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Tribunale - Testimone un carabiniere - A processo una presunta banda di sfruttatori - Tra loro un 61enne che avrebbe fatto da tassista in cambio di sesso

“Venticinque euro al giorno per battere in una piazzola sulla Flaminia”

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Prostituzione - Controllo dei carabinieri

Prostituzione – Controllo dei carabinieri


Civita Castellana – (sil.co.) – Venticinque euro al giorno per battere in una piazzola sulla Flaminia. E’ il prezzo che un gruppo di lucciole romene avrebbe dovuto pagare agli sfruttatori, tra i quali un 61enne di Corchiano, che avrebbe fatto da tassista e controllore in cambio di sesso. 

Reclutavano ragazze dell’est europeo in patria e poi le facevano prostituire in Italia non appena sbarcate dall’aereo in arrivo dalla Romania. Tra fine estate e l’autunno del 2009 avrebbero potuto “contare” su una batteria di sei lucciole, da far prostituire tra il chilometro 48 e il chilometro 51 della Flaminia a Civita Castellana oppure in un appartamento di Corchiano. 

In quattro sono finiti a processo per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei: tre romeni (un 38enne, un 32enne e una connazionale di 33 anni, anche lei prostituta, ventenne all’epoca dei fatti) e un italiano di Corchiano, un 61enne che sarebbe stato una sorta di “tuttofare” (tassista e controllore delle concorrenti nigeriane alla fermata del bus da Roma).

“In cambio di sesso, era diventato il punto di riferimento della banda per il controllo e la vigilanza”, ha detto ieri in aula del corchianese un carabiniere.

La banda operava sia nel Viterbese che a Arezzo, dove avevano un altro appartamento in affitto e dove è tuttora in corso un altro processo. A Civita Castellana avrebbero avuto problemi con la concorrenza africana, in Toscana con una banda di albanesi  che svolgeva attività analoga.


25 euro al giorno per un posto sulla Flaminia

Le regole dell’ingaggio, secondo quanto emerso durante l’udienza di ieri, sarebbero state pattuite già in patria o non appena sbarcate in Italia: metà agli sfruttatori e metà alla lucciole, che avrebbero dovuto anche provvedere a vitto e alloggio a proprie spese.

Poi ci sarebbero stati degli accordi “personalizzati”: 25 euro al giorno ciascuna per l’occupazione della piazzola, con l’impegno da parte della banda a proteggere le prostitute romene dalla concorrenza della nigeriane.

A costo di farsi picchiare, come hanno fatto due delle professioniste del sesso più “anziane”, il 29 settembre 2009, per far scappare a gambe levate le cinque africane di cui volevano liberarsi in pullman verso Roma inseguite dai maschi del gruppo e non farle più tornare dalla capitale. A giugno avevano già provato a sgomberare il campo, minacciandole, gli uomini, con un bastone e una pistola. 


“Sulla strada anche con le mestruazioni”

In aula, come testimone, uno dei carabinieri che si sono occupati delle indagini. “Il controllo su strada era costante – ha spiegato, basandosi sulle intercettazioni – telefonavano alle lucciole per dire loro gli atteggiamenti da assumere per adescare i clienti e anche come posizionarsi nella piazzola, se dovevano stare più lontane o  più vicine. Il controllo era anche fisico: una è dovuta andare a lavorare nonostante avesse detto che aveva il ciclo, perché secondo loro non poteva essere vero. Tenevano costantemente aggiornata la contabilità dei clienti. E ricorrevano alle botte e alle minacce, se lo ritenevano necessario”.

Il presunto capobanda è stato arrestato il 4 ottobre 2009 a Arezzo: “Dopo dieci giorni le prostitute si sono date alla fuga. Solo una è tornata, è stato fatto un incidente probatorio ed è stata indagata per falsa testimonianza”, ha spiegato il militare. 

L’indagine, chiusa nel 2015 dal sostituto procuratore Massimiliano Siddi che ha coordinato l’inchiesta, avrebbe preso spunto dalle confidenze di una lucciola d’origine romena, che per prima avrebbe raccontato agli investigatori di essere giunta in Italia appena ventenne il 10 settembre 2009 e di essere stata immediatamente avviata alla prostituzione. 

Gli indagati iniziali erano otto. Gli investigatori giunsero all’individuazione di sei presunte vittime, tutte ragazze romene, all’epoca di età compresa tra i 18 e i 34 anni, oggi tra i 30 e i 46 anni. 

Il processo riprenderà il prossimo 8 settembre.


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7 aprile, 2021

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