Viterbo – (sil.co.) – “Se non mi paghi, ti levo casa”, avrebbe minacciato una cliente. Avvocato 69enne del foro di Viterbo alla sbarra per estorsione tentata e consumata. L’accusa chiede che venga condannato a tre anni di reclusione.
Il processo è giunto nei giorni scorsi al rush finale davanti al giudice Elisabetta Massini, che ha rinviato al 21 dicembre per la sentenza.
Parte civile con l’avvocato Pietro Marziali la presunta vittima, una bidella, che spera venga fatta giustizia prima di Natale. L’imputato è invece difeso dall’avvocato Luigi Mancini.
Nel frattempo sono passati nove anni dalla prima denuncia. Il legale è stato rinviato a giudizio dopo cinque, il 23 novembre 2016, dal gup Savina Poli, su richiesta del pm Paola Conti. Prima udienza del processo, che data la gravità delle accuse non era a rischio prescrizione, il 13 novembre 2017. Adesso, a distanza di altri tre anni, è iniziato il conto alla rovescia.
Pronta a chiedere un risarcimento di 190mila euro – per i danni patrimoniali, morali, biologici ed esistenziali – la vittima.
La donna, operatrice scolastica presso l’istituto Canonica di Vetralla, nel 1999 si era rivolta all’imputato, insegnante nella stessa scuola, per un caso di mobbing, poi risolto in via extragiudiziale.
Da quel momento l’avvocato avrebbe iniziato a perseguitarla, pretendendo il saldo di parcelle esorbitanti, fino a ottenere, nel 2011, un decreto ingiuntivo per circa 20mila euro, sulla base di una falsa scrittura privata di riconoscimento del debito.
“Se non mi paghi, ti levo casa”, l’avrebbe minacciata, nonostante lei gli avesse già saldato a rate, nel 2007, la somma di 8mila euro, secondo l’accusa sproporzionata alla prestazione.
Nel gennaio 2015, nonostante un primo avviso di fine indagini per la vicenda, l’intraprendente avvocato è riuscito a pignorare la casa della bidella, ottenendo dalla vittima 6mila euro in contanti e il quinto dello stipendio.
Del delicato caso, sfociato in un unico procedimento, si sono occupati nel tempo ben tre sostituti procuratori, i pm Renzo Petroselli, Chiara Capezzuto e Paola Conti.
“Non è stato né piacevole, né facile mettersi contro un collega. Ma alla fine, grazie alla tenacia e alla pazienza della mia assistita, la giustizia ha fatto il suo corso”, il commento di Marziali dopo il rinvio a giudizio.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY