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Tribunale - Assolto il terzo - Erano imputati di rapina, lesioni e sequestro di persona ai danni di un giovane di Corchiano

Pestaggio a sangue sul treno della Roma Nord, due fratelli condannati a 5 anni e 4 mesi

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Viterbo - Tribunale - Carabinieri

Il tribunale di Viterbo

Viterbo – (sil.co.) – Picchiato selvaggiamente in treno al grido di “sei un infame”, condannati a cinque anni, quattro mesi e 15 giorni di carcere ciascuno due dei tre fratelli ventenni di Vignanello accusati di rapina, lesioni e sequestro di persona ai danni di un giovane di Corchiano. 

Uno dei due si trova tuttora ai domiciliari. La vittima, che non si è costituita parte civile, è stata aggredita la sera del 4 novembre 2019 sul un treno della Roma Nord tra le stazioni di Soriano nel Cimino e Vignanello. A bordo numerosi giovani che stavano facendo rientro a casa da Viterbo. Lampo il processo, col giudizio immediato, che si è chiuso ieri a distanza di meno di un anno. 

Entrambi i fratelli, condannati anche a una multa di 2150 euro ciascuno, hanno confessato l’aggressione, negando però di essersi fatti consegnare dalla vittima i soldi e un telefonino e anche di avergli puntato un coltello alla schiena per trascinarlo in fondo al vagone e di avergli poi spaccato la testa con una bottiglia di vetro rotta e anche con una spranga di ferro staccata da un finestrino del convoglio. 

Il terzo fratello, invece, è stato assolto “per non aver commesso il fatto” dal collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone perché durante il processo è emerso che sarebbe intervenuto solo per dividere, come ha dichiarato la stessa parte offesa.

Il sangue sarebbe uscito talmente copioso dalla ferita da taglio alla testa, da schizzare perfino sul finestrino, come confermato da uno dei testimoni, definiti “neutri” dal pm Stefano D’Arma, conoscendo tutte le parti in causa. Gli imputati hanno confessato il pestaggio, dicendo però di avere colpito la vittima “a mani nude”. Impossibile, secondo il pubblico ministero: “Non si provocano ferite da taglio a mani nude”. La vittima è stata medicata dai sanitari del pronto soccorso dell’ospedale Andosilla di Civita Castellana con una prognosi di sette giorni.  

Ieri la difesa ha giocato l’ultima carta con la testimonianza di una diciottenne, la cui attendibilità è stata però messa pesantemente in dubbio dal pubblico ministero D’Arma, il quale ha ricordato come si trattasse della fidanzata di uno degli imputati e come sia emerso durante il processo che anche lei è stata parte attiva nel pestaggio. Anzi di più, sarebbe stata lei il movente, anche se il particolare non è stato mai chiarito del tutto durante il dibattimento. Si è capito solo che dietro ci sarebbe stata una presunta “soffiata” ai carabinieri da parte della vittima su una vicenda di furti o droga.


– Picchiato selvaggiamente in treno al grido di “sei un infame”, alla sbarra tre fratelli di Vignanello


La testimonianza choc della vittima

“Mi hanno trascinato in fondo al treno minacciandomi con un coltello”, ha raccontato in aula la vittima all’udienza dello scorso 8 luglio. 

Il giovane di Corchiano, salito a Bagnaia, sarebbe stato prelevato a bordo del primo bagone e fatto scendere dai due fratelli che poi lo hanno aggredito alla stazione di Vitorchiano, quindi costretto a risalire, ma sul terzo vagone dove, tra Soriano e Vignanello, per loro stessa ammissione, lo hanno aggredito.

“A forza di spinte e minacciandomi con un coltello, di cui sentivo la punta mentre camminavo, davanti a tantissimi ragazzi, nessuno dei quali è intervenuto, mi hanno trascinato fino al piccolo scompartimento che sta in fondo, dove mi hanno stordito con una bottigliata, tanto che la bottiglia si è rotta. Quando ho sentito il sangue che mi colava in faccia, mi sono rannicchiato a riccio su me stesso, con le braccia attorno al volto per proteggerlo, mentre mi prendevano a schiaffi, calci e pugni. A detta loro, perché avevo fatto una soffiata ai carabinieri  di Soriano che il 30 ottobre avevano perquisito qualcuno per droga. Ma non era vero. Mi davano dell’infame. Anche la ragazza mi prendeva a schiaffi e urlava: ‘Ti ammazzo, infame, pezzo di merda’. Poi hanno staccato la spranga di ferro che blocca il finestrino e mi hanno colpito anche con quella. Da dietro la porta divisoria, c’era chi filmava la scena col telefonino”. 


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15 ottobre, 2020

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