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Viterbo - Il racconto di mamma Grazia: "Sono stati dati al padre rinviato a giudizio per maltrattamenti, io ritenuta ostativa"

“I miei figli portati via da un giorno all’altro, posso vederli solo un’ora a settimana con gli assistenti sociali”

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Un disegno di Chiara a mamma Grazia (nomi di fantasia)

Un disegno di Chiara a mamma Grazia (nomi di fantasia)

Viterbo – “Mi hanno portato via i bambini da un giorno all’altro. Ora posso vederli solo sessanta minuti a settimana durante incontri protetti, ossia in presenza degli assistenti sociali”. Lo racconta mamma Grazia (nome di fantasia).

“I miei figli – continua – non riesco a sentirli neppure per telefono, e anche la sorella maggiore non può parlarci né vederli. Ho paura che finiscano in casa famiglia”. Per sei anni i bambini, Chiara di 9 anni e Mattia di 8 (nomi di fantasia), hanno vissuto nella Tuscia con la madre, dopo la separazione dei genitori. “Un rapporto – afferma Grazia – durato anni e anni e fatto di maltrattamenti e violenze. Finché non ho denunciato il mio ex compagno, che è stato anche rinviato a giudizio”.

Quattro mesi fa i bambini hanno dovuto lasciare la loro mamma, la Tuscia e hanno dovuto cambiare vita. Da un giorno all’altro. “Il tribunale civile di Viterbo – dice Grazia – ha disposto il collocamento presso il padre. Una decisione presa sulla base della relazione dell’ultima assistente sociale, secondo la quale sarei ostativa e oppositiva. La precedente assistente sociale non aveva mai messo in dubbio il collocamento dei bambini presso di me, perché stavano bene, erano sereni e vedevano il padre secondo i diritti di visita stabiliti”.

Dopo il cambio di collocamento dei bambini, per Grazia è arrivata anche la sospensione della responsabilità genitoriale. “Mi è stata sospesa la responsabilità genitoriale – ripercorre – nonostante la psicologa, chiamata a valutare le capacità genitoriali, abbia affermato che con me i bambini si erano ambientai, erano sereni e non c’era nessun rischio di permanenza presso la loro mamma”.

Grazia dice di sentirsi abbandonata dalle istituzioni, ma non da chi le vuole bene. “Ho il sostegno di tanti e sono pronta a muovere mari e monti e ad organizzare una raccolta firme. Voglio difendere i miei figli – conclude -. È per loro che non mi arrendo, perché sono una mamma”.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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22 aprile, 2022

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