Sokol Dervishi
Viterbo – Butta la cocaina nel water, ma ci sono tracce ovunque in casa e finisce nei guai lo stesso: nuovamente a processo il pentito di mafia viterbese Sokol Dervishi.
E’ il 36enne albanese la cui piena confessione si è rivelata una “bomba” per i componenti del sodalizio criminale smantellato con i 13 arresti del 25 gennaio 2019, tra cui i boss Ismail Rebeshi e Giuseppe Trovato dei quali Dervishi era il braccio destro.
Condannato in primo grado a sei anni di reclusione per associazione di stampo mafioso, il collaboratore di giustizia è stato poi condannato a quattro anni e mezzo in appello.
Davanti al giudice Francesco Rigato deve rispondere di detenzione ai fini di spaccio di cocaina, per una vecchia vicenda di droga, risalente al 25 febbraio 2014, quando fu fermato dai carabinieri che lo trovarono con una ingente somma di denaro nascosta negli indumenti, oltre tremila euro in contanti, dei quali il 36enne, all’epoca disoccupato, non seppe giustificare il possesso.
Nel corso della successiva perquisizione domiciliare, nell’abitazione del capoluogo dove all’epoca viveva, avrebbe gettato nella tazza del gabinetto lo stupefacente, le cui tracce sono state comunque rinvenute in grande quantità all’interno dell’appartamento, assieme a sostanza da taglio del tipo mannite e a un bilancino di precisione.
Dervishi avrebbe inoltre tentato di disfarsi, gettandoli dalla finestra, di alcuni telefonini, due dei quali risultati rubati, mentre gli altri, secondo quanto riscontrato dagli investigatori, sarebbero risultati intestati a delle teste di legno e utilizzati a scopo delittuoso.
Ieri avrebbero dovuto essere sentiti tre testimoni della procura, tra i quali il maresciallo Angelo Jesus Ciardiello, del nucleo investigativo del comando provinciale carabinieri di Viterbo, ma l’udienza è stata rinviata a causa di un legittimo impedimento del difensore Dario Candeloro del foro di Roma. Sospendendo la prescrizione, il giuidce ha rinviato il processo al prossimo 26 gennaio.
Viterbo – Controlli dei carabinieri
Dervishi è finito imputato in altri procedimenti per spaccio, tra cui il processo scaturito dall’arresto del 20 luglio 2015 nell’ambito dell’operazione “Sbiff”, che portò alla luce un presunto giro di droga all’esterno dei locali più gettonati dall’allora popolo della movida. Della “clientela” avrebbero fatto parte anche esponenti della cosiddetta “Viterbo bene”.
Oltre che nell’inchiesta “Sbiff”, Dervishi è rimasto inoltre coinvolto in un’altra inchiesta della procura della repubblica di Viterbo, sfociata in 19 avvisi di fine indagine nel maggio 2015, relativi a un presunto giro di cocaina tra Viterbo e Vetralla, dieci dei quali inviati a pusher poco più che ventenni. Presunte menti del traffico due romeni e sette albanesi, tra cui Dervishi.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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