Accusato di prostituzione il marito di una squillo
Civita Castellana – (sil.co.) – E’ ripreso ieri con la testimonianza dell’ennesimo cliente dalla memoria corta il processo al fruttivendolo ambulante di Civita Castellana accusato dalla giovane moglie romena di farla prostituire a suon di botte e di minacce.
“Ci sono andato due volte, pagando 50 euro. L’avevo conosciuta al mercato, poi abbiamo preso un caffè al bar e lei mi ha fatto la proposta”, ha detto, negando di conoscere il marito e che fosse stato lui a fargli la proposta.
Non l’ha riconosciuto nemmeno in aula, il fruttivendolo del mercato cui avrebbe anche portato a casa un agnello per pasqua, nonostante fosse seduto a due passi e in caserma avesse detto di conoscerlo, negando quanto messo a verbale davanti ai carabinieri. Ma in tribunale, si sa, i testimoni scordarelli, specie se la causa è pruriginosa, sono abituali.
L’imputato, difeso dall’avvocato Alberto Parroccini, è anche finito in carcere e poi ha trascorso un ulteriore periodo agli arresti domiciliari in seguito alla denuncia della consorte, che prima si è rivolta ai carabinieri e poi lo ha perdonato.
Lui, che avrebbe avuto l’hobby di andare a raccogliere gli asparagi e offrirli a cena ai clienti della moglie, insomma, si sarebbe convinto a farlo di mestiere.
Carabinieri – foto d’archivio
Ad amici, clienti del suo banco al mercato e conoscenti, l’imputato avrebbe offerto la moglie per 5o euro, inclusivi di cena a base di asparagi, prima del rapporto sessuale da consumare comodamente nella casa coniugale.
“Quando il mio assistito è uscito di galera, è tornato a casa e si sono rimessi insieme, stanno tuttora insieme”, ha ricordato il difensore al giudice Elisabetta Massini.
La presunta vittima, sentita in aula lo scorso 7 marzo, disse che la prostituzione rientrava in una sorta di accordo prematrimoniale, in virtù del quale lui avrebbe fatto il “mantenuto”, ma che siccome sperperava i soldi con le canne e alle slot machine, lei aveva deciso di dire basta. Sempre a detta sua, se lo sarebbe ripreso dopo l’arresto e avrebbe rimesso la querela perché “lui ha capito e si è messo a lavorare”.
La querela risale alla primavera 2019. “La prostituzione era un accordo preso prima del matrimonio, celebrato il 31 ottobre 2015. Io all’inizio ero d’accordo. Poi dopo quattro anni non ne potevo più. Prima viveva dei rapporti sessuali a pagamento che mi procurava, ora è migliorato”. ha affermato in aula la signora.
C’è tempo per la sentenza. Il processo è stato rinviato al 28 settembre per sentire l’ultimo teste dell’accusa e due della difesa.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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