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Rapporto semestrale Dia - Non solo lo spettacolo di fuochi d'artificio per "festeggiare" 300 nuovi detenuti a Mammagialla

Criminalità organizzata, tra Tarquinia e Montalto “compagini autoctone dei Casamonica”

di Silvana Cortignani
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Direzione investigativa antimafia

Direzione investigativa antimafia


Viterbo – Criminalità organizzata, non solo lo spettacolo pirotecnico all’esterno del carcere di Viterbo, per accogliere 300 detenuti trasferiti da Frosinone. Secondo la Dia, tra Tarquinia e Montalto , ci sarebbero “compagini autoctone dei Casamonica”. 

Dell’episodio dei fuochi d’artificio, denunciato dai sindacati di polizia penitenziaria, si parla nel rapporto relativo al secondo semestre 2021 della Direzione investigativa antimafia. sottolineando la presenza a Mammagialla di “personaggi di spicco di camorra, mafia siciliana e ‘ndrangheta”. 

E’ successo attorno alle dieci di sera del 18 novembre 2021 mentre, presso la casa circondariale di Viterbo, si concludeva la maxi ridistribuzione di 300 detenuti tra alta e media sicurezza venuti dal basso Lazio. Nella strada adiacente il penitenziario  sono scoppiati diversi fuochi di artificio, proprio a ridosso delle mura del reparto dove sono detenuti i boss ergastolani. 


Mammagialla - Fuochi d'artificio per i detenuti il 18 ottobre 2021

Mammagialla – Fuochi d’artificio per i detenuti il 18 ottobre 2021


Organizzazioni criminali attive nel narcotraffico

Le organizzazioni criminali “autoctone” dell’alto Lazio, secondo il rapporto, sarebbero attive in particolare nel narcotraffico, nell’usura, nelle estorsioni e nella commissione di reati di tipo predatorio, con la “presenza di soggetti contigui alle tradizionali organizzazioni mafiose, ed in particolare alla ‘ndrangheta.

Il pensiero corre, ancora una volta, agli affiliati di”mafia viterbese”, il sodalizio sgominato con i tredici arresti dell’operazione Erostrato del 25 gennaio 2019, sfociati in nove condanne per associazione di stampo mafioso confermate in secondo grado, tra cui i presunti boss, l’albanese Ismail Rebeshi e l’imprenditore d’origine calabrese Giuseppe Trovato.


Un anno fa la condanna a 16 anni per droga del boss Rebeshi

Il 4 novembre 2021 il tribunale di Roma ha condannato a 16 anni Rebeshi per spaccio sul litorale romano, evidenzia il rapporto della Dia. Presunto fornitore “viterbese” di una banda di pusher, è stato raggiunto dalla misura cautelare in carcere nell’ambito dell’operazione Sottovuoto il 9 febbraio 2021, nella sezione 41 bis del carcere di Cuneo, dove sta scontando la condanna a 10 anni e 11 mesi in secondo grado per Erostrato. Il 39enne sarebbe stato il principale fornitore di una banda di 11 spacciatori italo-albanesi attivi sul litorale romano, tra Ardea e Pomezia, cedendo tra maggio e ottobre 2018, 9,5 chili di marijuana e 538 grammi di eroina.


Operazione "Sottovuoto"

Operazione “Sottovuoto” – Oltre alla droga, sequestrata anche un’arma


Casamonica e Sarno sul litorale viterbese

“Compagini autoctone dei Casamonica”, secondo il rapporto, sarebbero attive sul litorale viterbese, nell’area di Tarquinia e Montalto di Castro, dove “significativi investimenti hanno portato all’acquisizione di numerose attività”. “Più contenuti”, allo stato attuale, gli interessi delle organizzazioni camorristiche. Non mancherebbero però “proiezioni di sodalizi campani anche in queste zone come ad esempio in settori economici soggetti all’influenza da parte di elementi riconducibili al clan Sarno”.


Allarme criminalità albanese

“Da non sottovalutare – si legge nel rapporto – una nutrita componente di criminalità albanese dedita non soltanto a furti e a reati di criminalità diffusa, ma anche a traffici di stupefacenti su larga scala”. 

Sotto i riflettori in particolare l’arresto compiuto l’11 novembre 2021 dalla polizia di tre albanesi “protagonisti di numerosi furti in villa tra Viterbo e Roma che il 29 ottobre precedente, per sottrarsi a una normale attività di controllo, avevano anche procurato significative lesioni al volto ad uno degli agenti che stava eseguendo gli accertamenti riuscendo a darsi alla fuga”. “Le indagini condotte a seguito di quest’episodio hanno anche portato, oltre all’arresto dei responsabili, a un parziale recupero di refurtiva rinvenuta all’interno di un bungalow sull’Aurelia”, si legge nella relazione.


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Proventi illeciti riciclati dai clan

Nel Viterbese, sempre secondo il rapporto della Dia, i clan opererebbero anche in maniera “silente” riciclando proventi illeciti. Sarebbero inoltre presenti soggetti contigui alle tradizionali organizzazioni mafiose in particolare alla ‘ndrangheta con attività e cointeressenze di soggetti riconducibili ai Mollica, Trovato, Giampà, Mammoliti, Libri, Zumbo-Gugliotta, Nucera nonché Piromalli. Anche se, come detto, attualmente gli interessi delle organizzazioni camorristiche nel territorio viterbese sarebbero più contenuti rispetto a quelli di altre formazioni criminali.

Silvana Cortignani

– “Infiltrazioni mafiose, fuochi d’artificio a Mammagialla…”


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4 ottobre, 2022

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