Violenza sulle donne – foto di repertorio
Viterbo – (sil.co.) – “Mi ha picchiata quando ero incinta, così ho deciso di abortire”. E’ l’agghiacciante testimonianza dell’ennesima presunta vittima viterbese di un caso di violenza di genere.
Ha preso il via ieri il processo per maltrattamenti aggravati in famiglia a carico di un trentenne residente in un centro della provincia di Viterbo, comparso col difensore Marco Valerio Mazzatosta davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini. Pm Eliana Dolce. Parte civile la presunta vittima, assistita dall’avvocato Daniele Nocera.
Imputato e parte offesa sono rimasti insieme per poco più di un anno. Una relazione contrastata, tra la primavera del 2018 e l’autunno del 2019, in parte sotto lo stesso tetto, durante la quale la coppia ha anche concepito un bambino. Un bambino mai nato, per scelta della donna, che a un certo punto sarebbe stata sopraffatta dalla paura e terrorizzata all’idea di dargli un padre così “inaffidabile”.
“Quando ha saputo della gravidanza si disse contento, ma era come se volesse fare un passo indietro, una donna certe cose la sente”, ha spiegato la vittima, prima teste del processo. Ma una volta scoperto che aveva abortito, il suo ex le avrebbe dato dell’assassina di bambini.
La pm Eliana Dolce
“Sbrigati a partorire mio figlio, che te lo levo”
Una testimonianza fiume quella della parte offesa. Si mettono insieme a aprile 2018. A luglio 2019 lei rimane incinta. La sera del 22 agosto, in preda ai fumi dell’alcol, lui la picchia davanti al figlioletto avuto da una precedente relazione e scappa di casa ubriaco a bordo della sua macchina, portandosi dietro circa 5mila euro in contanti di un finanziamento sottoscritto dalla vittima. “Sbrigati a partorire mio figlio, che te lo levo”, le avrebbe urlato mentre se ne andava a tutta velocità, lasciandola terrorizzata col bimbo in lacrime.
“Dopo l’aborto mi ha dato dell’assassina di bambini”
La donna lo lascia e il 4 settembre decide di abortire. In aula lo racconta tra le lacrime: “Non potevo portare avanti la gravidanza con un padre così inaffidabile, a lui dissi che lo avevo perso”. Motivo per cui, due giorni dopo, scoperta l’interruzione volontaria di gravidanza, l’ex le avrebbe dato dell'”assassina di bambini”.
“Se potessi, ti cancellerei dalla faccia della terra”
Passano tre mesi e arriva la vigilia dell’Immacolata. La notte tra il 7 e l’8 dicembre 2019 si verifica l’ultimo episodio di violenza, che la convince a denunciare il suo ex. Lei lo fa salire in macchina con la scusa di un passaggio, per un chiarimento relativo alla restituzione non ancora avvenuta dell’ingente somma di denaro. Litigano. Gli dice di scendere. L’uomo le strappa la chiave dal cruscotto poi la picchia un’altra volta, riducendola a un ammasso di lividi per cui è costretta a ricorrere alle cure dei sanitari del pronto soccorso. “Assassina di bambini”, le avrebbe ridetto l’imputato, mentre lei era tutta pesta. “Se potessi, ti cancellerei dalla faccia della terra”, e ancora “vi sparo a tutti”.
Il processo riprenderà il prossimo 10 maggio per sentire tutti i rimanenti testimoni, sia dell’accusa che della difesa, e anche per ascoltare, se vorrà, la versione dell’imputato.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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