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Tribunale - Vittima e imputato si incontravano sempre alla fermata del bus - La donna: "Era venuto per un caffè"

Violentata in casa da uno sconosciuto: “Me lo sono trovato davanti completamente nudo”

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Il sostituto procuratore Chiara Capezzuto

Il pubblico ministero Chiara Capezzuto

L'avvocato Luca Nisi

Il difensore Luca Nisi

Capranica – (sil.co.) – Violentata in casa sua da uno sconosciuto. Sarebbe successo a una quarantenne che, a suo dire, si sarebbe fidata ad aprire la porta a un uomo che incontrava tutte le mattine alla fermata dei pullman, ma del quale non sapeva neanche il nome. 

Si erano conosciuti alla fermata del bus e avevano familiarizzato. Lui le aveva chiesto di andare a casa sua a prendere un caffè e lei, nonostante non sapesse nemmeno come si chiamasse, lo aveva invitatouna domenica mattina. L’unico giorno libero dal lavoro. Secondo l’accusa, sarebbe finita con una violenza sessuale.

Vittima una quarantenne originaria dell’Uganda, che il 12 novembre 2016 ha sporto denuncia presso la locale stazione dei carabinieri, all’epoca guidata dal comandante Filippo D’Angelo, per uno stupro che sarebbe avvenuto il precedente 30 ottobre nella sua abitazione, in una palazzina di due appartamenti, l’altro dei quali disabitato. 

“E’ arrivato prima del previsto, io ero ancora in pigiama. Ho messo la caffettiera sul fuoco e sono andata in bagno a lavarmi il viso”, ha spiegato ieri la donna al processo in cui l’uomo, un addetto alle pulizie del comune di Capranica è imputato di violenza sessuale aggravata davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei.


“Me lo sono trovato davanti completamente nudo”

“Quando sono uscita dal bagno, me lo sono trovato davanti completamente nudo. L’ho invitato rivestirsi e andare via, perché non l’avevo invitato per fare sesso, ma solo per prendere un caffè e parlare”, ha proseguito la vittima, ammettendo di averlo fatto salire in casa senza conoscerne neanche il nome.

“Ci vedevamo tutte le mattine presto in piazza, mentre aspettavo il pullman per andare a lavorare a Roma e lui faceva le pulizie per il comune. Mi sembrava una persona di cui potersi fidare. Credevo davvero che lui volesse solo prendere un caffè per conoscerci meglio”, ha spiegato. 


“Non devi dire niente a nessuno”

“Lui mi ha risposto ‘non ho tempo’, mi ha trascinata sul letto, mi ha sfilato i pantaloni del pigiama e le mutandine, è salito sopra e mi ha cavalcata, nonostante gli avessi detto che avevo le mestruazioni. Mi sono dibattuta, ma non ho urlato, perché tanto la casa era isolata e poi mi sono detta che se avessi gridato, mi avrebbe fatto più male”, ha proseguito.

“Mi ha penetrata, ma non del tutto, perché io mi dibattevo e scalciavo per allontanarlo. Ha avuto uno spasmo e si è alzato, dopo di che ne è andato, intimandomi ‘non devi dire niente a nessuno’“, ha concluso la donna. 


“Tracce di liquido seminale sul piumone del letto”

La quarantenne ha sporto denuncia dopo una decina di giorni perché aveva paura per la sua incolumità. “Mi ha incoraggiata una barista del paese con cui avevo stretto amicizia. Le ho raccontato cosa mi era successo e lei mi ha consigliato di andare dai carabinieri”.

“Quando la signora ha sporto denuncia, abbiamo disposto il sequestro del pigiama, degli slip, delle lenzuola e della coperta del letto, inviando tutto al Ris di Roma per la ricerca di eventuali tracce biologiche”, ha spiegato l’ex comandante D’Angelo. 

“Solo sul piumone del letto abbiamo trovato tracce di liquido seminale di soggetto ignoto, ma nessun genotipo interpretabile”, ha spiegato il maresciallo della sezione biologia del reparto investigazioni scientifiche che ha depositato la sua relazione in tribunale il primo agosto 2018. 


“E’ lui al cento per cento”

La quarantenne ha riconosciuto il presunto violentatore da un fascicolo fotografico che le è stato mostrato in caserma. E ieri, a distanza di quasi quattro anni, ha confermato senza esitazioni l’identificazione. “E’ lui al cento per cento”, ha detto, indicando senza dubbi la foto numero tre. 

“Da allora ho paura di fare amicizia con i maschi”, ha sottolineato la parte offesa, che non si è costituita parte civile. “Ho avuto timore anche per la mia salute, dopo avere sporto denuncia sono anche andata in ospedale per fare il test dell’Hiv”, ha concluso la donna. 

L’imputato è difeso dall’avvocato Luca Nisi, secondo il quale non ci sono prove che la violenza sessuale sia avvenuta veramente, mentre il pubblico ministero è Chiara Capezzuto.

Il processo è stato rinviato al prossimo 9 marzo per sentire gli ultimi testimoni e la sentenza. 


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16 settembre, 2020

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