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Tribunale - Ricercato da tre anni, è stato trovato a luglio - Sta scontando una condanna in patria

Rapina una novantenne e scappa, lo rintracciano in un carcere romeno

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Viterbo - Tribunale - Carabinieri

Viterbo – Tribunale – Carabinieri

Villa San Giovanni in Tuscia  – (sil.co) – Nell’estate di tre anni fa si volatilizzò a tempo di record dopo avere strappato una catenina d’oro dal collo di un’88enne scaraventandola a terra prima di darsi alla fuga. Catturato pochi giorni dopo, è evaso dai domiciliari prima dell’interrogatorio di garanzia.

Ricercato per anni in Italia e all’estero, lo scorso mese di luglio è stato rintracciato e colpito da un mandato d’arresto europeo nel suo paese d’origine, la Romania, dove però sta scontando una pena in carcere, per cui le autorità hanno fatto sapere che per ora non può essere estradato.

Fatto sta che ieri non è comparso davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei cui deve rispondere di rapina aggravata. La pm Eliana Dolce, nel frattempo, ha revocato l’ormai datata richiesta di arresto, proponendo di proseguire il processo in via telematica, con l’imputato presente in videoconferenza. Il prossimo 12 gennaio si valuterà se è possibile.

Era il 2 agosto 2017 quando il giudice per le indagini preliminari Savina Poli lo ha aspettato per oltre un’ora in tribunale, inviando anche i carabinieri a cercarlo a casa, visto che era ristretto ai domiciliari. Niente da fare. All’interrogatorio di garanzia, al termine del quale il gip avrebbe potuto ancora confermare, revocare o modificare la misura cautelare degli arresti non si è mai presentato.

Protagonista un operaio oggi 30enne di origine romena, il rapinatore solitario che pochi giorni prima a Villa San Giovanni in Tuscia si era intrufolato all’alba a casa di una anziana, oggi 91enne, approfittando delle finestre aperte per via dell’afa della notte, scaraventando a terra la vittima che lo ha scoperto in flagrante mentre frugava nei cassetti e strappandole la catenina d’oro dal collo, procurandole lividi e contusioni.

Arrestato pochi giorni dopo dai carabinieri del Norm di Ronciglione e della stazione di Blera, gli erano stati concessi i domiciliari. Col permesso di uscire il 2 agosto 2017 per recarsi al palazzo di giustizia di Viterbo. 

Inutili anche i tentativi di rintracciarlo da parte del difensore, l’avvocato Giuseppe Picchiarelli, che lo aspettava con mezz’ora di anticipo in cima alle scale del tribunale. Decine le telefonate senza risposta a un numero di cellulare rimasto inesorabilmente muto. 

“Mi aveva raccontato di fare il taglialegna – spiegò all’epoca Picchiarelli – di avere un bimbo piccolo, di vivere in un miniappartamento di appena venti metri quadri, di essere andato nel panico perché pochi giorni prima non gli avevano rinnovato il contratto da taglialegna, di essere costretto a lavorare al nero per mantenere la famiglia”.


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1 dicembre, 2020

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