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Roma - La travel blogger Alessia Piperno racconta la sua esperienza da detenuta tra le mura delle carceri di Evin per 45 giorni: "Avrò la forza di lottare al fianco del popolo iraniano" - Dopo il suo rientro in Italia ringrazia amici e parenti per il supporto

“Sono libera fisicamente, ma la mia mente pensa alla prigione di Teheran”

di Federica Focaracci
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Roma – “Sono libera fisicamente, ma la mia mente pensa alla prigione di Teheran. Sono fortunata e fidatevi non è scontato esserlo, come non lo è la nostra libertà. Dopo questa esperienza, un giorno avrò la forza di lottare al fianco del popolo iraniano”. Dopo il suo rientro in Italia, Alessia Piperno prende coraggio e racconta la sua esperienza vissuta da prigioniera nelle celle di Evin, a Teheran in Iran. Catturata e detenuta lì per 45 giorni, è stata accusata di aver preso parte alle proteste anti-governative per la morte di Mahsa Amini. L’11 novembre, finalmente la bella notizia del suo rilascio e il rientro nella sua nazione sana e salva.


Alessia Piperno in Iran

Alessia Piperno in Iran


Dopo 45 giorni priogioniera nelle carceri di Evin, in Iran e il suo rientro in Italia, Alessia Piperno torna a scrivere sui social e lo fa raccontando l’esperienza del carcere in Iran.

“Nei primi giorni di settembre, andai a visitare per la prima volta nella mia vita, una prigione a Teheran. Si trattava del carcere di Ebrat, ormai diventato museo, ma che una volta era utilizzato dalla polizia segreta Savak, per torturare i detenuti. Rimasi tra quelle mura per diverse ore, cercando di immaginare la paura che si viveva all’interno di quelle celle – racconta la 30enne travel blogger -. “Le urla dei prigionieri si sentivano per tutta la prigione”. Così mi raccontò la mia guida.

Alessia Piperno

Alessia Piperno


“In qualche modo sembrava come se quelle grida fossero ancora scolpite nei muri e che viaggiassero tra quei corridoi. “Esistono ancora prigioni così in Iran?”. Domandai alla mia guida. Lui sospirò. “Purtroppo sì, la prigione di Evin, che si trova proprio nella parte nord di Teheran”. Sentii i brividi corrermi su tutto il corpo, senza lontanamente immaginare che 21 giorni dopo, sarei stata anche io, una detenuta, proprio in quella prigione
 
Non avevamo fatto nulla per meritarci di essere rinchiusi tra quelle mura – continua -, e non posso negare che siano stati i giorni più duri della mia vita. Ho visto, subito e sentito cose, che non dimenticherò mai, e che un giorno mi daranno la forza per lottare accanto al popolo Iraniano. Al tempo, non avevo partecipato alle proteste, perché ci era stato sconsigliato, e il rumore degli spari, mi metteva paura. Adesso è diverso”.
 
Il pensiero va alle sue compagne che ha lasciato in cella. Toccata e ancora provata scrive: “Sono a casa, tra la mia famiglia e i miei amici, libera sì, ma fisicamente. È la mia mente a non esserlo, perché in quell’angolo di inferno sono ancora rinchiuse le mie compagne di cella, migliaia di iraniani, e il mio amico Louis. Io sono tornata a una vita normale, esco, a volte rido, faccio progetti per il mio futuro, e dormo in un letto. Ieri era lunedì e in prigione si fa la doccia. Oggi è martedì, ci sono i 5 minuti d’aria.
 
La mia mente ora vive un po’ così, tra sorrisi, in un letto soffice, un piatto di pasta e tra delle mura bianche dove le urla, non cessano mai e dove l’aria si respira per 5 minuti, due volte a settimana”.

Il post di Alessia Piperno sulla sua pagina Facebook

Il post di Alessia Piperno sulla sua pagina Facebook


“Volevo ringraziare tutti voi, per il vostro supporto, per le parole, per i meravigliosi disegni che mi avete mandato, per essere stati vicini alla mia famiglia, e per avermi dedicato anche solo una preghiera. Riabbracciare la mia famiglia è stato più bello della libertà stessa – racconta commossa -. E ancora una volta non posso che ripetermi che sì, sono fortunata, siamo fortunati, e credetemi, non è scontato, come non lo è la nostra libertà. Un abbraccio, a tutti voi”, conclude Piperno.
 
Con questo post, la travel blogger ha voluto ringraziare i suoi follower, amici e parenti che hanno mostrato supporto e vicinanza alla famiglia in sua assenza. Ormai la prigione di Teheran è solo un brutto ricordo che ha segnato la vita della giovane donna e di tutti coloro che hanno seguito il caso dall’inizio. 
 
Federica Focaracci

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29 novembre, 2022

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