Viterbo – Il vicesindaco Enrico Contardo e l’amministratore unico di Francigena Guido Scapigliati
Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Ritengo doveroso distinguere le ragioni che hanno portato alle dimissioni di Scapigliati dalla valutazione del suo operato come amministratore di Francigena.
Scapigliati si è dimesso a causa di post pubblicati sulla sua pagina Facebook, post che non conoscevo, non condivido e dai quali prendo le distanze. Ritengo che opportunamente abbia deciso di dimettersi.
Diverso profilo è quello dell’azione amministrativa di Scapigliati in Francigena, che ha consentito di ottenere risultati positivi rispetto alla passata amministrazione, sia in merito al mantenimento dei livelli occupazionali, sia per la gestione economico – contabile ritornata in attivo nel 2019.
A tal proposito, e in merito a quanto riportato in un recente articolo, intendo chiarire che il comunicato inviato a mia sola firma in qualità di assessore alle Partecipate (non dalla giunta), riguardava esclusivamente l’operato di Scapigliati quale amministratore di Francigena, con riferimento alla specifica vicenda del recupero del credito della società nei confronti di cinque dipendenti.
Enrico Maria Contardo e Guido Scapigliati
L’utilità di tale comunicato, che aveva scopo di solo chiarimento, è stata superata dall’iniziativa del sindaco, che ha ritenuto opportuno richiedere all’amministratore di ricondurre la vicenda a una trattativa con i dipendenti, in attesa della V commissione convocata sul tema.
Nessuna difesa pertanto da parte mia a quanto avvenuto successivamente, in merito alla pubblicazione dei post Facebook di Scapigliati, che ancora una volta ribadisco di non condividere.
Enrico Maria Contardo
Assessore alle società partecipate
Fotogallery: Alcuni post della pagina Facebook Guido Scapigliati
Articoli: Francesco Coco, Carlo Casalegno, Aldo Moro, Guido Rossa, Antonio Varisco, Mariano Romiti… di Carlo Galeotti – “Guido Scapigliati gode della piena fiducia dell’amministrazione comunale” di Daniele Camilli – Caso Scapigliati, rimossa la pagina Facebook mentre l’opposizione punta il dito su Contardo – “Guido Scapigliati si è dimesso” – “Da sopravvissuti, riscriveremo la storia: nelle urne con la matita o nelle piazze col sangue…” di Daniele Camilli – – “A distanza di 35 anni ho un’ammirazione profonda per Nar e Br, che osarono la lotta armata” – Arena: “Scapigliati si deve dimettere subito” – Turchetti: “Guido Scapigliati deve inevitabilmente dimettersi” – Benedetti: “Gravissime le frasi su Facebook di Scapigliati, intervenga il sindaco Arena” – Smeriglio: “Chi amministra aziende pubbliche deve rispettare la Costituzione” – I capigruppo di opposizione: “Post gravi e da condannare, se veri nomina di Scapigliati va revocata”
Il comunicato stampa inviato il 23 dicembre dall’assessore alle partecipate e vicesindaco del comune di Viterbo, Enrico Contardo e poi ritirato con l’impegno di inviarlo un altro, mai arrivato
L’amministratore unico di Francigena Guido Scapigliati gode della piena fiducia dell’amministrazione comunale. Ciò premesso, mi addentro nei fatti.
Sono stati recentemente pubblicati su questo giornale due articoli titolati Prelievo forzoso in busta paga a 5 dipendenti Francigena e Il sindaco Arena deve rimuovere dall’incarico l’amministratore di Francigena Scapigliati, con riguardo alla vicenda del recupero di un credito della stessa Francigena nei confronti di 5 propri dipendenti, addetti al ramo del Traposto pubblico locale.
I due articoli contengono inesattezze e giudizi inappropriati che mi costringono, quale assessore alle Società partecipate, ad intervenire per chiarire la realtà dei fatti e confermare la legittimità dell’operato dell’amministratore della società partecipata.
La Corte di appello di Roma, con una sentenza dello scorso mese di maggio, ha condannato 8 dipendenti di Francigena a restituire un emolumento percepito indebitamente. I lavoratori sono stati anche condannati in solido a pagare le spese legali del giudizio, per complessivi 10.540,13 euro.
Essendo la sentenza immediatamente eseguibile, nei primi giorni di giugno Francigena ha provveduto a richiedere le somme ad essa dovute, cercando di trovare un accordo con i lavoratori e manifestando ampia disponibilità a dilazionare il pagamento. Per le spese legali, nonostante la condanna in solido, la società ha suddiviso l’importo in misura paritaria tra le 8 parti soccombenti.
Già dal mese di giugno i lavoratori hanno dichiarato che è “loro intenzione accordarsi direttamente con la società per una rateizzazione del dovuto mediante una trattenuta mensile sullo stipendio”.
Con riguardo alla restituzione dell’emolumento pagato indebitamente, la società ha concordato una dilazione in 10 rate, mediante trattenuta in busta paga.
Con riguardo alle spese legali, tre degli otto lavoratori hanno raggiunto rapidamente un accordo con la società e hanno provveduto al saldo del loro debito.
I restanti cinque lavoratori, tenuti ciascuno al pagamento di 1.467,52 euro per spese legali, hanno formulato proposte inaccettabili, chiedendo dapprima una dilazione in 20 rate, pari a 73,38 euro mensili, poi addirittura riducendo la loro disponibilità a 50 euro mensili.
