Civita Castellana – (sil.co.) – Truffa dei formaggi “sottopeso”, a processo un agente di commercio e il titolare di un’azienda del comprensorio di Civita Castellana specializzata nella vendita di caci, salumi e altri prodotti tipici della Tuscia.
Secondo l’accusa gli imputati avrebbero frodato la titolare di un alimentari e di un ristorante di Otricoli, che il 9 dicembre 2016 li ha denunciati e il 4 aprile 2017 ha presentato un’integrazione di querela, dopo avere scoperto di avere pagato forme di cacio da tre chili come se pesassero quattro chili per un periodo di almeno nove mesi, da dicembre 2015 a settembre 2016.
La vittima, una cinquantenne che si è costituita parte civile al processo entrato nel vivo ieri davanti al giudice Elisabetta Massini, ha quantificato il danno in circa 1200 euro al mese per nove mesi.
Viterbo – Palazzo di giustizia
“L’agente di commercio effettuava le consegne per la ditta fornitrice due volte la settimana. Abbiamo calcolato che in media ogni volta pagavo 100-150 euro più dl dovuto, quindi il conto è presto fatto”, ha sottolineato la parte offesa, spiegando come si è accorta della truffa.
“A settembre, mettendo a posto la merce, mi sono accorta di una serie di incongruenze che mi hanno insospettita. Tutto è partito dal fatto che mancavano i ravioli freschi che avevo ordinato. Allora ho guardato la bolla e mancavano anche lì. Con l’occasione mi sono anche accorta che la scadenza delle scamorze era il giorno stesso della consegna. E poi di avere in fattura il pecorino romano, che invece non mi era stato portato”
“A quel punto – ha proseguito – controllando con più attenzione e andando indietro nel tempo fino a dicembre 2015, quando avevo rilevato le attività di cui prima ero dipendente, ho scoperto le discrepanze tra il peso effettivo dei formaggi e il peso riportato in fattura, mediamente superiore di mezzo chilo rispetto al prodotto consegnato”, ha proseguito la parte offesa.
Tra i testi anche un consulente finanziario laureato in economia e commercio di 54 anni, figlio e socio della precedente titolare, che dopo il passaggio di proprietà ha continuato ad affiancare la cinquantenne, a tutela anche degli interessi della madre.
E’ stato lui ad affrontare direttamente il titolare dell’azienda viterbese: “Venne a Otricoli, dicendo che era colpa dell’agente di commercio, che era recidivo, e che lui non aveva alcuna responsabilità. Io gli risposi che secondo me lui era responsabile eccome”.
L’avvocato Mencherini, che assiste l’imprenditore della Tuscia, ha chiesto se per caso gli spicchi mancanti alla pesa non fossero stati venduti e se fossero stati fatti dei controlli incrociati con gli scontrini fiscali emessi dal punto vendita.
“Il punto è che il peso indicato in fattura era proprio difforme dal peso delle forme. Una nota ditta della Tuscia, ad esempio, confeziona forme standard del peso sempre di tre chili, indicate in fattura col peso di quattro chili. Una truffa evidente”, ha fatto notare il testimone.
Al termine dell’udienza, il giudice ha calendarizzato il processo che riprenderà il prossimo 29 settembre per sentire altri quattro testimoni dell’accusa, per poi proseguire il 3 novembre, il primo dicembre e il 9 gennaio, quando è prevista anche sentenza.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY