Viterbo – (sil.co.) – A San Faustino avrebbe cercato di baciare sulla bocca una giovane mamma che andava a prendere la figlia a scuola e brandito un coltello minacciando di morte il marito accorso per difenderla. La donna, che nel frattempo si è trasferita all’estero per lavoro, non si è però presentata al processo per confermare le accuse.
L’imputato è il pregiudicato albanese 34enne difeso dall’avvocato Luigi Mancini che lo scorso agosto si è imbucato in maniera rocambolesca al rave party di Valentano, passando in macchina per le strade sterrate di campagna in modo da eludere le forze dell’ordine, che nel frattempo avevano blindato l’area bloccando gli ingressi.
Non ha però pensato ai controlli in uscita, quando è stato fermato e denunciato per occupazione abusiva e violazione dell’obbligo di dimora a Viterbo cui era sottoposto.
Viterbo – Carabinieri nel centro storico
Il 6 ottobre, nel frattempo, davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini, si è aperto a suo carico il processo per minacce e violenza sessuale scaturito dalla presunta aggressione di una mamma d’origine romena che stava andando a prendere la figlia all’uscita di scuola, parandosi davanti alla donna con le braccia spalancate per non farla passare e tentando di baciarla.
Erano circa le 13.30 del 6 dicembre 2018, in fondo a via Cairoli, all’altezza del bar dei dominicani nel frattempo chiuso, dove l’imputato si trovava con due amici.
Il marito della presunta vittima ha testimoniato quattro mesi fa al processo contro il presunto aggressore della moglie. La moglie, che nel frattempo si è trasferita all’estero per lavoro, non si è invece presentata all’udienza di mercoledì, quando era attesa in aula perché fornisse la sua versione.
L’unico testimone non si è rivelato decisivo. Ha detto solo che sentiva litigare verbalmente, ma non ricordava buona parte di quanto precedentemente dichiarato. Ovvero di avere assistito a minacce con un coltello.
Sul posto si sono precipitate una pattuglia di carabinieri in borghese che stava in via Marconi con l’auto civetta e una pattuglia in divisa con l’auto di servizio. “Non abbiamo trovato traccia del coltello, né addosso all’imputato, né dentro al bar. Ma al nostro arrivo l’imputato brandiva una bottiglia di birra, tenendola dalla parte del collo. Non per bere, ma per minacciare”, ha spiegato all’udienza di ottobre uno dei militari del Norm intervenuti.
Il processo è stato rinviato al 5 ottobre.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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