Faccio presente che da gennaio 2022 sono previste dal legislatore regionale radicali modifiche nella gestione del servizio del Trasporto pubblico locale, che comporteranno con elevata probabilità l’affidamento a terzi del servizio stesso.
Preciso anche che l’amministratore di Francigena è tenuto a riscuotere prontamente il credito, essendo la società interamente partecipata dal comune e dovendo quindi il denaro della stessa essere impiegato per lo svolgimento dei servizi pubblici locali in favore dei cittadini.
Francigena ha quindi comunicato la propria disponibilità a differire il pagamento delle spese legali al 30 settembre 2020. Il termine del 30 settembre 2020 è decorso inutilmente. Francigena ha atteso il mese di ottobre e i primi 20 giorni di novembre, sempre inutilmente. Poi ha di nuovo sollecitato il pagamento delle spese legali.
Alla fine di novembre, i lavoratori, tramite il loro legale, hanno dichiarato di voler pagare 50 euro mensili a partire da dicembre.
Francigena, tramite il proprio legale, ha ribadito di aver concesso una dilazione di pagamento di 4 mesi (fino al 30 settembre 2020) e ha precisato che la proposta dei lavoratori di pagare 50 euro mensili era stata già esaminata e rifiutata sin dall’estate. Francigena ha ricordato anche che, a seguito della sentenza di I grado si è vista costretta, pur con grandi difficoltà, a pagare le spese legali in un’unica soluzione, per evitare il pignoramento. Ha insistito pertanto per il pagamento dell’importo dovuto, essendo ormai decorsi più di 6 mesi dalla sentenza della Corte di Appello.
Nel mese di dicembre, il legale dei lavoratori ha insistito nella richiesta di pagamento di 50 euro mensili e di desistere dall’azione esecutiva.
Il 14 dicembre, Francigena, tramite il proprio legale, ha dichiarato la disponibilità a dilazionare il pagamento in 5 rate a decorrere dal mese di dicembre, a fronte della rinuncia al ricorso per cassazione nel frattempo proposto dai lavoratori. Ha chiesto un pronto riscontro, dichiarando che, in mancanza, considerato il lungo tempo ormai decorso, avrebbe proceduto al recupero dell’intero credito.
In assenza di risposta e nell’imminenza della predisposizione della busta paga relative alla 13esima e alla retribuzione del mese di dicembre, il 16 dicembre il legale di Francigena ha raggiunto telefonicamente il legale dei lavoratori, ricercando ulteriormente una soluzione condivisa e ribadendo che, in assenza, la società avrebbe provveduto al recupero compensando l’importo delle spese legali con quello della busta paga della 13esima e del mese di dicembre, evitando così ai lavoratori l’aggravio delle spese dell’esecuzione forzata.
Infine, il 18 dicembre, non essendo pervenuto alcun riscontro alla ultima nota del 14 dicembre, Francigena ha provveduto a dilazionare in tre rate il pagamento e compensare la prima rata con quanto dovuto ai lavoratori per 13esima e mensilità di dicembre.
Solo la sera del 18 dicembre, dopo le ore 20, è pervenuto un riscontro del legale dei lavoratori, che ha rifiutato la proposta di Francigena e proposto una dilazione del debito in 15 rate.
Come è agevole comprendere, sin dal mese di giugno 2020 Francigena ha tentato di recuperare bonariamente le spese legali, dichiarandosi disponibile dapprima ad una dilazione di 4 mesi, attendendo poi ulteriori 2 mesi e infine, a dicembre, dichiarandosi ulteriormente disponibile ad una dilazione in 5 rate (con rinuncia al ricorso per cassazione) e poi in tre rate.
Ribadisco che è preciso dovere dell’amministratore unico recuperare l’importo delle spese legali, trattandosi di società a totale controllo pubblico, che quindi gestisce denaro pubblico (peraltro, 4.451,82 euro riguardano la restituzione di quanto già versato da Francigena ai lavoratori a titolo di spese legali per il I grado di giudizio).
Devo altresì precisare che mai è stata contestata la corretta determinazione dell’importo e mai è stato contestato il diritto di Francigena di recuperare immediatamente quanto stabilito dalla sentenza di appello.
In merito alla modalità del recupero della somma, la società ha considerato che l’attivazione di una procedura esecutiva (tramite pignoramento presso terzi) comporterebbe un aggravio di spese per ciascuno dei 5 dipendenti di oltre mille e cento euro.
La compensazione del credito (in tre rate) con quanto dovuto in busta paga per 13esima e retribuzione di dicembre ha dunque consentito di evitare un notevole aggravio di spese ai lavoratori.
Infine, con riguardo alla proposta della società di dilazionare il pagamento in 5 rate, da dicembre 2020 ad aprile 2021, a fronte della rinuncia al ricorso per cassazione, non comprendo il senso delle critiche mosse. Rientra nella discrezionalità dell’amministratore della società formulare proposte e condizioni di rateizzazione di un credito da riscuotere, senza che ciò comporti – come si prospetta negli articoli citati – una violazione delle tutele dei lavoratori o delle regole delle relazioni sindacali.
I lavoratori, assistiti dal loro legale, hanno esaminato e rifiutato la proposta; come anche Francigena ha esaminato e rifiutato la proposta dei lavoratori di pagare 50 euro mensili.
Insomma, si contestano a Francigena violazioni inesistenti e si dimentica invece che sono i lavoratori ad essere inadempienti al loro obbligo di pagamento per 7 mesi.
Enrico Maria Contardo
L’assessore alle società partecipate
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