arena sono bastati per rimettere tutto a posto nel pieno rispetto delle norma anti Covid eliminando tutti quei problemi evidenziati dai dirigenti nella loro lettera?
“I dirigenti scolastici in questi giorni hanno avuto modo di riprendere fiato, ottenendo innanzitutto un organico Covid che ha dato un po’ di respiro. Oggi le scuole hanno anche strumentazioni e dispositivi per garantire una dimensione di sicurezza per tutti”.

Resta però il fatto che quanto scritto dai dirigenti nella loro lettera evidenzia uno stato allarmante delle scuole in merito alla normativa anti Covid. Punti, quelli evidenziati dai ds che non si limitavano solo alle carenze di organico. Detto questo, secondo lei di chi è la responsabilità del fatto che il 14 settembre, dopo 6 mesi di Covid, le scuole non fossero ancora pronte a partire come si deve?
“La responsabilità è a monte ed è di chi in tutti questi anni ha usato la scuola come un bancomat, togliendo senza mettere nulla. La responsabilità è della politica. In questi anni non è stato costruito nulla di importante per affrontare un’emergenza. Ed ecco che il Covid è diventato un dramma organizzativo. Un dramma che ha visto la politica investire poco e male sulla scuola e oggi ne paghiamo le conseguenze. Spero tanto che la pandemia ci abbia insegnato ad investire maggiori risorse sul mondo della scuola. A partire dall’edilizia scolastica”. 

Per responsabilità della politica cosa intende?
“Parlo dei governi che si sono susseguiti negli ultimi decenni. Una politica che, soprattutto nell’ultimo decennio e in modo bipartisan, invece di investire ha tolto risorse alla scuola. Una politica che nei confronti della scuola è stata poco prudente, poco oculata e poco lungimirante. Scuola e sanità, il Covid lo sta dimostrando, sono stati due settori che hanno restituito alla società italiana una dignità che gli era stata sottratta. Senza la scuola e senza la sanità pubblica la società italiana è monca, come se non avesse entrambe le mani”.


Uil scuola-Rua - Silvia Somigli

La segretaria della Uil scuola Silvia Somigli


Non crede che l’emergenza Covid e tutti i divieti che ruoteranno attorno all’organizzazione delle scuole possano in qualche modo mettere in discussione spazi di partecipazione democratica all’interno degli istituti come le assemblee degli studenti, il collegio dei docenti e le mobilitazioni sindacali?
“Credo che la pandemia possa essere l’occasione per riscoprire e valorizzare una nuova dimensione di socializzazione e di solidarietà. E anche se manca la dimensione di fisicità degli incontri, come appunto le assemblee degli studenti e il collegio dei docenti che sono la massima espressione di partecipazione democratica interna alle scuole, penso che dovremmo concentrare su una dimensione che va ricercata nella possibilità di essere uniti andando avanti finché l’emergenza non finirà. Finché poi non si potrà nuovamente confrontarci da vicino”.

Quale sarà il futuro delle scuole della Tuscia da qui in avanti?
“Sarà un anno scolastico molto difficile, complesso e impegnativo. Una situazione poco delineata con i contagi che tornano e sono pericolosamente in aumento. Vanno adottate misure specifiche per evitare pericoli e difficoltà maggiori. Il messaggio che tutti dobbiamo recuperare è quella di fare corpo. Un corpo unico che deve avere come finalità la persona, vale a dire gli studenti e i lavoratori che vanno rimessi al centro dell’attenzione. Così come vanno rimesse al centro cultura e conoscenza, che ci rendono liberi e più forti”. 

Daniele Camilli


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24 settembre, 2020

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