Il carcere di Mammagialla
Viterbo – Ecco come due detenuti spacciavano all’interno di Mammagialla. Sono stati proiettati in aula su maxischermo i filmati girati di nascosto in carcere nel corso delle indagini scaturite dalle dichiarazioni di un altro detenuto, un pugliese che confidò agli inquirenti di avere acquistato una decina di volte droga, accusando di connivenza anche il personale della polizia penitenziaria.
Dalle sue rivelazioni sono scaturiti tre filoni d’indagine, uno dei quali sfociato nel processo allo stesso “informatore” e ai due pusher, un tunisino e un romano, spiati da penitenziari e carabinieri attraverso il circuito di videosorveglianza interno e anche col supporto di una videocamera portatile, usata per incastrare i sospetti nella aree non coperte del carcere, senza farsi scoprire a loro volta.
Una sorta di film a episodi. Sette in tutto quelli trasmessi davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini, su richiesta della pm Paola Conti. Commentati in diretta dal maresciallo Angelo Jesus Ciardiello, del nucleo investigativo del comando provinciale carabinieri di Viterbo tornato ieri in aula per completare la deposizione cominciata lo scorso 26 gennaio.
Imputati un 54enne del Brindisino, la “fonte confidenziale” che ha “tradito” gli altri due, un 40enne di Roma e un tunisino 46enne residente a Padova, sorpresi a passarsi e confezionare stupefacente nel 2016. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Simone Bernini, Giorgio Sacco e Samuele De Santis. Sono tuttora detenuti i due italiani, mentre ha finito di scontare la sua pena il nordafricano.
La polizia penitenziaria e i carabinieri
Droga prenotata dai detenuti tramite pizzini
Le riprese risalgono ai mesi di maggio, giugno, luglio 2016, quando i due detenuti, impiegati come “spesini”, approfittando della disponibilità del magazzino e dei locali adiacenti, dove non erano presenti agenti, nascondevano e confezionavano lo stupefacente, ricavando involucri dalle punte della dita di guanti in lattice, da consegnare poi ai detenuti assieme alla merce ordinata.
Le “prenotazioni”, come ha spiegato Ciardiello, avvenivano tramite pizzini. “Si vede il tunisino che sale sull’ascensore portavivande e poi si mette a leggere un foglietto, pensando che non fosse coperto dalle telecamere”, ha detto Ciardiello, descrivendo uno dei filmati.
Sciacquone tirato per finta al gabinetto
In un altro “spezzone”, i due presunti pusher parlano tra loro di soldi, confezionamento e distribuzione. E ancora: “Qui si vede il romano che preleva qualcosa dalla tasca e lo nasconde in un paio di scarpe sotto la scrivania”. Poi ci sono le riprese al bagno, dove l’italiano tirava per finta lo sciacquone per fare scena: “In realtà divideva e confezionava lo stupefacente che gli aveva dato lo straniero, che era il gestore del traffico e lo teneva nascosto nel magazzino”.
Blitz dei penitenziari il 4 luglio 2016
Data topica per le indagini quella del 4 luglio 2016 quando i penitenziari, allertati dai carabinieri, fingendo a loro volta un controllo di routine, per non tradire gli accertamenti tecnici in corso, hanno messo a segno un blitz, perquisendo il romano all’uscita dal bagno e trovandogli dello stupefacente addosso e altro nascosto in un termosifone, come visto in tempo reale dai militari che stavano sorvegliando cosa facesse al gabinetto.
Il processo riprenderà il 5 ottobre, quando sono previsti l’esame degli imputai e i primi testi della difesa, per poi proseguire il 19 ottobre e il 9 novembre.
Silvana Cortignani
Articoli: “Ecco come abbiamo sorpreso gli ‘spesini’ a confezionare dosi coi guanti di lattice” – Spaccio a Mammagialla, ok alle intercettazioni che incastrano i detenuti – Spaccio all’interno del carcere, indagato anche un agente della penitenziaria
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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