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Viterbo - Silvia Somigli, segretario organizzativo regionale della Uil scuola, attacca le scelte del governo e si schiera a favore del personale del mondo dell'istruzione

“Impensabile che in questo momento le scuole debbano ospitare le prove del concorso”

di Paola Pierdomenico
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Viterbo - Silvia Somigli della Uil scuola

Viterbo – Silvia Somigli della Uil scuola in piazza per i precari

Viterbo – “Impensabile che in questo momento le scuole debbano ospitare le prove del concorso e chi colpito direttamente o indirettamente dall’isolamento non possa partecipare”. Questo è solo uno dei problemi sul mondo della scuola che, per Silvia Somigli, segretario organizzativo regionale della Uil scuola, sono da risolvere con grande rapidità. Ora, oltretutto, c’è il Covid.

“La situazione – dice Somigli – è preoccupante. Non è proprio detto che le siano il luogo più sicuro per i ragazzi. Nonostante i protocolli rigidissimi, una didattica alternata, e in parte a distanza, per le superiori agevolerebbe il sistema dei trasporti.

Inoltre, all’interno della classe va sempre rispettata la distanza di un metro. L’alunno se si alza dal banco deve sempre indossare la mascherina; la maggior parte dei casi di positività, infatti, si verifica fuori dalle scuole. Spesso capita che il virus venga contratto in famiglia e poi venga portato in aula. 

Quanto al futuro, nessuno lo conosce e non sappiamo ancora come il virus si svilupperà.

Certo è, che in questo momento le scuole non devono essere crocevia di persone.

In qualche realtà, infatti, le classi pollaio sono rimaste. E deroghe non sono state fatte. Con sofferenza dei docenti implicati e dei dirigenti che devono fronteggiare una seria situazione di emergenza.

Il Coronavirus ha messo alla prova sistemi e paesi, misure e decisioni, non solo di oggi. Prima ci rediamo conto di ciò, prima superiamo la crisi”.

De Luca, in Campania ha chiuso le scuole.
“La decisone di De Luca scarica sulla scuola le conseguenze di scelte non-scelte che andavano fatte.
Su questo, siamo convinti che una interlocuzione con i corpi intermedi, quelli che fanno funzionare lo Stato, poteva tornare utile. Magari qualche buona idea da prendere c’era.

Le decisioni della ministra Azzolina, prese, come quelle del governatore della Campania, in assoluta solitudine, senza il conforto e il dialogo con le forze sociali, perseguono lo stesso modo di agire”.

Si riferisce a qualcosa in particolare?
“ Ad esempio, il rinvio del concorso straordinario che a giorni si svolgerà, proprio nelle scuole! Che dire?

Un vasto schieramento di scienziati e forze politiche sta chiedendo, anche con atti formali, di ripensare la scelta del concorso straordinario targato Azzolina. Il sindacato confederale è sceso in piazza tre giorni fa.

Per il ministro, invece, è diventata una vera e propria sfida nei confronti dei politici, di opposizione e di maggioranza, degli scienziati, dei sindacati e del buon senso.

Sarà, come ha affermato di recente, che fare il ministro dell’istruzione è il mestiere più bello del mondo è che ha realizzato un sogno. Non vorremmo che al sogno del ministro corrispondesse l’incubo dei docenti costretti ad uno stress non indifferente, ad andare in regioni diverse, rischiare di contagiare ed essere contagiati.

Rischia di aggiungere un altro problema ai tanti che già ci sono, imponendo alle scuole che ospiteranno le prove ulteriori incombenze.

Ci saranno casi di persone che non potranno prendere parte, perché coinvolti direttamente o indirettamente in provvedimento di isolamento. Impensabile che debbano subire, anche se per la tutela collettiva, un danno pesante, ingiusto e non rimediabile sul piano personale.

Vanno individuate soluzioni e bisogna farlo subito. Non è possibile lasciare migliaia di persone nell’incertezza. E poi…”.

Che altro?
“Diventa comunque sempre necessario riconsiderare complessivamente  la questione del reclutamento. Serve un sistema stabile ed equilibrato che assicuri ai giovani l’opportunità di entrare nel mondo della scuola me nello stesso tempo valorizzi l’esperienza accumulata da quanti, con anni di lavoro precario, permettono al sistema scolastico di funzionare”.

Eppure, c’è una buona notizia: la qualità della nostra scuola, il suo essere centrale, indispensabile quasi, ora è pienamente avvertito da tutti.
“La scuola, quella Cenerentola da cui trarre ricavi con tagli alle strutture e al personale, quella che supera i terremoti, le diatribe politiche, le speculazioni dei mercati, torna a chi la vive. Agli insegnanti, agli studenti, alle famiglie.

E la politica prova a decidere: le aule, troppo piccole, troppo poche, troppo poco sicure. Gli insegnanti, bravi, perfino i precari anche loro molto bravi, dopo tanti anni di lavoro, ma troppi, utili ma non tanto, perché è stato deciso di prenderne una parte, ma non tutti?

Forse, servono altre scelte?  Bisogna capovolgere la piramide delle priorità?
“Esatto, mettiamo al vertice la scuola, la sanità, la sicurezza, il personale che ci lavora, le persone.
A fare adattamenti continui e repentini è sempre la scuola: ora al mercato, ora alla mancanza dei trasporti.

Perché, partendo proprio dall’orario di apertura delle scuole, non si disegna una nuova organizzazione della più grade comunità territoriale in un sistema integrato. Un modello sociale disegnato sulle esigenze della comunità scolastica e rispettoso di quella umana, urbana, lavorativa, che potrebbe mettere insieme le persone e offrire sicurezza e tranquillità. Senza – conclude Somigli – chiudere le scuole”.

Paola Pierdomenico


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19 ottobre, 2020

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