Viterbo – “La vicenda del Bagnaccio doveva essere gestita da subito con più buonsenso, ma si è arrovellata su formalismi burocratici che hanno portato a questo. Purtroppo qui perdono tutti, vince solo la burocrazia”. Si dice stanco e deluso Gabriele Scorza, uno dei tre subconcessionari del Bagnaccio, dopo che il commissario straordinario Antonella Scolamiero ha firmato un’ordinanza di revoca dell’affidamento della subconcessione delle acque termali.
Epilogo, questo, di un braccio di ferro tra proprietari e comune durato anni. Al centro della disputa alcune opere e manufatti del centro termale che per palazzo dei Priori non andavano realizzate. E che, quindi, dovevano essere demolite. Diversa invece la versione dei gestori, che hanno fatto appello prima al Tar e, più recentemente, al Consiglio di stato. Le sentenze hanno dato però parzialmente ragione al comune: parte delle opere contestate vanno demolite. “Dal momento che i gestori non hanno adempiuto a tale indicazione – ha spiegato ieri Scolamiero -, è stata firmata un’ordinanza di revoca dell’affidamento della subconcessione delle acque termali”.
Viterbo – Il Bagnaccio chiuso
Scorza, ve lo aspettavate che il Consiglio di stato desse ragione al comune?
“Non ce lo aspettavamo, abbiamo impugnato la vicenda perché consapevoli che le opere erano legittime. Però che dire, prendiamo atto della decisione e ottemperiamo. La nostra volontà è sistemare le opere, ci mancherebbe altro”.
Cosa vi contesta il comune nello specifico?
“Ci contesta gli spogliatoi, il parcheggio e altre opere. Noi dovevamo fare un’attività termale, ma a questo punto è chiaro che risulta difficile farla. Attività termale che, a suo tempo, il comune ci aveva detto di fare”.
Viterbo – Il Bagnaccio chiuso
E voi come vi siete mossi?
“Le contestazioni riguardavano undici opere, praticamente tutto il parco. Laddove c’era un’ordinanza di demolizione, abbiamo fatto subito ricorso al Tar. Su undici opere, il Tar ha detto che sette erano legittime. Successivamente abbiamo fatto appello anche al Consiglio di stato per le restanti cinque, ma nostro malgrado è stato rigettato. Ora quindi ottempereremo a quelle cinque”.
Ora però c’è un’ordinanza di revoca dell’affidamento della subconcessione delle acque termali. Cosa succederà adesso secondo lei?
“Non lo so, non abbiamo certezze. Non riusciamo ad avere rapporti con l’amministrazione. Siamo stanchi. Stiamo cercando di portare avanti questo progetto con mille difficoltà. Non c’è stato mai un supporto e non abbiamo mai avuto un confronto edificante. L’amministrazione ha lavorato su un doppio binario. Il contratto di concessione prevedeva la realizzazione di un’area pubblica, che la stessa amministrazione ci ha negato. Ma a marzo l’urbanistica l’aveva autorizzata, previe integrazioni. Quanto meno una parte: portare cioè l’acqua e riempire le vasche storiche. Dall’altra parte, si è invece proceduto per la risoluzione”.
Viterbo – Il Bagnaccio chiuso
Si aspetta che il parco termale chiuda?
“Non lo so… Non so che dire. Purtroppo qui perdono tutti. Ci perdiamo noi, ci perdono i cittadini. Vince solo la burocrazia. Questa è una vicenda che doveva essere gestita da subito con più buonsenso. E invece si è arrovellata su formalismi burocratici che hanno portato a questo. È una delusione”.
Ora che farete?
“Stiamo agendo nelle sedi giudiziarie per ottenere il risarcimento del danno. Le pratiche sono adesso in mano ai periti che ne stanno quantificando l’entità”.
Quindi la battaglia non finisce qui…
“Andrà a finire nelle aule di tribunale”.
La nota ufficiale dei gestori
“La risoluzione del contratto di sub concessione del Parco termale al Bagnaccio è dovuta ad alcune contestazioni mosse dall’Amministrazione nel giugno del 2021 e che hanno avuto l’epilogo il 19 maggio. Dal canto nostro, abbiamo cercato di adempiere a tutte le richieste, pur di preservare il rapporto contrattuale, senza riuscire a trovare una soluzione, soprattutto perché tali richieste snaturavano il rapporto concessorio. Detto in altri termini: il Comune di Viterbo chiedeva alcuni adempimenti incompatibili anche con le loro stesse richieste”. Lo affermano Gabriele Scorza, Alessandro Scorza e Federico Basili, gestori del Parco termale del Bagnaccio, commentano la nuova chiusura dell’area. “Un esempio è dato dalla richiesta di un’area termale pubblica con delle vasche, a latere del Parco: abbiamo presentato i progetti redatti secondo gli obblighi contrattuali, ma ci è stata negata l’autorizzazione. L’abbiamo ripresentata a seguito di un’ulteriore diffida da parte Comune, è stata accolta solo per aspetti del tutto marginali, affermando per il resto che l’area non è idonea ad ospitare opere per attività termali”. Come dire: da un lato il Comune chiede un adempimento, dall’altro – una volta richiesto – non lo autorizza. Un comportamento davvero difficile da spiegare”.
“Il contratto di sub concessione è oggettivamente poco chiaro in alcune sue parti, presenta aspetti ambigui e per alcuni tratti si può parlare anche di un contratto di difficile applicazione. Ciò detto, abbiamo cercato sempre di rispettarlo, nell’interesse legittimo al termalismo di una determinata fascia di popolazione. Non è stato così da parte del Comune: di fronte a norme di dubbia praticità e applicabilità, anziché aprire un dialogo, abbiamo trovato un muro: non c’è stato ascolto. Abbiamo avuto la sensazione che l’unica intenzione dell’Amministrazione fosse quella di risolvere il contratto, focalizzandosi su alcuni inadempimenti a nostro giudizio solo presunti. Ora. dopo un anno di scambi di missive con l’Amministrazione comunale, siamo arrivati a questa conclusione che fa vincere solo la burocrazia e fa perdere i cittadini e i nostri dipendenti che da oggi si trovano senza un lavoro”.
“Siamo intenzionati a proseguire la nostra battaglia nelle aule di giustizia, dove chiederemo un risarcimento dei danni e, anche se ci vorrà del tempo, la possibilità di riaprire l’attività. Il Comune di Viterbo è andato contro l’interesse pubblico del termalismo e ci ha impedito di lavorare”.
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