Viterbo – David Sassoli, 1974-1976. Alcune foto lo ritraggono capo scout a Cura di Vetralla, Viterbo. Sono di Santino Tosini che oggi si occupa di beni culturali per conto della diocesi del vescovo Lino Fumagalli. Scatti preziosi di quasi cinquant’anni fa, conservati a lungo nei cassetti del parroco di Santa Maria del Soccorso, don Domenico Pieracci, dati poi a Tosini un paio d’anni prima di morire e da quest’ultimo direttamente nelle mani di Sassoli quando si sono incontrati per l’ultima volta, nel 2019. Promettendosi di organizzare, Santino Tosini, e partecipare, David Sassoli, a una mostra dedicata proprio agli scout di Cura. “Poi – fa notare Tosini – c’è stato il Covid e non se ne è più fatto niente. E l’altro giorno, la notizia della morte di David”.
Santino Tosini (a sinistra) e David Sassoli (sulla destra) in Sardegna al campo scout di Castelsardo
David Sassoli era il presidente del parlamento Europeo ed è morto l’altro giorno, dopo una lunga malattia e una splendida carriera da giornalista, probabilmente tra i più importanti di sempre, per le capacità e gli eventi chiave sul finale del ‘900 che ha attraversato lungo tutta la sua professione. Fino al salto in politica con il Pd nel 2009. Sicuramente, visti anche i precedenti di Badaloni e Storace, dall’una e dall’altra parte, il più riuscito di sempre. David Sassoli aveva 65 anni e le foto di Tosini lo ritraggono quando invece ne aveva meno di venti. 18-19, per l’esattezza.
“David – racconta Tosini – arrivò a Cura con Giovanni De Raimondo, chiamato dal parroco di allora, don Domenico, ad organizzare, rendendolo autonomo, il gruppo scout della parrocchia di Cura (Santa Maria del Soccorso ndr) nato qualche anno prima, nel 1971”.
Bomarzo – David Sassoli
Sono gli anni della contestazione che proprio a cavallo tra il 1974 e il 1976 vivono un passaggio chiave di fondamentale importanza. Uno snodo che attraversa anche il territorio della Tuscia e in qualche modo le foto che ritraggono Sassoli a capo degli scout di Cura, come diverrà fin da subito, raccontano anche quella storia di cui Sassoli era figlio e Cura, anche con il suo gruppo scout che poi andrà avanti per molto altro tempo ancora, uno degli approdi.
David Sassoli assieme agli scout di Cura di Vetralla negli anni ’70
Il padre di Sassoli, Domenico, aveva combattuto nella resistenza al fascismo e fu una delle firme di spicco di politica estera al Popolo e alla Nazione. David veniva da lì, da quel cattolicesimo sociale che aveva resistito al fascismo durante la dittatura, combattuto nel corso della resistenza e partecipato attivamente alla costruzione democratica del Paese nel secondo dopoguerra. Valga su tutti la figura di Giuseppe Dossetti. Un percorso che traeva origine anche dalla città dei Papi con il fondatore viterbese Mario Fani dell’Azione cattolica che, fra l’altro, proprio a Viterbo, caso raro, vanta il suo simbolo su uno degli altari della Basilica di Santa Rosa dove inoltre Fani campeggia in più punti.
David Sassoli assieme agli scout di Cura di Vetralla negli anni ’70
Un percorso, quello del cattolicesimo sociale, che per Sassoli prende spunto dal sindaco della città dove era nato nel 1956, la città di Firenze di Giorgio La Pira, passa per la casa del professore di storia Pietro Scoppola a Capranica, figura importante in quel contesto e approda prima a Cura, con l’incarico negli scout, e poi alla facoltà di Scienze politiche a Roma dove in quegli anni, prima di essere assassinati dalle Brigate Rosse, insegnavano il presidente della Democrazia cristiana Aldo Moro, ucciso nel 1978 dopo 55 giorni di prigionia, e il vice presidente del Consiglio superiore della magistratura Vittorio Bachelet freddato a colpi di pistola il 12 febbraio 1980 proprio sulle scale della facoltà di Scienze politiche alla Sapienza. Entrambe figure centrali anche del cattolicesimo sociale. Lo stesso figlio di Moro, Giovanni, sarà uno dei frequentatori della casa di Scoppola a Capranica e amico di Sassoli che poi abitava, e continuerà a farlo pure negli anni seguenti e appena poteva, a Sutri.
David Sassoli negli anni ’70 con gli scout di Cura di Vetralla
Un gruppo di amici, tra il ’74 e il ’76, così lo descrive Tosini. “Tra loro – ricorda – anche il giornalista Massimo Luziatelli e ila medico Giuliano Tartaglia”. Anni fondamentali. Dal referendum sul divorzio, maggio 1974, alle elezioni del mancato sorpasso del Pci sulla Dc, giugno 1976. In mezzo, la strategia della tensione, con le bombe che esplodevano a Brescia e sul treno Italicus, le dittature fasciste in America latina e la fine di quelle in Grecia, Spagna e Portogallo. Il Vietnam unificato sotto la bandiera del governo comunista del nord, l’inizio della fine del socialismo sovietico e il lungo ’68 per le strade. Dopo di allora, dopo il ’76, la fiammata romana e bolognese del ’77 e poi gli anni di piombo e l’inizio di un’altra epoca. Le foto di Tosini raccontano quel che c’è stato prima di allora, così come la necessità spensierata di esserci per poterlo poi raccontare. Esserci anche per potersi organizzare e proporre una nuova visione delle cose in un mondo in cui tutto cambiava e sembrava proprio verso il meglio. Una fase che ha attraversato anche la Tuscia, che in quel tempo sarà coinvolta pure in altri passaggi chiave della storia di quegli anni. Dall’eversione, al terrorismo rosso a Gladio. Un territorio dove, proprio in quegli anni in cui venivano scattate le foto a un giovanissimo Sassoli, nel 1974 il vetrallese Domenico Rosati veniva chiamato ad intervenire sulle Acli che dopo il Concilio Vaticano Secondo, che si era chiuso nel 1965, e il ’68 avevano mano mano preso le sembianze di un gruppo dell’ultrasinistra.
Viterbo – Santino Tosini
Un territorio, quello della Tuscia, dove, sempre in quegli anni, si vennero a formare anche gruppi legati a visioni più radicali del cattolicesimo sociale. Come quello nato attorno al prete operaio don Franco Magalotti tra Capodimonte e Valentano, referente in Italia per la teologia della liberazione e di molti gruppi di guerriglieri che nel frattempo si battevano in centro e sud America. Tra questi, anche e soprattutto i sandinisti in Nicaragua. Oppure il gruppo di cattolici viterbesi che si riunirono nella Cisl di Viterbo a supporto invece di Solidarnosc in Polonia. Senza poi dimenticare che la Tuscia di quegli anni era oltretutto la Tuscia del Pci di Luigi Petroselli impegnato nel compromesso storico di Berlinguer e Aldo Moro di cui la giunta capitolina di Giulio Carlo Argan, sponsorizzata da Petroselli che diverrà lui stesso sindaco di Roma nel 1979, avrebbe dovuto essere un momento chiave, sebbene sull’altra sponda del Tevere.
David Sassoli assieme agli scout di Cura di Vetralla negli anni ’70
“David Sassoli – ricorda ancora Tosini – era una persona riflessiva. Molto attento alle attività con i ragazzi. Poi era una persona cui piaceva giocare e scherzare con gli altri. Una bella presenza. Insieme, in quegli anni, abbiamo costruito il gruppo scout di Cura. Ci occupavamo dei più piccoli e la sera ci dedicavamo alle attività del clan. Incontri in cui si facevano lunghe discussioni politiche e David aveva sempre un punto di vista originale, mai banale. Tant’è vero che quando lo abbiamo visto diventare vice direttore del Tg 1, davanti al muro di Berlino o nei panni del presidente del parlamento europeo abbiamo visto sempre lo stesso David che conoscevamo allora. Un uomo che si buttava nelle cose, entusiasta di tutto quello che faceva. Una persona per bene”.
David Sassoli assieme agli scout di Cura di Vetralla negli anni ’70
Il primo incontro tra gli scout di Cura e Sassoli risale al 1974 quando Vetralla venne scelta come sede dell’ultimo campo nazionale dell’Associazione scout cattolici italiani. “Un’associazione solo maschile – commenta Tosini -. Il campo comprendeva Cura, Montefogliano e il lago di Vico. C’erano anche 6-7 sotto campi. Ed eravamo 8 mila scout in tutto, con il quartier generale al convento dei frati Passionisti di Sant’Angelo”.
“Assieme a Sassoli – prosegue Tosini – facemmo pure un campo a Castelsardo in Sardegna e diverse foto lo ritraggono proprio lì. A Cura veniva di solito il sabato sera. La domenica, dopo Messa, andavamo poi con gli scout a Sant’Angelo. Rientravamo il pomeriggio e David prendeva il treno per tornare a Roma”.
David Sassoli assieme agli scout di Cura di Vetralla negli anni ’70
L’esperienza di Sassoli a capo degli scout di Cura si chiude nel 1976. “Da quel momento siamo diventati autosufficienti – conclude Santino Tosini – e David è tornato nel suo gruppo di appartenenza a Roma. Quella di Cura per David era un’attività di servizio che ha lasciato un ricordo splendido nella vita di una comunità”.
Infine, un ultimo ricordo, questa volta di Paolo Valentino sulle colonne del Corriere della Sera in questi ultimi giorni. Testimonianza anch’esso del legame profondo tra Sassoli e la Tuscia lungo la traiettoria di quel cattolicesimo sociale che ne spiega i valori, così come personalità dell’uomo, che lo hanno accompagnato, e contraddistinto, lungo tutta la sua carriera di giornalista e politico. “Senza mai dimenticare la sua vena ironica – racconta Valentino sul Corriere -: sua è la definizione ‘formato Conclave di Viterbo’ per le tre notti in cui i capi di Stato e di governo furono di fatto rinchiusi nel palazzo del Consiglio per negoziare non stop il Recovery Fund. ‘Questo tempo ci dice che dobbiamo avere più coraggio e che su certe decisioni l’Europa non può più indugiare. Il progresso sociale ed economico non può più dissociarsi da quello ecologico. L’Europa funzionerà se ognuno di noi farà il proprio dovere, se tutti saremo concentrati sulla riduzione delle disuguaglianze e sull’impegno comune a lasciare alle nuove generazioni un futuro più giusto, con maggiori opportunità’. Queste parole David Sassoli le ha scritte, quando già stava molto male, nella prefazione al libro di Donato Bendicenti di prossima pubblicazione, ‘Il lungo viaggio dell’Europa per ritrovare sé stessa’. Consideriamole il suo testamento morale e politico. Quello di un uomo che fino all’ultimo non ha smesso di pensare la politica come capacità di disegnare il mondo”.
Daniele Camilli
Fotogallery: David Sassoli con gli scout di Cura negli anni ’70
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